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"Fratei forza al remo, demoghe addosso" La galera Gran Capitana di Venezia alla Galera Reale di Napoli nella giornata di Lepanto, dopo il disalberamento della prima linea turca da parte delle grandi Galeazze venete.

 

































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  venerdì 23 luglio 2010





L'ennesima imbecillità autoritaria


"Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta - spiega il documento - esattamente come se fosse un giornalista, sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, significa dissuaderlo dall'occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici". I firmatari dell'appello hanno chiesto al presidente Fini che in Aula possano essere discussi gli emendamenti dichiarati inammissibili in commissione. "L'accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo - conclude l'appello - si avvia a divenire un diritto fondamentale dell'uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi".


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Dopo Urbani, dopo miriadi di imbecilli, di nuovo in trincea. Ma basta!





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11:22:30 PM    

  mercoledì 21 luglio 2010





Blog fermo


Sto lavorando intensamente su questa e questa pagina di comunicazione.

Oggi hanno la priorità anhe sul mio amato blog.


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Tempo di passare all'azione, tutta la nave ai posti di combattimento.







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1:40:12 AM    

  mercoledì 14 luglio 2010





Supporter


Cosentino, all'atto delle dimissioni ha commentato: "Fini vuole il potere".

E' stata, inavvertitamente, l'incoronazione del leader alternativo a Berlusconi che da tempo si cercava.


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Con le dovute cautele potrei anche prendere in seria considerazione il maldestro spot elettorale di Cosentino.





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7:50:35 PM    

  martedì 13 luglio 2010





Perchè è vitale un sindaco di svolta a Milano


Perchè altrimenti finiamo anche noi sotto feudalesimo. Di mafia, camorra, e n'drangheta.

E con noi milanesi ci finisce tutto il Nord, dalla Brianza al Veneto.

http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Grazie Ilda Bocassini, sei più seria e concreta del parolaio razzista Bossi.

E questo è detto da un napoletano, con nonno nato a Reggio Calabria. Che li conosce bene. Purtroppo.





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4:06:12 PM    

  lunedì 12 luglio 2010





Mafia e camorra unite


"Dell'Utri e Cosentino. Ovvero mafia e camorra unite, stando ai processi, per aiutare Berlusconi, in una cosca in stile p2. Perfetto"

(commento sentito oggi in metropolitana da un tipo in completino grigio bancario. Rivolto a una signorina con borsa di pelle piena di carte al seguito)





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9:01:15 PM    

  martedì 6 luglio 2010





Qualche idea di politica (larga)



Un'intervista a Mario Monti che vale la pena di ascoltare, e integralmente.

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P.s. Ho forse torto a parlare di neoliberismo squilibrato e di superamento degli stati nazionali?

Monti: non buttiamo il bambino europeo, appena nato, con l'acqua sporca. E' il bambino la nostra sola speranza.

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Qui, per completare, un quadro degli ultimi e piuttosto impressionanti segnali di depressione (depressione, non recessione) negli Usa.

Let us be honest. The US is still trapped in depression a full 18 months into zero interest rates, quantitative easing (QE), and fiscal stimulus that has pushed the budget deficit above 10pc of GDP.

The share of the US working-age population with jobs in June actually fell from 58.7pc to 58.5pc. This is the real stress indicator. The ratio was 63pc three years ago. Eight million jobs have been lost.



http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Un serio e sostenibile progetto anti-crisi è possibile? Propongo un confronto tra Monti e Rifkin sul tema. Mi paiono completamente, e persino creativamente, complementari.






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4:19:58 PM    

  lunedì 5 luglio 2010





La comica finale su Brancher


Dal panino di Minzolini-tg1


Maroni: Brancher è stato oggetto di una ingiusta campagna di stampa

Cicchitto: ringraziamo Brancher del suo senso di responsabilità

Casini: una soluzione ragionevole

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Nb.Brancher, sodale occulto di B: è stato nominato ministro del nulla 17 giorni fa solo per non andare a dovuto processo sulla scalata occulta alla Bnl. Poi, dopo l'insurrezione generale e la sconfessione di Napolitano, B. ha ordinato a Brancher di dimettersi.

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Stasera ho riso un po'.



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8:40:28 PM    




Scontro finale?


Il premier è pronto ad andare alla conta. Vediamo cosa accadrà in Aula - avrebbe detto il premier a più di qualche dirigente del Pdl - io sono convinto di avere i numeri per andare avanti e portare a termine gli obiettivi fissati l'agenda del governo. In caso contrario, avrebbe ricordato il Cavaliere, la parola passerà al Capo dello Stato e sarà Napolitano a decidere se ridare la parola agli elettori o dar vita a un governo - avrebbe concluso il presidente del Consiglio - non voluto dagli italiani.

Da giovedì prossimo si entra forse nella campagna elettorale decisiva per la storia di questa Repubblica. Cerchiamo di esserne coscienti.

http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Auguri di legalità a Gianfranco Fini e ai suoi. E auguri al suo "terzo polo".





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3:14:33 PM    




L'epurazione


Berlusconi torna da un viaggio, constata il fallimento della sua spallata sulla legge bavaglio, e dà del traditore a Fini.

Nelle scorse 36 ore sta saltando il suo progetto autoritario, la sua vera riforma della legislatura. Una legge fintamente accorata per la privacy (di lorsignori, che invece dovrebbero essere case di vetro, sempre indagabili, perchè uomini pubblici) ma che in realtà è una grande patto di silenzio e di copertura sul sistema di potere di B. Persino sulle sue propaggini più rivoltanti, come quelle impersonate da Dell'Utri.

La legge bavaglio è il perno del nuovo carisma che B. cerca di ricrearsi presso i suoi. Il nuovo patto. Vi garantisco impunità e protezione, è il messaggio vero. Dopo aver perso la faccia con gli italiani con la D'addario, le escort, la cricca, le rivelazioni sulle bombe del 92 e la fondazione di Forza Italia e tutto il resto che abbiamo appreso in questo ultimi 18 mesi ci riprova con il bavaglio. Facile, popolare tra i suoi sodali, ma purtroppo un mezzo golpe.

Purtroppo per lui, però, non è più il B. di un tempo. Fa errori grossolani. Come la nomina di Brancher a finto ministro, suo accolito in affari occulti, solo per usare quell'altra vergogna che è il legittimo impedimento.

Nelle scorse 36 ore numerose crepe si sono formate nel suo sistema di potere e politico. La base della Lega ha cominciato pesantemente a rumoreggiare sullo scandalo Brancher (di cui si ipotizzano ora dimissioni a breve), i finiani hanno accentuato il loro sostanziale no alla legge bavaglio, e si sono schierati per il mantenimento di un sistema di legalità vitale in un Paese in patente crisi (economica, finanziaria, culturale, di lavoro, di futuro) come è oggi l'Italia.

Lo stesso Capo dello Stato ha ribadito che lui, questa legge così com'è, non la firma. Va pesantemente riformulata in Parlamento, casomai, e secondo le regole costituzionali. Il blitz è inutile, non funziona. La bavaglio, anche emendata costituzionalmente (ovvero, cari magistrati, non esagerate con l'uso di intercettazioni sulla sfera del puro privato) non sarà più il patto di impunità. Sarà una sconfitta per il vero B.

A questo punto il Pdl e la coalizione di governo cominciano a traballare sul serio. E B. fa ancora una volta la voce grossa e probabilmente prepara l'epurazione di Fini e dei finiani.

Funzionerà per far passare il nuovo patto autoritario e anti-legalità? Non credo. Lo leggo come un altro sintomo dell'avanzato declino di B (eufemismo gentile, parlerei piuttosto di decomposizione).


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Qualcosa di non facile pare avvicinarsi.


La conseguenze della sfida, messa nel conto, le elezioni anticipate nella primavera del 2011


Per non dimenticare l'altra volta.



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3:07:08 PM    




Il suicidio di Milano sull'altare del mattone


Mercoledì scorso, alla Casa della Cultura di Milano, ho forse cominciato a capire che cosa questa destra al potere nella città ha in mente per i prossimi dieci anni di una delle maggiori metropoli europee. Mattone, in pratica e soltanto mattone. E poi forse persino un bel mercato di derivati, di permessi di edificabilità scambiati tra speculatori, titoli amministrativo-elettronici come mai se ne sono visti nella storia dell'urbanistica. E insieme una città povera di servizi, di verde, di nuove energie, di beni pubblici sostenibili. Una città sempre più povera per noi (ma illusoriamente ricca per lorsignori).

