La finestra sul cortile [di Ermes]
Liberi pensieri e opinioni personali sui fatti che ci circondano.


Questione palestinese



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Immaginate... [#2]

Quando anche la moderazione non serve
Storie di vita da una terra disgraziata.


#1 - chi siete voi
Immaginate di avere superato da poco i quaranta. Siete cattolico. Ciò che vi resta della vostra famiglia sono due figli (un maschio di 16 e una bambina di 9), vostra sorella (sui 50) e la vostra anziana madre (di 67).
Vostra moglie è morta per le conseguenze dell'ultimo parto, conseguenze che possono uccidere solo nel terzo mondo. L'infermeria (chiamata ospedale) del campo profughi aveva poco, e quel poco non fu sufficiente a salvare la donna. La civiltà era lontana anni luce, nel 1993.

Voi non ce l'avete mai avuto un Paese. Vostro padre e vostra madre sì. E anche vostra sorella quand'è nata aveva un Paese, ma per lei è durato tanto poco che non se ne ricorda più.
Vostro padre non era ricco, ma essendo stato un piccolo commerciante, figlio di commercianti, ai suoi tempi aveva avuto i mezzi per acquistarsi una casa, già parecchio tempo prima di sposare vostra madre. Ve ne siete ricordato anche quando a vostra moglie non potevate dar altro che la metà di una camera di una baracca, divisa da una semplice tenda.


#2 - uscire dal campo
Immaginate che nel 94 siete andato a vivere in una piccola cittadina dell'interno. Ricordate bene che avreste fatto qualsiasi cosa per lasciare quel maledetto campo profughi dove siete nato, dove avete passato 30 anni della vostra vita, dove avete incontrato colei che divenne vostra moglie, dove lei morì, dove vennero al mondo i vostri figli e dove morì vostro padre.
Quando vedeste per la prima volta quella che sarebbe diventata la nuova casa vi assalì un profondo sconforto: terra arida e inospitale, niente acqua, niente strade, niente ospedale, niente scuole (solo una maestra per i ragazzi più piccoli). Era il fantasma della cittadina che -forse- era stata molto tempo fa. Sicuramente non il luogo che avreste desiderato per i vostri figli. Ma non avevate alternative.
Alla fine vi siete trasferito, anche sulla scia delle prospettive che in quel periodo si stavano aprendo e dalle premesse di pace e prosperità che aleggiavano nell'aria.
La fine della segregazione sembrava imminente. Le notizie che giravano vi facevano pensare che di lì a poco avreste potuto dare alla vostra famiglia la possibilità di una vita normale. Vatti a fidare!


#3 - tanto... peggio di così...
Immaginatevi di aver vissuto (si fa per dire) trent'anni in un campo profughi, dopo esserci nato. Un carcere preventivo senza aver commesso alcun reato, tranne quello di esistere. Vi uccide dentro.
Ma avete trovato la forza di onorare quelli che erano stati il sogno di vostro padre e la speranza di vostra moglie: uscire da lì, avere una casa e soprattutto "avere una vita da vivere per voi e i vostri figli".
Tanto... -vi dicevate- peggio del "campo" non poteva esserci nulla.
Solo vostra madre era riluttante. Lei vi diceva «non accettare, ci vogliono solo far andare via di qui. Almeno qui siamo a pochi chilometri dai nostri morti e da quella che era stata "casa nostra"». Sapete come sono i vecchi... sono fragili, hanno paura, non vedono un futuro. Ma alla fine accettò di trasferirsi anche lei, per i bambini, per sua figlia....


#4 - una casa per sperare ancora
Immaginate la casa dove ora abitate in cinque persone. Si compone di tre stanze e il bagno che state finendo di costruire (quello che c'era prima era esterno). Molto meglio delle due stanze che avevate al campo, per non parlare del bagno che dividevate con altre 4 famiglie.
Quando avevate visto per la prima volta la casa, questa era una baracca che solo le vostre mani, e l'aiuto della vostra famiglia, hanno trasformato in parecchi anni di lavoro e di sacrifici in qualcosa di decente. Avete anche l'acqua corrente in casa e non è da tutti dalle vostre parti.
Eravate a buon punto con gli eterni lavori di sistemazione, costretti dai pochi soldi che guadagnate e dal tempo che resta, dopo il lavoro e ai lunghi trasferimenti per raggiungerlo. Ma con l'ultimo assedio, la camera non è più agibile essendo stata sventrata da una granata. Così le cose sono diventate ancora più difficili, se possibile, e voi e vostro figlio dormite in cucina, almeno quando lui è a casa. Per non parlare di vostra madre che quasi ci restò con lo scoppio. Dopo oltre due mesi non si è ancora ripresa.


