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  giovedì 30 marzo 2006





Voto elettronico: un caso di giornalismo partecipato?

Luca riassume, secondo Sambrook , le quattro facce del giornalismo dei cittadini. Categorie semplici, e utili, per capire come sta cambiando, e in meglio, questa professione.

Nei giorni scorsi ho vissuto, insieme ad altri, il mio piccolo caso personale. Sulla vicenda del voto elettronico, dalle inchieste partite dalle interrogazioni parlamentari, dalle inchieste di Diario e Micromega, poi dai post di Beppe Grillo e Gianni Barbacetto.

Le questioni poste nelle inchieste erano due. La trasparenza e la necessità dell'operazione. E il rischio, detto un po' a mezza bocca, di brogli elettorali.

Il primo tema fa parte della normale discussione, e del normale conflitto politico. Il secondo, ovviamente no. E' ben più grave.

Quanto grave ne lascio a voi la valutazione.

Per verificare questo rischio bastava qualche dichiarazione di questo o quel ministro? Sarebbe stata sufficiente a fugare ogni sospetto o dubbio?

Ho formulato qui tutti i miei dubbi e le mie domande.

Anche di queste ne lascio a voi la valutazione.

Per fortuna esistono i blog, e blogger che possono testimoniare direttamente di ciò che sanno, in prima persona. Con nome e cognome.

La testimonianza di Kurai è stata, almeno per me, di valore superiore a un freddo comunicato stampa ministeriale o a un foglietto informativo (che peraltro non c'era nemmeno).

Mi sono fatto un'opinione e ho chiuso il punto con questo post.

Antonio Sofi ha riassunto tutta la questione, in modo ordinato, così.

E Reporters ne ha fatto un'ulteriore disamina (accurata).

Sulla community Cortiana si è conseguentemente fatta distinzione, spontaneamente, tra la questione (giudiziaria) brogli (superata) e la questione (politica) della trasparenza, dell'opportunità e del costo di questa sperimentazione (che resta aperta, e ciascuno la può valutare come vuole).

Gli stessi autori delle inchieste, i parlamentari e i ministri ora sanno meglio come la questione è stata discussa, elaborata e circoscritta dalla rete aperta.

Insomma, la faccio breve, a mio avviso uno dei migliori casi di giornalismo dei cittadini negli ultimi anni in Italia.

Non ho notato un post o un intervento, in tutto questo percorso di verifica, improntato a posizioni precostituite.



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9:57:51 AM    

  martedì 28 marzo 2006





Nota disciplinare

E' nata un'altra stella dei blog?



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6:44:03 PM    

  lunedì 27 marzo 2006





Tutti i buchi del Drm

Researcher: DRM technology fails in practice.


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10:08:12 PM    




Pensare negativo

L'immagine “http://blogs.it/0100206/images/timecover.small.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.


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6:45:54 PM    

  domenica 26 marzo 2006





Pensare positivo

VOTO ELETTRONICO - Prodi ha anche detto di non avere timore di brogli per il voto elettronico, nelle regioni in cui verrà sperimentato. «Dobbiamo semplicemente - ha detto - stare attenti alle nuove tecnologie. Il Ministro dell'Interno ha detto che fanno prova le schede elettorali, e a quanto ho capito i voti elettronici dovrebbero essere solo utili ad affrettare le operazioni».

Mi sono sbattuto, tutto ieri, per approfondire la questione scrutinio elettronico. Sono andato alla conferenza stampa indetta dagli estensori delle inchieste (che ho letto, ambedue). E ho posto le mie domande con un obbiettivo preciso: cercare di capire se vi siano rischi pesanti e evidenti di brogli, in un processo di scrutinio reso elettronico e telematico.

Mi pare sia questa la domanda autentica che ci si debba praticamente porre, al di là di un'operazione dagli aspetti discutibili che alcuni definiscono di privatizzazione tendenziale delle elezioni.

Ho ancora in mente il caso statunitense, delle due elezioni presidenziali infestate di polemiche (irrisolte) sulle macchine elettroniche di voto.

Per questo ho cercato di immaginarmi tutte le ipotesi peggiori che potevo, ovviamente in forma di domande (e non di accuse).

Dalla conferenza stampa ho avuto risposte parziali, interessanti e suggestive ma non completamente affidabili. Mi ha aiutato invece (come al solito) un blogger, Kurai (alias Federico Fasce) informato dei fatti perchè parte del processo di  scrutinio elettronico, in quanto  tra gli operatori che lo eseguiranno e quindi già preparato dall'apposito mini-corso di formazione.

Federico credo non abbia alcun interesse politico verso una o l'altra parte. E parli, come si parla di solito sui nostri blog, la lingua delle conoscenze dirette. Ovvero il bello della rete.

La mia conclusione è che la citazione di Prodi posta in cima al post sia condivisibile. Pur non apprezzando la trattativa privata, frettolosa, posta in essere dai Ministeri e la discutibile emarginazione dell'Ales sarda, startup di Cagliari specialista in scrutinio elettronico, non mi sembra emergano macroscopici pericoli di brogli nel processo di scrutinio elettronico posto in essere nelle regioni di sperimentazione.

O quantomeno rischi di brogli superiori rispetto ai (sempre possibili) interstizi del sistema attuale.