Il fondamento di questa operazione si chiama Pgt, piano di governo del territorio. Un programma pluriennale (5 anni formali ma di fatto 30 e oltre, per le nuove regole edilizie che statuisce) che definisce previsioni di sviluppo urbano e urbanistico, detta linee di intervento e definisce politiche, parametri e obbiettivi di fatto per i prossimi decenni in materia di urbanistica e gestione del territorio.

Il Pgt di Milano prevede, stando per esempio alle analisi esposte alle Casa della Cultura da parte di Antonello Boatti, Giuseppe Boatti e Sergio Brenna (tre docenti del Politecnico di Milano) un autentico diluvio di cemento sulla città, sufficiente ai suoi fabbisogni edilizi per almeno cento anni. Darà l'avvio a permessi di edificazione per milioni di metri quadri (in grattacieli) dove oggi si stende il polmone, in parte agricolo del Parco Sud. All'insegna della deregulation edilizia "densa" di aree oggi non abitate come tronchi ferroviari, caserme e quant'altro. Non solo, da quanto ho capito (e sono un neofita, ignorante, ma ho posto molte domande) la densità abitativa milanese, oggi nella media italiana, viene innalzata oltre i limiti. E vi è, a fondamento, una previsione a dieci-venti anni di una Milano che viene data in crescita di 400mila abitanti nei 5 anni prossimi.

In pratica: il Pgt punta su una Milano da "boom del mattone" continuato. I palazzinari avranno mano completamente libera, potranno "cubare" quanto vorranno, non saranno ostacolati da standard urbanistici (ridotti ai minimi termini) nè dal costo degli oneri di urbanizzazione (super-scontati) , potrenno persino creare derivati immateriali sui permessi di edificabilità, la densità abitativa viene innalzata, il rapporto con il verde urbano e i servizi messo in assoluto secondo piano.

E il Pgt, altro elemento decisivo, è un piano che Milano si costruisce "egoisticamente" da sè. Non vi è accenno infatti a un'urbanistica di metropoli allargata, di un progetto concordato con l'hinterland, di una visione di conurbazione. Tanto mattone su Milano e basta. E tanto mattone speculativo. Senza qualità.

Rimando, come ho detto, ad altre presentazioni e ben altre analisi una disamina più appuntita e precisa del Pgt. Ma, come è stato osservato mercoledì scorso, l'idea che lo sottende è quella, ormai vecchia, di uno sviluppo solo via edilizia da palazzinari. E gli interessi dietro l'attuale maggioranza politica al Comune (e in Regione) coincidono perfettamente con questa impostazione.

Secondo

Giuseppe Boatti il Pgt "non è emendabile, ma da rigettare". Domandiamoci infatti: è accettabile un piano di questo genere (che detterà le linee politiche di fondo in urbanistica anche alle amministrazioni future) in questo momento storico?


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Scrive

Boatti su Repubblica-Milano:

Oggi,

con il mercato immobiliare in evidente crisi, con una competizione economica internazionale sempre più dura tra sistemi paese e sistemi città e con uno stato finanziariamente sempre più povero, il nuovo Pgt continua a baloccarsi nella vecchia idea del mattone motore universale. Trascurando con ciò tutti i nodi veri. Qualche esempio dei nodi veri. Non si può più vivere in un' area metropolitana senza progetto di sistema, con centinaia di Comuni costretti a improvvisare ciascuno la sua musica, con una moltiplicazione delle spese e dello sciupio di territorio, e con la parallela, drammatica carenza dei servizi di natura intercomunale,a partire da quelli del trasporto pubblico. Non si può lasciare sostanzialmente intatto il nodo delle grandi inefficienze del sistema infrastrutturale (l' energia, gli aeroporti, il trasporto delle merci) e sperare che la macchina economica continui lo stesso a girare felice. Non si possono nemmeno lasciare languire o morire i pochi progetti di rilancio dei fattori di competitività urbana (la Biblioteca europea, il sistema museale, una attenzione specifica, che non è mai esistita, sul potenziale rappresentato dalle strutture dell' università e della ricerca). Infine, e soprattutto, non si può non vedere che la qualità e la vivibilità urbana sono considerate, oramai a livello mondiale e non solo europeo, uno dei fattori importanti per la cattura di quelle funzioni rare che, sole, possono garantire la sopravvivenza di qualche vantaggio per le nostre economie in crescente difficoltà. Per garantire ciò il mattone deve essere a servizio della qualità, e non viceversa.

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Vediamo:

secondo Boatti saremmo al secondo fallimento previsivo. Il precedente Piano regolatore della città, sviluppato negli anni 80 da un'amministrazione di centrosinistra, è stato un flop totale perchè puntava tutto su una visione "industrialista" di Milano (in particolare sul recupero delle aree industriali dismesse) mai realizzatasi. Milano infatti, come tante metropoli d'Europa, in quei decenni ha vissuto un preciso trend di deindustrializzazione, e la visione del suo Piano regolatore è stata smentita dai fatti.

La visione retrostante di questo Pgt, orientato al secondo e terzo decennio del secondo millennio, è una visione altrettanto obsoleta di crescita edilizia della domanda abitativa. Del mattone puro e semplice. Travolge spazi verdi come il Parco Sud in onore di questo feticcio, prevede insediamenti verticali ovunque...ma è realistica?

Moltissime altre città europee, per i prossimi decenni, prevedono un futuro molto diverso, se non opposto. Una sfida sulla sostenibilità delle conurbazioni, le reti di servizi, la qualità della vita, l'energia, il risparmio e l'efficienza energetica, la produzione di cibo e risorse a chilometro zero, le infrastrutture culturali, di ricerca, le aggregazioni educative e tecnologiche....

Su questo blog vale il caso di rileggersi questo intervento di Jeremy Rifkin che in sostenza lega il futuro europeo dei prossimi vent'anni alla politica sulle città, alla loro trasformazione radicale in un mondo che si avvia, altrimenti, alla crisi permanente (e persino alla catastrofe) da esaurimento relativo delle principali fonti fossili.

Bene, il Pgt di Milano appare totalmente divergente con i piani regolatori (di conurbazione) che oggi si fanno a Monaco, Parigi, Berlino, Londra, Copenhagen. A Palazzo Marino si parla solo di mattone, e si condanna la città ad un futuro fallimentare, di discesa verticale del suo valore e anche della sua attrattività abitativa, se non (forse) per schiere di extracomunitari poveri che campano e camperanno in nero.

Infatti,

già oggi orrende colate di cemento (come quella della stazione Garibaldi) hanno praticamente la certezza di restare vuote. Al punto da prevederne oggi, un futuro, solo come centri commerciali. Nuovo terziario avanzato privato? Zero. E lo stesso vale per il fallimento Zunino, per i guai di Ligresti e altri palazzinari della città. E così per gli affari edilizi privilegiati alla Compagnia delle Opere per il Policninico e l'Istituto dei Tumori. Il mercato gonfiato e speculativo dei fulgidi anni 2000-2007 pare irrimediabilmente arrestatosi e invertitosi di segno. Solo il Pgt continua a nutrire questo sogno-bolla di selvaggio capitalismo edilizio a crescita infinita.

Non prevedendo un progetto su scala metropolitana e di conurbazione (non pretendo un Pgt concordato tra 57 comuni ma sarebbe ciò che serve invece delle inutili Provincie), non prevedendo politiche per il passaggio di classe energetica degli edifici (il nuovo rigorosamente in classe A o A+ e il vecchio almeno passato in classe B), non prevedendo investimenti sulle reti ferroviare e di trasporto pubblico di conurbazione, e sui servizi evoluti, questo Pgt finirà per ridurre il valore di Milano, anzichè aumentarlo. Milano è già una camera a gas e di micropolveri,  ma questo a Masseroli (assessore

ciellino) e alla Brichetto-Moratti non interessa. Meglio un tunnel da Rho a Linate per consentire nuovo traffico fossile e velenoso.