#5 - qualcuno vi tolse ciò che era vostro
La casa che vi siete sitemato con tanta fatica è..., era dignitosa, ma non è nulla al confronto di quella che fu di vostro padre. Una palazzina che solo al primo piano aveva 4 camere, 2 bagni, 1 guardaroba. Così vi è stato raccontato.
Voi non l'avete mai potuta vedere da dentro. Eravate ragazzino quando è stata demolita per nuove edificazioni. Ora in quell'area ci hanno fatto un grande centro commerciale. Uno di quelli dove alcuni vostri connazionali si sono fatti saltare, facendo parecchi morti e decine di feriti.
Dio li maledica, gli uni e gli altri, chi vi ha derubato e chi uccide persone senza colpa.
Per la casa, per la vita e per la dignità che vi furono tolte.

Un giorno -un brutto giorno- la casa di vostro padre venne espropriata. La comunità internazionale assegnò agli ebrei una terra nella quale insediare lo stato d'Israele. In fondo era un popolo senza Terra, come da cinquant'anni lo è anche il vostro, da quando la vostra terra diventò la loro.
Il destino volle che la casa della vostra famiglia fosse dentro quel territorio, e così non fu più vostra. I vostri genitori, con la figliolina di pochi anni, riuscirono a riparare inizialmente presso amici e parenti, ma fu un calvario. Arredi, suppellettili e abiti furono in maggior parte persi, dispersi o barattati per sopravvivere. Il misero rimborso per l'esproprio (una farsa), arrivò dopo molti anni che stavate al campo, e non fu mai saldato (a causa del ruolo avuto da vostro cognato, anche se lui morì).


#6 - i vostri familiari supertisti
Vostra sorella è chi si prende cura di tutti, ora che vostra madre è vecchia e malata. Fa la spesa, cucina, lava, cuce... e -aiutata dalla madre quando questa poteva- vi hanno dato una mano a tirare su i vostri figli.
Sposata da neanche un anno perse il marito (22 anni), morto in uno scontro con una pattuglia israeliana, nel corso di azioni paramilitari palestinesi, proseguite per parecchi anni dopo la guerra del 67. Voi ignoravate che lui fosse un "combattente", anche se l'avevate sentito spesso parlare in pubblico con parole pesanti e minacciose. Eravate più portato a credere che facesse parte del Fronte, come esponente politico locale. Ma in fondo di queste cose non ci avete mai capito nulla.

Vostra madre è vecchia e malata. La sua vita è stata un progressivo e inesorabile abbandono di ciò che aveva. Come molte donne ha avuto la forza di superare cose che hanno stroncato il marito e molti uomini molto più giovani di lei. Ma ora -che ha superato la vostra media aspettativa di vita - non ha più alcuna speranza a sostenerla. I fatti di questa primavera l'hanno uccisa dentro ed ha iniziato a morire anche esteriormente.

I vostri figli sono cresciuti in fretta, senza mai essere stati bambini spensierati.
La piccola, vista l'età, ha trovato in famiglia protezione e calore, ma da qualche mese, dopo i bombardamenti di primavera, stà vivendo una grave involuzione. Spesso (colpita dagli incubi) si fa di nuovo la pipì a letto e questo le crea evidenti e gravi disagi che si sommano a quelli che voi -in casa- non sapete leggere, e nei confronti dei quali vi sentite impotenti.

Ma chi vi preoccupa in modo allarmante, da un anno a questa parte, è vostro figlio. Come voi non ha potuto studiare, come voi cerca come può di contribuire a sostentare la famiglia. Ma al contrario di voi è diventato irrimediabilmente insofferente rispetto alla sua condizione di profugo, segregato e perseguitato.


#7 - il vostro figlio perduto
Prima vivace ma rispettoso, è divenuto ora un disperato esempio di frustrazione, rabbia e scelleratezza da quando da lui vi sentiste dire: "Tu cosa hai fatto per riconquistare la libertà? Cosa hai fatto per farci ridare quello che era nostro e che ci è stato rubato? Tu che cosa hai fatto per farci vivere come uomini e non come animali?". Doveva ancora compiere 15 anni.

Ne rimaneste talmente sconvolto da non trovare più le parole. Gli deste un ceffone. Ma avete ancora oggi molti dubbi che lui avesse avuto torto. La sua vita è stata sin qui peggio della vostra.
Voi, in fondo, vi siete adattato a molte brutte situazioni, lusingato o protetto dall'illusione di una vita migliore, come fu in origine quella di vostro padre. Come se prima o dopo, una vecchia realtà potesse riaffacciarsi. Dopo -da adulto- era ormai troppo tardi per affrontare diversamente il vostro destino. Vi siete trovato dentro i panni di un rassegnato. Ma vostro figlio a chi e in che cosa dovrebbe credere?