Non

c'è una idea sulla messa a valore della falda idrica (una benedizione naturale lombarda  e milanese per la geotermia delle pompe di calore), nè sui tetti fotovoltaici, nè sulle strade attrezzate (qui un esempio, e di quanto potrebbero rendere e aggiungere valore), sulla mobilità ibrida o elettrica, sui campus universitari, sui teatri, sulle aree per un'ordinata e vivibile convivialità serale e notturna....solo per fare qualche esempio. Niente idee, solo mattone deregolamentato e protetto da oscure preferenze di casta e di lobbies. E impoverimento prevedibile della città.

Qualsiasi costruttore edile che non sia uno speculatore, oggi, infatti, non mette un mattone su un altro se non per edifici almeno di classe A. Gli altri, dice, sono di fatto invendibili. Chi infatti si comprerebbe un appartamento in un colabrodo energetico che poi, per 20 o 30 anni, ti costringe a spese di riscaldamento e di gestione proibitive? Solo, forse, chi affitta a caro prezzo a disperati....

Chi, all'opposto, non verrebbe a vivere in un quartiere modello come quello di Malmoe, con le sue strade silenziose percorse solo da biciclette e veicoli elettrici (o ibridi a biogas), riscaldamento a pompe di calore condivise, energia eolica, acqua calda solare e tetti fotovoltaici in edifici piccoli e ben isolati. Malmoe negli anni 70 era una città cantieristica in crisi. Oggi i suoi quartieri sostenibili, popolati da professionisti danesi e svedesi, hanno fatto registrare un valore del metro quadro cresciuto di dieci volte in poco più di dieci anni.

Risultato:

se le analisi dei Boatti e dei Brenna sul Pgt fossero passate in input a un valente staff di economisti questi potrebbero esercitarsi in istruttivi modelli di simulazione, basati su dati e trend europei. E qui faccio una scommessa su cosa ne verrebbe fuori, con ogni probabilità. Usando trend riconoscibili (e non la cieca fede nel Dio mercato) verrebbe fuori che la bozza di Pgt attuale contribuirà non all'ingresso ma alla repulsione degli ingressi abitativi pregiati a Milano, alla caduta dei valori immobiliari, a una città popolata di forza lavoro a basso costo, all'acutizzazione delle tensioni, a un impoverimento persino del suo ceto medio commerciale, finora pilastro primario della destra che domina il Comune. E a un Comune sempre più povero, deprivato della sua capacità di investimento e con entrate fiscali in calo strutturale.

Risultato: la destra che mangia se stessa. Un trasferimento di risorse future dai commercianti di Corso Buenos Ayres (che avranno meno clienti, e di profilo più povero) agli speculatori finanziari dei permessi virtuali di edificabilità (bolla), alle cooperative cielline e alla Compagnia delle Opere ammanicate varie, alle "Real Estate" presenti e future. Vi conviene, cari aficionados commercianti di La Russa?

E poi, quale giovane cervello scientifico o innovativo vorrà venire ad abitare in una metropoli sempre più brutta, diseguale, densa di cemento, cara, povera di servizi pubblici, di strutture culturali, con Università urbane trasandate e senza campus (si vada solo a Pavia per un confronto), con strutture sportive, parchi, aree ricreative e di socializzazione ridotte al lumicino, e confinate in tristi resse serali alcooliche lungo gli stretti navigli?

Certo,

forse Ligresti o Cabassi costruranno per lui un grattacielo confinato (e recintato) nel parco sud a finta sostenibilità. Ma, una volta fuori da quel recinto per ricchi?

Quale città ci vogliono vendere? La nostra, quella per i nostri figli o quella di proprietà di Formigoni, Ligresti, coop bianche e dalemiane, di Goldman Sachs e speculatori (a debito) vari?

Per questo l'autentica guerra ostruzionistica ingaggiata dai consiglieri di opposizione in Consiglio Comunale (Milly Moratti. Basilio Rizzo, Pierfrancesco Majorino e altri dal Pd all'Idv) mi pare sacrosanta. Questo Pgt, per sua concezione di fondo, non è emendabile. Ma solo cancellabile. Ed è fondamentale che non venga nè adottato nè approvato. E che l'idea a medio termine di Milano sia così il terreno aperto delle prossime comunali (primavera 2011). Una grande e cosciente chiamata a scegliere il futuro della nostra città. Una discussione democratica sul nostro futuro, fino a un progetto umano e sostenibile e, insieme, all'elezione di coloro che dovranno (insieme a noi) attuarlo.

Aiutiamoli quindi, prima che sia troppo tardi. E che non cominci, con questo scellerato Pgt, il suicidio di Milano sull'altare dell'illusorio, e derivato, mattone capitalistico squilibrato.



http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif  Milano (a mio parere  di giornalista specializzato in temi anche energetici e ambientali) deve ormai decentrarsi in una rete di municipalità in grado di coinvolgere, anche con opportuni incentivi, le comunità di cittadini in un progetto-rete di sostenibilità dal basso, di coscienza degli stili di vita, di valorizzazione degli spazi, di qualità crescente e di messa a coltura dei beni pubblici condivisi.Come avviene nelle migliori città d'Europa, da Malmoe a Friburgo. Altro che Pgt di Ligresti, Cabassi e Compagnia delle Opere.

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Appello:

APPELLO ALLE PERSONE RAGIONEVOLI E DI BUONA VOLONTA':

L'azione

emendativa svolta in Consiglio comunale nei confronti del progetto di PGT presentato dalla Giunta, pur avendo ottenuto qualche risultato per quanto riguarda il contenimento degli indici perequativi sulle aree dei parchi territoriali e l'inserimento di quote di edilizia sociale nei più rilevanti ambiti di trasformazione urbana lascia irrisolti altri aspetti critici fondamentali del Piano e cioè principalmente:

* La totale mancanza di un quadro di riferimento per la pianificazione dell'intera area metropolitana milanese ( dove vive una popolazione complessiva che è il quadruplo di quella del capoluogo ) in contrasto con quanto avviene in quasi tutte le aree metropolitane europee.. La conseguenza certa sarà uno scontro competitivo con i comuni dell?hinterland, a tutto danno dell'efficienza dell'intero sistema metropolitano.

* Le quantità edificatorie complessive create sono del tutto avulse dalla reale dinamica demografica e della produzione edilizia, in rapporto alle quali i volumi messi a disposizione dal piano sono sufficienti per alimentare la domanda edilizia per cinquanta o cento di anni: il che rende il piano un mostruoso non-piano, paragonabile ai prodotti peggiori dell'urbanistica del fascismo. Gli effetti di questo abnorme sovradimensionamento saranno: cantieri infiniti e discrasia temporale tra realizzazione dei nuovi quartieri e sviluppo del trasporto pubblico e dei servizi

* Gli indici edificatori vengono aumentati sino ad oltre 1 mq/mq rispetto allo 0,65-0,75 attuale : ciò significa per un verso una riduzione delle dotazioni pubbliche al limite minimo imposto dalla legislazione nazionale del 1968 (18 mq/abitante) o addirittura al di sotto del limite stesso, quando il resto delle regioni italiane è attestato attorno a valori di 24-28 mq/abitante e per altro verso, un ingiustificato e significativo incremento della rendita fondiaria.
 
* Il piano rinuncia ogni programmazione del mix funzionale, ed in particolare dei rapporti tra residenza e terziario con conseguenze imprevedibili sul sistema della mobilità e sulla vivibilità dei quartieri, a differenza di quanto avviene in tutto il mondo, dove i grandi attrattori terziari vengono accuratamente programmati e adeguatamente serviti, mentre i nuovi quartieri residenziali vengono sistematicamente protetti dalle interferenze più invasive.

* Il meccanismo perequativo immaginato è incontrollato, farraginoso, probabilmente irrealizzabile e viene illegittimamente esteso alle aree agricole, creando un mercato finanziario di diritti edificatori dei quali non è prevedibile dove, come e quando si trasformeranno in scelte insediative

* Le aree di proprietà pubblica (ex scali ferroviari, ex caserme) che il PGT vuole rendere massicciamente edificabili per fare cassa devono invece essere destinate a risarcire la città del verde mancante e a garantire grandi quote di edilizia sociale, come normalmente avviene negli altri paesi europei.

* La previsione del tunnel automobilistico deve essere non rinviata, ma cancellata. Essa contraddice ogni assunto di sostenibilità ambientale a parole enunciato dal piano, e rivela la mancanza di fede della stessa Giunta nelle sue stesse proposte in materia di sviluppo delle linee del trasporto pubblico.

* Il Piano deve essere l'occasione per garantire che la destinazione d'uso finale delle aree dell'Expò 2015 non sia quello edificatorio privato, ma che se ne consolidi la destinazione pubblica permanente con meccanismi perequativi simili a quelli proposti per i parchi territoriali.
 
Facciamo

quindi appello alle forze politiche perché, affrontando compiutamente e nei tempi richiesti tali aspetti, diano prova della volontà reale di farsi difensori civici dell?interesse collettivo della città, fermando la corsa di questo terribile progetto


Sergio Brenna-  Docente Politecnico
Giuseppe Boatti- Docente Politecnico
Giancarlo Consonni - Docente Politecnico
Graziella Tonon - Docente Politecnico
Antonello

Boatti-Docente Politecnico
Jacopo Gardella - Architetto
Lodovico Meneghetti - Urbanista.
Luca Beltrami Gadola - Giornalista
Guglielmo

Mozzoni - Architetto-Ideatore della ?Citta? Ideale?
Valeria Erba - Docente Politecnico
Federico Oliva- Presidente INU
Vittorio Gregotti - Professore
Augusto Cagnardi - Architetto
Michele Reginaldi - Architetto


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif  Giuseppe Caravita - Giornalista





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2:59:25 PM    





L'irresponsabile


Botta e risposta tra Roma e Berlino in relazione alla tassa sulle transazioni finanziarie. «Le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo». Questo il commento di un portavoce del governo tedesco, guidato da Angela Merkel, alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che intervenendo telefonicamente alla presentazione della fondazione Liberamente, ha detto di aver posto il «veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie»: una proposta definita «ridicola».

Non è vero. Tremonti l'ha accettata (come tutta l'Europa a 27, ormai a rischio). E in più con questa uscita Berlusconi mostra la sue peggiori qualità (da governante, quale purtroppo per noi, è): menzogna, ignoranza, superficialità e irresponsabilità.

Forse, ossessionato dalle intercettazioni della "cricca" e della D'Addario, ormai vive fuori dal mondo. Il che è piuttosto pericoloso per un Paese guidato da uno nelle sue condizioni.

Un consiglio. Il padreterno di Arcore (fallito, si vedano i risultati dei suoi scorsi 16 anni di governo), prima di mettere i suoi (ormai piccoli) bastoni tra le ruote all'Europa, dovrebbe quantomeno umilmente leggersi e rileggersi questo post.

E confrontarlo con questo articolo, uno dei tanti (ma più espliciti, in stile inglese).

«La Gran Bretagna corre verso la rovina».

E meditare a lungo su questa affermazione:

If recession continues, it is difficult for governments to continue to borrow more, as expenditures outpace income. Eventually, governments are left with two options:

1. Raise taxes and reduce services, so as to get revenue and expenses back in line.

2. Default on debt.


Either one of these things will make the situation worse:

1. If governments raise taxes, the effect on citizens is pretty much like higher oil (or energy) prices. Citizens react by cutting back on discretionary spending or defaulting on loans, and we are back to more of the problems recessionary problems, plus loan defaults we had before. If governments also layoff workers, this increases the recessionary effect.

2. If only one or two small governments default on debt, the world can probably accommodate the defaults pretty easily. But if problems spread to a large number of big countries (UK, United States, and Japan, for example), then international trade is likely to be disrupted, because many sellers of goods will find themselves without payment. To prevent this happening again, the sellers of goods are likely to set stricter terms--I will sell you so much oil if you will sell me so much wheat in return, for example. The amount of trade is likely to drop precipitously, because of the cumbersome nature of such trading.

If governments mainly raise taxes and reduce services, I would expect the result to be more recession, more debt defaults, and lower prices for all energy products. Everyone will say, there is plenty of oil (natural gas, coal, uranium) in the ground. If prices were only higher, we would extract it.

If there are major international debt defaults, the situation is likely to be somewhat the same (recessionary impacts and lack of credit), but some goods may cease to be available for import. If these goods are critical goods (computers, replacement parts for the electrical grid, replacement parts for automobiles), the economy could spiral downhill rapidly.

Dove le trova le risorse, il Napoleone di Arcore (e Palermo) per contrastare una recessione (e forse depressione globale) strutturale? Alzando ancora le tasse in un Paese che oggi ha la pressione fiscale (sul lavoro dipendente, beninteso) più alta d'Europa?

Come contrasterà la prossima crisi da prezzi petroliferi, con il fallimento pubblico italiano?


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif  Tremonti, Fini, Bossi, per favore: mettetelo in condizioni di non nuocerci.


http://blogs.it/0100206/images/Unconstrained%20demand.png







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2:54:19 PM    




Il fallimento berlusconiano e un progetto per Milano


Il filo interpretativo degli ultimi tre post, il primo sulla centralità e realizzabilità di una visione di sviluppo sostenibile dell'Europa (Rifkin e dintorni miei), il secondo su quel sistema di tassazione all'eccesso di capitalismo finanziario ormai evidente,  il terzo sulla visione di beni pubblici al contempo di qualità migliorata e di redditività (anche sociale) a guadagno condiviso, mi portano ad alcune, spero utili riflessioni aggiuntive.

E' il caso però di premettere una considerazione frutto dell'attualità degli scorsi giorni. La riassume con eloquenza Giuseppe D'Avanzo sulla Repubblica di oggi.

Berlusconi non è il nostro Destino. Non è il Fato cui dobbiamo inchinarci, rassegnati, disposti a sopportare tutto, silenziosi perché travolti dalla "rassicurante frustrazione" di chi è stato espropriato finanche della capacità espressiva per rappresentare il proprio disagio. In questa occasione, un'opinione pubblica critica, ampi settori del mondo dell'informazione  -  questo giornale e i suoi lettori in testa  -  , segmenti non irrilevanti della maggioranza, qualche presidio istituzionale e addirittura un'opposizione che ritrova le ragioni del suo esistere hanno trovato la forza di obbiettare il proprio dissenso sentendo come un sopruso quella legge.

Come una vergogna non opporvicisi; come un dovere civico impedire la distruzione del diritto dei cittadini alla sicurezza e all'informazione. Se Berlusconi non è una necessità ineluttabile, non è scritto allora nella pietra che la nostra democrazia debba essere fatalmente affidata a chi come il Cavaliere "vince di default e governa attraverso la demoralizzazione cinica" (Slavoj Zizek).

Berlusconi e il berlusconismo non sono il nostro destino. La legge bavaglio, come ho tentato di argomentare, è solo il portato, il tentativo di inchiodarci la cassa da morto di 18 anni fallimentari, di cui in pratica 16 governati da lui o da gente come lui (D'Alema). Coprire questo fallimento, anche esistenziale personale (D'Addario e altro...) con un bavaglio all'informazione e alle forze dello Stato, atto a consentire il proseguimento delle politiche clientelari corrotte (la "cricca"),  mano libera alla criminalità organizzata (i sodali di Dell'Utri),  e gli affari privati del premier non sta funzionando.

Nè sta funzionando una manovra di tagli agli enti locali tirata con il righello, di fatto assassina anche del federalismo fiscale (l'unica e incerta riforma di questa disgraziata legislatura), incapace di ridimensionare l'elefantiasi della Casta.

Nei giorni scorsi la maggioranza al governo si è spaccata. Le forze dell'ordine, oltre alla Magistratura, ai giornalisti e a tanti comuni cittadini come noi sono insorte. Berlusconi, sul suo disegno autoritario-corrotto, si è trovato in minoranza. E ora probabilmente (ma non è ancora finita) dovrà fare una clamorosa marcia indietro su quest'assurda legge che devasta sicurezza, legalità e insieme libertà fondamentali allo stesso tempo.

E' il primo sintomo di una constatazione di fallimento storico, a mio avviso. Dopo 18 anni ci ritroviamo un Paese pubblicamente impoverito e in stato pre-fallimentare come nel 1992 dell'epilogo di Craxi. Privatamente sempre più diseguale, e sempre meno propenso a investire, e non bruciare, il suo capitale umano, produttivo e territoriale. Oltre che più corrotto e che spreca ben un quarto del suo Pil, in evasione, corruzione, costi della politica record in Europa, bolletta energetica non necessaria importata, servizio del debito pubblico e altre allegre voci di spesa. Spero che questa constatazione di fatto si faccia strada anche tra quel 17% degli elettori, se pensanti, che ancora votano per l'ex iscritto (e vent'anni fa campione designato) della loggia coperta e eversiva P2.