Da quel brutto mometo -comunque- non c'è mai più stato verso di parlare con lui. Ci avete tentato e ritentato invano. La terribile sensazione che provate è di averlo perso.
Lui porta qualche volta un po' di soldi a casa con qualche lavoro, ma per il resto vive fuori. Spesso non rincasa la notte. La sua presenza vi sembra più dedicata a tranquillizzare le donne, che a voler condividere la vostra vita.
Quando, pochi giorni fa, vide il perdurare delle condizioni di sua sorella e della nonna, a seguito dei bombardamenti, fu molto dolce e di conforto con loro. Ma poi lo vedeste uscire in strada che a stento tratteneva le lacrime, era quasi paralizzato da una collera furente. Vedendolo provaste dolore, comprensione e molta paura.

Se domattina vi venissero a dire che si è fatto saltare in aria in un attentato (Dio non voglia), non potreste neppure dire che non ve lo aspettavate. Ma nel contempo siete del tutto consapevole di non avere più alcun argomento per poterlo dissuadere dal vivere o morire come egli ha deciso. I vostri quarant'anni sono la prova inconfutabile di come egli non intenda affrontare la situazione come avete fatto voi. A quel punto morire potrebbe essere meglio, per lui e per altre decine di migliaia come lui che rifiutano il giogo, cercano disperatamente un riscatto, diventano facili "prede" per chi arruola disperati allo scopo di condurre una guerra che così male ha servito e serve la causa del vostro Paese che non c'è.


#8 - il lavoro, gli studi
Immaginate di non avere un lavoro vero, o se ce l'avete -quando ce l'avete- da un anno a questa parte è un lavoro di fortuna. Fate quello che potete, rendendovi disponibile anche ai lavori peggiori e più pericolosi (perché con quelli si guadagna un po' di più).
Con molte difficoltà riuscite a sopravvivere. L'ultimo paio di scarpe decenti che vi siete comperati risalgono al 94, e fino a poco tempo fa le portava (vergognandosene) vostro figlio. Ma ora la situazione è disperata. Fra i rastrellamenti che ci sono stati e i blocchi stradali, andare a lavorare è praticamente impossibile.

Immaginate che questa vostra condizione sia dovuta anche al fatto che dei veri e propri studi non li avete potuti fare. A malapena vi hanno insegnato a leggere e scrivere e far di conto, poi -per il resto- siete un autodidatta.
Non vi siete reso conto della gravità di questa condizione, sino a quando è stata l'ora di vostro figlio, al quale è toccata una sorte eguale.


#9 - l'amico ebreo e gli sforzi caduti nel vuoto
Non è andata sempre così. Tre anni fa in un cantiere incontraste "D.", un ebreo polacco. Lui faceva l'idraulico per proprio conto ed era molto bravo. C'era una grande affinità tra voi. Egli aveva una visione molto liberale delle cose e della questione che riguardava la convivenza pacifica dei vostri popoli.
Entrambi avete incominciato -dopo qualche tempo- a frequentare le reciproche famiglie. Lui è sposato con un'infermiera ed ha due figli maschi che frequentavano l'università. Spesso siete usciti assieme, anche coi ragazzi. Lui amava i dolci che faceva vostra madre.
Dopo un anno "D." vi propose di lavorare per lui. Per voi fu un piacere e un onore accettare. Fu un bel periodo. In tutti i sensi. Sembrava che le speranze prendessero corpo. Era un piacere lavorare e vi pagava bene. Vi diede una mano anche coi lavori di casa vostra. "D." è una brava persona.

Disgraziatamente, dopo l'ascesa dell'ultimo governo, la sua piccola ditta venne boicottata in diversi appalti a causa della vostra presenza nei cantieri. Vi furono anche alcune telefonate anonime che spaventarono a morte sua moglie.
Avete pianto assieme abbracciandovi quando ve ne siete andato. Cosa potevate fare?
E' da oltre un anno che non vi vedete e il vostro contatto sporadico e occasionale avviene solo per telefono. Lo chiamate voi, ma vorreste evitargli dei guai.
Lo volete ringraziare -anche se la cosa vi imbarazza e vi provoca vergogna-, per i soldi che di nascosto vi fa avere ancora oggi, quasi con frequenza mensile. Non sono molti, ma senza il suo aiuto sareste già finito.

#10 - epilogo
Avete chiamato "D." quindici giorni fa, lo avete messo a parte della grande preoccupazione per vostro figlio. Lui vi ha spiegato che vivono nel terrore, ma ha usato parole di conforto e vi ha invitato a stare vicino al ragazzo con tutte le vostre forze perché non gli accada nulla di male.
Poi vi ha parlato dei suoi figli: il più grande è stato richiamato sotto l'esercito, il più piccolo stà scontando una pena quale obiettore. Eravate entrambi disperati.
Accade da qualche tempo che quando vi salutate è come se ciò capitasse per l'ultima volta.

In tutto ciò non c'è giustizia, né rispetto per la dignità umana. E il fatto peggiore è che non vi è alcuna prospettiva, alcuna speranza. Siete ormai tutti in preda alla più sconfortante disperazione.


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Last update: 22-01-2003; 21:11:35.
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