I fatti ci dicono che dobbiamo andare oltre Berlusconi e il berlusconismo, ormai in netta minoranza e in rapido declino. Ma dove? E come?

Il nostro destino non è Berlusconi ma, come sempre, è l'Europa. L'Europa che si appresta, stando almeno alle dichiarazioni dell'ultimo Consiglio d'Europa, a trarre risorse dalla massa speculativa finanziaria globale per destinarle (quantomeno spero) a una strategia di difesa dell'Euro e di sviluppo sostenibile.

Il Dio mercato, il feticcio osannato negli scorsi anni dalle destre europee (italiana e belusconiana inclusa) non si è rivelato per nulla efficiente, e capace di autoregolarsi. Anzi.

Consiglio vivamente la lettura di questa lettera aperta firmata da cento economisti italiani che lo spiega con eloquenza. Di fronte alla crisi partita nel 2007-2008 (e in cui siamo ancora immersi) le ricette neoliberiste si stanno rivelando suicide. Un intero sud-Europa in stato fallimentare non può essere curato con ulteriori politiche restrittive. Senza sviluppo rimbalzeremo da stangata a stangata, fino alla disintegrazione dell'euro e dell'Europa. E se anche la crescita fosse quella tradizionale, basata sul petrolio e le fonti fossili (incluso l'insostenibile nucleare da fissione) rimbalzeremmo contro il muro della "peak oil per capita", come l'ha definita Rifkin. Sono dati di fatto, non elucubrazioni.

Ci serve quindi un sistema di politiche non liberiste, e riequilibratrici sia dell'equazione sviluppo, che di quella lavoro, che anche di quella risorse e ambiente.

Berlusconi e il berlusconismo sono lontani mille miglia dalla triplice soluzione di questo sistema di equazioni.

Abbiamo carte da giocare? E come? Bè, in un paese che spreca, butta via, e alimenta illgealità e criminalità per il 25% del Pil di spazi paiono esservene. Ridurre con forza e determinazione (congreghe dalemiane incluse) quest'area marcescente per immettere investimenti redditizi (di nuovo valore economico e sociale) laddove serve mi pare il programma, e il progetto, del dopo Berlusconi.

Rifkin sostiene che è il territorio, e il suo sistema infrastrutturale, la chiave. Con lo sviluppo del solare, del geotermico a bassa entalpia (pompe di calore e geoscambio), dell'efficienza energetica nelle macchine e nei sistemi (dalle automobili ibride ai beni di produzione ottimizzati, fino ad elettrodomestici, illuminazione, reti di riciclo e minimizzazione dei rifiuti) possiamo trasformare ogni fabbricato, ogni strada, ogni opera pubblica in punti di produzione, quantomeno parziali, di maggiore valore aggiunto interno immediatamente monetizzabile (e non condizionato dal solito concorrente cinese).

Dare lavoro, contrastare l'impoverimento e l'emarginazione, rialzare il tenore di vita, re-irrobustire il welfare e renderlo più dinamico,  liberalizzare con i margini necessari, creare consenso e entusiasmo nella ripulitura dell'Italia dal morbo criminale e della corruzione. Possiamo innescare finalmente un circolo virtuoso non basato sull'iper-sfruttamento ad ogni costo, su una imprenditorialità etica e anche civica, e non su un capitalismo da pescecani. O sulle corporazioni chiuse nel loro orticello monopolistico da difendere, nella povertà generale, ad ogni costo.

Milano, e qui vengo al punto, passando dal globale al locale, è una città appassita ma ancora altamente infrastrutturata. Gli anni di Albertini e della Moratti sono da dimenticare. Uno sviluppo solo concepito in senso palazzinaro e mattoncentrico, un sistema finanziario e bancario povero di idee (ma capace di rifilare derivati al compiacente comune), una continua lotta di potere tra congreghe mafiose come Cl, Opus dei, berlusconiani e leghisti. Risultato: il simbolo della Milano di oggi sono le voragini scavate per fare parcheggi (auto, sempre auto fossili...) da parte di aziende, molte corrotte e corruttrici, oggi fallite. Voragini ormai erbose, cintate da transenne arrugginite, e case intorno spesso minate nella loro stabilità. E intorno strade di asfalto piene di buche. Il simbolo del fallimento albertiniano, morattiano, belusconiano, di Cl e del resto delle congreghe di una destra ininterrottamente al potere dal 1992. Fallita.

L'alternativa è una Milano che non deve subire i diktat di un'A2A (pallido ricordo di un'Aem pubblica all'avanguardia, secoli fa) persino più arretrata di Enel (solo ora contatori elettronici nelle case, a ben otto anni di diffusione sulle rete distributiva Enel) , una Milano in retroguardia nel fotovoltaico, solare, pompe di calore, efficienza energetica. Quella che è possibile è una Milano non più trasandata, sempre più mafiosa e triste come l'attuale, ma capace di essere ancora una volta progetto di respiro italiano e europeo. Una metropoli percorsa da un po' di entusiamo e voglia di viverci.

Un sindaco di svolta. Con una faccia credibile (anche per il ceto medio milanese, stanco pure dalle solite facce di una sinistra cittadina cooptata nel sistema, invecchiata e imbelle) e portatrice di un progetto. Mobilitare i capitali e i patrimoni di Milano (estremamente rilevanti) per fare questo.

Un sistema di infrastrutture ringiovanite, più sostenibili, più redditizie, più partecipate, di migliore qualità, atte a sostenere il bilancio della città, di generare lavoro e risparmio (e anche rendita per chi investe, ma non speculativa). Milano come impresa che si tira fuori, con il suo lavoro etico, dalla grande crisi.

E poi investe sul resto, avendo creto un motore sostenibile e di lungo periodo. Altro che truffa Expo a beneficio di quattro palazzinari semi-falliti.

E' possibile, ma soprattutto è necessario.


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Non serve un magistrato nè una capitalista autoritaria, nè un ciellino mediocre, nè un avvocaticchio di turno. A Milano serve un progetto preciso, e una persona giovane e capace in grado di eseguirlo. Con uno staff altrettanto.




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2:52:38 PM    




Un esempio (forse) di bene pubblico redditizio del futuro


Ieri ho avuto una lunga conversazione con un imprenditore bergamasco e con un architetto milanese. Spero di scriverne su Nòva. Il punto verteva sulle strade del futuro. Come beni pubblici ad alta produttività, e anche redditività.

Una strada è solo una strada, direte. Sbagliato. Una strada è una infrastruttura viva, un lungo pezzo lineare di territorio, un sistema attrezzato sotto (canali di scolo, strati di fondo vari), ai lati (consolidamenti di tratti montani, paratie antirumore...), una strada è anche gallerie, aree di sosta e di servizio, rifornimenti, autogrill, svincoli, semafori, cartelli. Una strada richiede investimenti e lavoro continuo, può richiedere estensioni, raddoppi, modifiche di tracciato...

Bene, questo lungo pezzo lineare di territorio, ai lati spesso inutilizzato può accogliere pensiline allo stesso tempo antirumore e fotovoltaiche (nei punti giusti). E, in altri punti giusti, il suo sistema idrico (spesso rudimentale) di drenaggio delle sue acque sporche (il passaggio delle auto genera residui di gomma e micropolveri di ferodo, per esempio) può sfruttare differenze di temperatura per sistemi a pompa di calore geotermici. In alcuni tratti la strada può essere sede e collettore anche di energia eolica. Risultato: un lungo "real estate" pubblico lineare per produrre energia rinnovabile, con investimenti tutto sommato limitati (i cavi elettrici già corrono lungo le strade, e spesso anche le fibre ottiche).

Supponiamo che una strada, anche urbana, con investimenti aggiuntivi del 20%, generi ricavi energetici, dopo 6 anni, superiori a quanto investito. Il bene pubblico resta tale, ma un business plan ben calibrato su questa strada ci dice che:

1) Un imprenditore che sa gestirla correttamente ci guadagna e può investire in altre strade pubbliche italiane;

2) Una pubblica amministrazione, partner dell'imprenditore, ci guadagna anch'essa, si ripaga o vi risparmia spese di manutenzione e l'opera pubblica cessa di essere un puro costo per lei diventando un investimento positivo per il suo bilancio;

3) La messa a "coltura" dell'enorme patrimonio di strade in Italia, urbane e non,  può risparmiare al territorio agricolo, a parità di energia rinnovabile prodotta, l'invasione da parte di grandi campi fotovoltaici concepiti per un facile ritorno sugli incentivi del conto energia

4) Lo stesso identico concetto lo si può applicare ad altri beni pubblici. In pratica a tutti gli edifici pubblici che, come sostiene Rifkin, davvero possono divenire produttori, parziali o persino a sovrappiù di energia. Il bene pubblico da costo diventa investimento.

Le implicazioni di questi quattro punti sono interessanti. Innazitutto ci dicono che l'attuale strategia di privatizzazioni dei beni pubblici è sbagliata. Non solo perchè un bene essenziale come l'acqua viene fatto pagare ai cittadini a costi superiori. Ma soprattutto perchè il futuro sta in una partnership a valore aggiunto tra Pubbliche amministrazioni e forze imprenditoriali, in cui nelle seconde non vanno viste solo gli impreditori privati, ma anche cooperative e associazioni operative sul territorio.

La gara per un'opera pubblica cessa di essere l'attuale corsa al massimo ribasso (coperta poi da sovraccosti in corso d'opera, spesso tangenti e corruzione) ma la scelta razionale, e possibilmente anche partecipata, tra più business plan diversamente configurati, ma con tassi di redditività, anche per le comunità tangibili.

Mi spiego. Supponiamo che l'azienda A proponga al comune C un progetto per una strada, un gruppo di edifici, tale per cui si ottiene, in 6 anni, il rendimento netto del 30% reale (non finanziario) sugli investimenti. Il progetto A richiede qualche sacrificio ai cittadini ma in compenso genera fondi, chessò, per costruire una nuova scuola o istituto tecnico.  Il progetto B, presentato da un'altra azienda, non richiede quei sacrifici ma rende di meno, il 10%. La comunità viene chiamata a scegliere, e valuta i due business plan. Sceglie mettiamo A e la stessa comunità vigila perchè gli obbiettivi vengano raggiunti e la scuola "a costo zero" effettivamente costruita e messa in funzione.

Il bene pubblico redditivo, anche per le comunità, diviene terreno non solo di riequilibrio energetico e ambientale, ma anche di investimento su altri beni pubblici. Proseguendo nell'esempio, in una terza fase la comunità locale può proporsi di generare nuove rirose per avviare, nell'istituto tecnico, un laboratorio di ricerca, innovazione industriale e un incubatore per nuove imprese avviate dagli studenti locali.

Credo sia sufficiente a dare un senso concreto alle tesi di Rifkin. L'opera pubblica, se privatizzata sic et simpliciter a un privato che poi ne diviene monopolista, si traduce quasi sempre in una perdita secca per la comunità (valga il caso Autostrade), se invece messa a valore su una partnership intelligente, innovativa e partecipata potrebbe avere un esito completamente opposto. Anche in termini di nuovo lavoro, di beni pubblici di qualità più alta (non al puro minimo costo - illusorio), di minor corruzione, di reinvestimento in ulteriori beni pubblici.

In due parole: di sviluppo sostenibile.


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Corrado, ho risposto ai tuoi link critici sul master plan romano fatto da Rifkin e associati?

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Questo implica anche che i grandi comuni metropolitani, tutti politici e lontani dai cittadini e dal territorio,sono obisoleti, vanno suddivisi (come ha cominciato a fare Roma con i suoi Municipii) in entà gestibili, accessibili e partecipabili nelle scelte informate del prossimo futuro. Pena la stagnazione, la corruzione e l'immobilismo.

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La chiave? Riprogettare l'amministrazione delle nostre metropoli (ma non solo) a dimensione di comunità attivabile. La vera nuova pietra filosofale di un assetto efficace, di un federalismo non punitivo, di una sussidiarietà calibrata sull'uscita dalla crisi.



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2:48:50 PM    




Il trionfo di Attac


C'era una volta un'associazione di gauchistes francesi, chiamata Attac. Predicava solitaria una proposta impossibile: la Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie speculative, allora a tre volte, e ora salite a 11 volte all'anno il Pil mondiale (in termini di di titoli derivati che formano il castello instabile, sul nostro lavoro, di lorsignori contafagioli creativi).

Oggi leader conservatori come Sarkozy, la Merkel e Barroso hanno celebrato il trionfo di questi  sinistri pazzi da internamento della rive gauche. La Tobin tax è la proposta europea, al mondo, ai primi suoi venti Governi. La fonte, con ogni evidenza, del piano di rilancio. Con buona pace di Dell'Utri e degli altri falliti purtroppo al governo di Ausonia. Complice una sinistra italiana imbelle, dominata dal vuoto dei d'Alema.

Chi scrive ne è pienamente felice. Basta con questo capitalismo regredito ai pescecani (sanguinari) del primo novecento. Quindici anni dopo l'Europa esplose. E a noi costò 800 mila giovani italiani massacrati in trincea. E poi il fascismo. E infine un altro analogo bagno di sangue.

Se la storia è maestra mettiamo barre di contenimento nel reattore nucleare dei computer finanziari. In meno di due anni, da quel settembre 2008, le undici volte derivate sono di nuovo state superate.


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif  Le famiglie italiane, meno indebitate della media europea, hanno capito la storia molto di più dei loro governanti.




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2:39:58 PM    

  mercoledì 16 giugno 2010





Il sostenibile sogno europeo



Che fine ha fatto il sogno europeo, su cui Jeremy Rifkin si esercitò, in modo piuttosto suggestivo, nel 2004, con un libro di successo?

Qui  una sua corposa intervista a EurActiv, una rivista online finanziata dall'Unione Europea (lettura altamente consigliata).

In cui difende la sua tesi, e nel momento peggiore per l'Europa.

Il pregio di questa intervista, per una volta tanto, è quello di fornire, in tempi ristretti e nevrotici come sono quelli che viviamo, un quadro interpretativo "largo", abbastanza fondato (anche se qualche passaggio appare semplificato) e soprattutto positivo.

Il messaggio di fondo è: l'Europa è il laboratorio del mondo, oggi, di fronte a una crisi epocalmente strutturale su cui rischiamo tutti di rimbalzare continuamente, ad ogni tentativo di riattivare il vecchio modello di sviluppo, basato sulle fonti energetiche fossili, ormai insostenibile per il pianeta e la civiltà umana.

L'Europa è l'unica in grado di risolvere la crisi strutturale definendo un modello civile accettabile per la civiltà umana evoluta. E non a ritorno di barbarie.

L'Europa (allargata al Mediterraneo) è l'unico polo al mondo in grado di mobilitare un mercato evoluto da un miliardo di persone, di sviluppare ricerca, innovazione e produzione industriale su vasta scala per costruire un futuro "post-carbon" in grado di risolvere, in avanti, la crisi strutturale. Di cui le attuali manifestazioni finanziarie sono solo, per Rifkin, un fenomeno derivato, di superficie.

Con l'entrata in scena di colossi come Cina e India la seconda rivoluzione industriale (quella sviluppatasi in Usa, in Europa e in Giappone dagli anni 50 agli anni 80, la civiltà basata sulle fonti fossili) è entrata in crisi. Ogni qual volta questi colossi accelerano nel loro sviluppo (e tendono strutturalmente ad accelerare, con una forza lavoro di centinaia di milioni di persone che ogni anni cerca di entrare nella sfera del lavoro industriale, e di un tenore di vita non più feudale) la civiltà umana, il mercato, il sistema economico e sociale va a sbattere contro il muro delle risorse. In primis il petrolio.

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.....the real crisis hit in July 2008. That's when oil reached $147 a barrel on the world market. Prices went through the roof from food to petrol. Food prices soared in 30 countries, because everything is embedded with oil: fossil fuel. Our food is made out of petrochemicals, fertilisers and pesticides. Almost all our pharmaceutical products are petrochemical-based: our clothes, our construction materials and our civilisation are based on fossil fuel.

When prices hit $147 a barrel - world prices went through the roof - inflation soared and purchasing power plummeted. In July 2008, the economic engine of the second industrial revolution shut down. That was the economic earthquake. The collapse of financial markets 60 days later was the after-shock.

This is what I call peak globalisation and it's an end game for the second industrial revolution.

As you know, leaders are dealing with the after shock: the financial bubble. As long as they are all dealing with this, they are not grasping the historic importance of what is happening.

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http://blogs.it/0100206/images/Limits%20ot%20Growth%20Forecast.png

I limiti alle risorse, ci stiamo sbattendo sopra (Limits of growth, previsione originale del 1974)

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La crisi avverrà ancora e ancora. Le bolle finanziarie sono solo il portato (in termini di capitali sovrabbondanti rispetto alle reali e redditizie possibilità di investimento nei canoni tradizionali, ormai obsoleti) in un mondo in cui bisogna ormai trivellare a 3mila metri sotto il mare, e per altri tremila nel profondo, per estrarre idrocarburi fossili vitali, ma a costi di produzione esorbitanti, a fronte di una domanda in crescita, da parte di India e Cina (per semplificare) tale da richiedere per i prossimi 20 anni altre quattro Arabie saudite. Che non ci sono. Quantomeno ai costi di produzione del barile dei "facili" anni 60-70. Un buco nel deserto in un giacimento gigante e via. 

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When China and India made a bid - starting in the 1990s at a 10% blistering growth rate -  to bring a third of the human race into the second industrial revolution, the demand pressure started to build against supply and in 2008 the demand against supply was so great that it hit $147 a barrel and the engine turned off.

The reason this is important for Europe and the world is that as soon as the economy is starting to recover, oil is going to go above $60-70 a barrel. Increasing demand against the limited oil reserves will inevitably force prices to go up, and when that happens it will collapse again and the engine will switch off again: that is an end game.

Each time that we are trying to re-grow the global economy, it puts more demand out there, with developing countries like China and India joining the game. Oil prices will go up, short circuit and cut off the engine every single time.

It is going to be a boomerang effect. When this happens for the second time, you are going to see panic.

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http://blogs.it/0100206/images/eroi.jpg

L'aumento nel costo di produzione del petrolio da 100 anni a questa parte....

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Rifkin la chiama "peak oil per capita". Il concetto è suggestivo, e mi torna. Ho seguito, spontaneamente, un analogo percorso analitico in questa presentazione.

Fonti fossili insostenibili, ma anche vecchio nucleare da fissione (con il suo - scarso - uranio sfruttato solo al 2% e poi tradotto in scorie tossiche centenarie). L'alternativa proveniente dal passato semplicemente non esiste. Si può solo guardare avanti, e con coraggio (a differenza dell'attuale, e fallito, governo italiano).

A un progetto di sviluppo sostenibile. Basato su quattro pilastri: fonti rinnovabili; produzione energetica distribuita e attiva su tutti i soggetti e le opportunità possibili (fonti multiple, non solo solari e eoliche ma anche geotermiche, a bassa e alta entalpia, idroelettriche e mini-idro, piccole e grandi, fino ad ogni casa come produttrice parziale di energia, o di risparmio energetico, i negawatts di Lovins); una rete energetica mediata dall'idrogeno (come vettore, un vecchio pallino di Rifkin). E infine il sistema di mutuo scambio energetico, sulla rete bidirezionale, derivata, nel software, da Internet.

La visione tecnica di Rifkin, già sviluppata nel 2002 in "economia dell'idrogeno" è ancora in parte futuribile e discutibile. Nessuno ha ancora una tecnologia consolidata di storage energetico sicuro e economico basato sull'idrogeno, per esempio. E le celle a combustibile sono ancora un prodotto costoso e a ciclo di vita breve. Nonostante questo il suo scenario si sta realizzando, a otto anni di distanza, a più del 60%. Le rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, coinvologono centinaia di migliaia di produttori energetici piccoli e grandi in giro per l'Europa, l'eolico è una realtà, la grid, la rete elettrica intelligente e bidirezionale è ormai prossima al suo primo ciclo di industrializzazione su vasta scala, i mercati elettrici e energetici europei sono divenuti più fluidi e a minor barriera all'ingresso anche per i micro-produttori. Il trend, al di là di alcuni pronostici su singole tecnologie, è di sicuro centrato. Se poi vi aggiungiamo opportunità come l'eolico di alta quota, la geotermia di terza generazione, il solare termodinamico nella sponda sud del Mediterraneo e nel Sahara, abbiamo il quadro di un progetto di lungo periodo, in presenza di prezzi petroliferi e fossili (gas) strutturalmente in crescita, di lavoro e di riconversione alla sostenibilità globale.

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Il progetto Trec del Club di Roma

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Il progetto Corridors esteso all'idrogeno

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Come finanziare questo progetto, in una fase in cui l'intero Sud-Europa sembra paralizzato nella stretta finanziaria, dell'austerità fiscale dei bilanci pubblici, e del rischio di fallimento di intere nazioni?

Rifkin cita alcuni studi (in primis sulla città di Roma) sulla possibilità di convertire gli investimenti infrastrutturali comunque correnti, e incomprimibili, in investimenti rivolti al futuro. E con poca spesa aggiuntiva, solo pochi punti percentuali di aggravio.

Posso crederci. Predisporre un nuovo building a una maggiore sostenibilità (rispetto ai colabrodi energetici attuali) non è opera titanica. Mettere contatori elettronici al posto dei vecchi elettromeccanici anche. Creare  colonnine di rifornimento elettriche per auto e scooter ibridi è prassi già ampiamente consolidata, in Europa come in Italia. Premiare chi ricicla, risparmia, anche. Si può fare molto, moltissimo, anche in tempi duri come questi. Magari traendo risorse dagli sprechi, dall'evasione, dalla tassa che paghiamo alla corruzione, da un sistema politco elefantiaco a cinque livelli amministrativi sovrapposti, e a una bolletta energetica di importazione che potremmo ridurre, sviluppando nostre fonti (solare e geotermico) di cui abbiamo abbondanza potenziale (slavo accordi con dittatori come Putin e Gheddafi). Con una politica di sviluppo diversa (e non al solo Berlusconi) potremmo davvero fare molto.

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Il fallimento di un'Italia che brucia almeno il 25% del Pil

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Rifkin sostiene che molti leader europei sono coscienti di questa sfida e del possibile rilancio del sogno europeo. Cita la Merkel, Prodi, Barroso e...il sindaco di Roma. Anche questo è una segnale eloquente, dal nostro punto di osservazione italiano.

Prima la cacciamo, questa nostra classe dirigente fallita (e da 18 anni), prima ci agganciamo a un progetto positivo e credibile e meglio è. Scusate, ma questo è un commento mio personale. A una bella intervista a Jeremy Rifkin che qui vi ri-propongo.


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8:43:39 PM    

  mercoledì 9 giugno 2010





Il re fallito è nudo


Se si adotta la mia analisi, e il mio punto di vista  che verte sul fallimento (politico, amministrativo, finanziario, sociale e demografico) italiano e sud-europeo, si capisce perfettamente perchè l'attuale capo-fallito italiano stia disperatamente cercando di mettere un bavaglio ai magistrati, giornalisti, Rai e Santoro. A tutte le voci libere che può.

Da oltre 18 anni l'Italia fallita si dibatte nella sua progressiva miseria. Dopo gli anni da bere (e vomitare) di Craxi. Oggi questo dibattersi per accaparrarsi le poche risorse disponibili, sempre più corrotto e sporco, sta compiendo un salto di qualità. In termini di aggressività, spietatezza verso i più deboli. e soprattutto strutturalità. E, rebus sic stantibus (Pd inesistente e colluso compreso) durerà almeno altri dieci anni, o forse persino altri venti, quanti ci separano dall'altro grande fallimento, quello di Bettino Craxi. Il silenzio patologico e dittatoriale è quindi d'obbligo per il mantenimento di questo potere che fa del male agli italiani.

Fa specie che persone in teoria intelligenti come Fini, quelli di FareFuturo e la fondazione montezemoliana non abbiano colto questa elementare verità. O partecipino anche loro al gioco della disinformazione degli italiani. Quantomeno sugli scorsi vent'anni e il bilancio che chiunque dovrebbe trarne.

http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif  Più la crisi si farà dura e più il capo-fallito risponderà con l'autoritarismo e la faccia feroce. Non ha altro da esibire. Per quanto mi riguarda questa sporcizia non deve passare.





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8:29:19 AM    

  martedì 8 giugno 2010





Il futuro non-stato europeo (falliti compresi)


L'unico che oggi pubblica questa notizia in modo serio, nella cecità e nel silenzio (interessato) generale:

L'Unione fa l'ombrello, ma non il manico. I ministri economici dell'Eurozona hanno tenuto a battesimo il fondo salvastati da 440 miliardi, lo strumento destinato a raccogliere finanziamenti da «Tripla A» qualora sia necessario proteggere un paese in crisi debitoria. E' un passo verso il coordinamento rafforzato fra i Sedici, una buona notizia oscurata dall'euro ai minimi da quattro anni come dalle tensioni che corrono sulla linea Parigi-Berlino. Ieri, all'ultimo istante, è saltato il vertice fra Angela Merkel e Nicholas Sarkozy. Ufficialmente sono stati «problemi di agenda», urgenze che hanno consigliato di rinviare l'appuntamento a lunedì. In realtà, si parla di dissidi proprio su come impostare il governo dell'economia a dodici stelle. Dissidi gravi come non se ne vedevano da tempo.

I custodi dei Tesori europei, nella cena lussemburghese col presidente stabile dell'Ue Herman Van Rompuy col cappello della task force sul coordinamento delle politiche economiche, hanno così finito per discutere un piano destinato necessariamente a restare aperto in attesa della composizione del dissidio fra gli eterni amici-nemici. Stavolta le parti sono lontane, raccontano fonti diplomatiche, il che può essere un problema in vista del vertice Ue che, la prossima settimana a Bruxelles, dove affrontare i nodi della crescita e della sua ardua gestione.

Il piano di Sarkozy risulta mirare ad una istituzionalizzazione del momento di coordinamento e confronto sull politiche economiche e di bilancio nell'Eurogruppo. Vuole una struttura permanente, al quale attribuire un segretariato e un «Mister governance» che ne sia responsabile. La Merkel ha un orientamento diverso. Non intende dare l'avvallo alla formalizzazione di nuove autorità e, oltretutto, non considera la possibilità di limitare l'azione al solo club dell'euro.

Le fonti specificano che per Berlino si tratta di un desiderio di ordine, ma non nascondono che in una collettività allargata i tedeschi contano di riuscire più facilmente a gestire la cosa monetaria a modo loro. E' proprio quello che non vuole la Francia, già piuttosto irritata dal mondo in cui la Germania ha ritardato, e aumentato i costi, dell'intervento a sostegno della Grecia sull'orlo della bancarotta.

In teoria, almeno l'ultimo passaggio insidioso potrebbe essere aggirato con l'ombrello intergovernativo da 440 miliardi, società di diritto lussemburghese sottoscritta ieri dai Sedici. Questo strumento - Efsf, o Struttura per la stabilità finanziaria - interverrà «in modo strettamente condizionato in caso di crisi, alla stregua di quanto accaduto con Atene». Si finanzierà accedendo al mercato, con quello che a ogni effetto sarà un eurobond, nome che rappresenta bene l'idea anche se, per non urtare i tedeschi, nessuno lo chiama così.

Soddisfatto il commissario Ue per l'Economia, Olli Rehn: «C'è voluto meno di un mese per varare l'Efsf». Il finlandese trova incoraggianti anche i progresso sul fronte dei bilanci. Il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, loda Francia, Italia e Germania, poi invita tutti ad accelerare gli sforzi di risanamento e giura che l'Ungheria traballante non lo preoccupa. «E' una situazione diversa dalla Grecia - assicura -, dimostra che le borse sono nervose e volatili, rapide a seguire ogni movimento». Per questo, il premier del Granducato chiede ai governi «una più stretta disciplina verbale» in linea con quella dei banchieri centrali. Spesso, fa capire, è bene tacere: i mercati ci ascoltano.

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Bene, decodifichiamo l'unico articolo che oggi ne parla con un minimo di senso compiuto di questo lunedi di giugno che in futuro forse passerà alla storia (complimenti Zatterin).


1) Si sta discutendo, di fatto, di un nuovo ministero del tesoro unico europeo, capace di emettere Eurobond (debito pubblico europeo) e di dettare quindi ai falliti del continente (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda, prossimi candidati al club  la stra indebitata Gran Bretagna, a seguito l'Irlanda e poi Ungheria....) le condizioni di bilancio per i prossimi round di rifinanziamenti di crisi (immancabili, dato che i falliti non crescono nè cresceranno più, per almeno dieci anni a vista, nè ripagreanno mai il debito con economie stagnanti e continue strette di bilancio).

2) La Francia vuole un centro di comando stabile statale-comunitario-burocratico, la Germania vuole un fondo subordinato alla Bce ( leggi Francoforte) e non è chiaro di quali poteri veri di imposizione l'Efsf sarà dotato. L'espulsione (decisa a maggioranza semplice pesata) dall'Euro? Ma sarà, soprattutto, solo un ombrello (come pare) e nemmeno l'ombra di un centro propulsivo.

3) L'industria, la crescita, ormai è in mano all'Asia. Gli Usa sono più immersi nei debiti di noi ma il dollaro si avvataggia della crisi dell'Euro sud-europeo allegro, che rischia di durare a lungo, molto a lungo. L'Europa (figuriamoci l'Italia, divenuto in 18 anni di semi-fallimento senza crescita, a poco a poco un paese marginale) appare condannata a crisi a ripetizione, schiacciata dai debiti pubblici in veloce crescita e non ripagabili. Proprio perchè il plusvalore del pianeta va strutturalmente in Asia, che ha messo al lavoro la sua grande risorsa naturale, il suo popolo contadino e povero che accetta ancora salari da fame (e profitti da Steve Jobs). E hanno centinaia di milioni di braccia che ancora aspettano. E niente sindacati. In un libero mercato globale (finanziario e non) che guarda al prezzo. Senza sconti per nessuno.
Siamo tornati al capitalismo di pescecani di fine 800. E siamo noi le prime vittime designate, oggi.

4) Vinceranno i falliti in Europa o vinceranno i virtuosi? I tedeschi, ben memori di Weimar e poi di Hitler, sono terrorizzati. E la Merkel perderà sei elezioni di seguito, di questo passo. Forse con la prossima emergenza in Germania di una Lega Nord in salsa nazista (si aspetta un Haider tedesco), padroni a casa nostra di un Borghezio berlinese, quarto reich per difenderci da famelici greci, spagnoli, italiani pieni di debiti.
Chiunque vinca, falliti o virtuosi, ci sarà qualcuno che perde. E il suo abbraccio sarà mortale, dati i numeri in gioco.

5) L'Europa non ha un ombra di piano di sviluppo e di crescita. Non mette in gioco, per ignavia e sudditanza a Putin, le sue risorse naturali. In primis la stra-fallita Italia. Non c'è innovazione forte, nel punto debole oggi dell'economia globale: un base energetica ferma ai Petrolieri del texas, al gas di Stalin e alle centrali fissili di Enrico Fermi.

L'Europa dei grandi scienziati, tromboni, politici e imprenditori si alimenta con quattro vecchie testate nucleari da rigattiere e con il gas di Putin. E rimarrà stritolata, dal prossimo monopolio del suo Kgb in salsa Gazprom.

6) Di questo passo l'Europa esploderà. Per ignavia e incompetenza. E sarà crisi senza precedenti. La Merkel ha pienamente ragione. Che i falliti falliscano prima. Che la crisi la paghino loro. Punto. Noi ci barricheremo in Germania, la virtuosa.

7) E Sarkozy (con Tremonti), senza un piano credibile di sviluppo, è solo un pericoloso avventurista. Guardiamoci da gente come loro. Le conseguenze future di oggi potrebbero essere incalcolabili. Molto peggiori della manovrina in corso. E praticamente certe, dati i debiti che in 18 anni non siamo riusciti a ripagare.


http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif Si stanno facendo scelte monche che faranno il destino di una o due generazioni. Svegliatevi ragazzi. Basta con le discoteche o le pillole.

Sveglia Cgil, al di là dei tuoi scioperi rituali. Guarda la realtà della tua vera controparte. E non dei falliti italiani.






Che ne dici? []

5:16:08 PM    


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Last update: 27/07/2010; 18.03.21.

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