Ho fatto questa mia personale verifica perchè il tema mi preoccupava. E sentivo una sorta di dovere in merito, come giornalista specializzato. Ora sono meno preoccupato.

Il qui presente cagnaccio.



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12:36:34 PM    

  sabato 25 marzo 2006





Privatizzazione delle elezioni?

Tutte le mie domande (qui sotto) sono apparse rilevanti agli estensori delle inchieste.

Fino al computo elettronico nel seggio la procedura è sotto controllo del presidente e segretario del seggio. Come dice Kurai.

I mei dubbi si concentrano sul controllo pubblico del processo.

Innanzitutto sul passaggio delle chiavetta Usb al computer di plesso. Questo viene affidato all'interinale assunto a tempo. Tenderei però a escludere problemi qui, dato il gran numero di soggetti in gioco.

Il punto più critico è la fase in cui i dati elettorali criptati passano sulle linee Telecom Italia, che non sono quelle della rete interna del Ministero dell'Interno.

Poi: chi ha le chiavi logiche dei files?

Qui è lecito porsi alcune domande sulle criticità del processo di scrutinio elettronico. Perchè il passaggio su una rete privata quando da ogni commissariato di polizia è accessibile la rete interna ministeriale?. .

Come mai la Ales sarda, protagonista delle precedenti sperimentazioni, è stata esclusa da quest'ultima?

Gli autori delle inchieste, qui alla conferenza stampa, chiedono il rinvio secco della sperimentazione dello scrutinio elettronico.

Spero che i ministri competenti offrano esaurienti spiegazioni atte a fugare ogni dubbio.

Tana De Zulueta ha chiesto un'attenzione speciale degli ispettori Osce sulle sperimentazioni italiane.



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5:08:05 PM    




Domande sull'esperimento di scrutinio elettronico

Le ho messe anche qui.

Ho un bel po' di domande.

La questione è: questa procedura, e queste aziende che sono state scelte con trattativa privata (alcune delle quali hanno precedenti non proprio perfetti) assicurano un processo a prova di sbagli...oppure no?

La lezione della Florida nel 2000 e poi delle numerose contestazioni in Usa nel 2004 ci insegna che quando il processo diviene incontrollabile, grazie alle macchine elettroniche, tutto diviene difficilissimo. Il sistema di controlli e di fiducia nel voto, affidato allo Stato, viene privatizzato, affidato a persone sconosciute, recuperabile (e se recuperabile) solo a costo di procedure estremamente complesse.

Come si calcolano le discrepanze se esse vengono limitate, mettiamo, a un 5% dei voti spalmato su migliaia di sezioni? Gli scrutatori hanno il polso solo delle proprie sezioni. Devono loro aggregare i dati (fisici) dello spoglio per poi confrontarli con quelli aggregati. Devono insomma riprodurre il processo.

Le chiavette Usb vengono portate al computer di plesso e i dati inviati al ministero dell'Interno? Gli scrutatori dei vari partiti possono avere una copia certificata di questi dati in modo da operare un controllo aggregando i dati da sè?

Nel passaggio possono avvenire modifiche ai dati in modo incontrollato?

Scusate la confusione ma, pur avendo letto a suo tempo il disposto legislativo, alla luce delle inchieste non ci vedo più così chiaro.

Si tratta di elezioni decisive per il futuro dell'Italia. Non mi pare terreno per sperimentazioni fatte in questo modo...

A occhio mi pare che un controllo stretto su queste chiavette Usb sia quantomeno doveroso. E garanzie alle parti vadano date.

Andrò comunque oggi alla conferenza stampa di Cortiana per capire meglio.

E se posso riferisco qui.





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2:50:35 PM    




Farsi un'idea del pianeta

Questo è un post lungo, complesso e pallosissimo. Parla di energia, di futuro, e di sviluppo economico sostenibile con il pianeta. Chi non ha tempo e voglia di approfondire non lo legga, perchè contiene documenti complessi, ma essenziali. Offre solo pesante food for thinking, senza tesi precostituite.

Però nei giorni scorsi, se si guarda oltre la nebbia di guerra pre-elettorale italiana, sono successe nel mondo alcune cose piuttosto significative:

1. James Hansen, il climatologo "censurato" da Bush, ormai sostiene che la finistra d'azione si è ridotta a 10 anni: The debate has been intensifying because Earth is warming much faster than some researchers had predicted. James E. Hansen, who directs NASA's Goddard Institute of Space Studies, last week confirmed that 2005 was the warmest year on record, surpassing 1998. Earth's average temperature has risen nearly 1 degree Fahrenheit over the past 30 years, he noted, and another increase of about 4 degrees over the next century would "imply changes that constitute practically a different planet."

"It's not something you can adapt to," Hansen said in an interview. "We can't let it go on another 10 years like this. We've got to do something."

Le sue tesi sono confrontabili qui con altri documenti sull'accelerazione nello scioglimento dei ghiacci polari.


2. I Capi di Stato d'Europa si sono riuniti per discutere un documento (di cui consiglio la lettura integrale) dai toni piuttosto seri e accesi. Per chi se ne intende di cose comunitarie questo libro verde sull'energia non sembra la solita minestra riscaldata. Ve ne offro qualche spunto:


• Vi è un urgente bisogno di investimenti. Soltanto in Europa, per soddisfare la domanda di energia prevista e sostituire le infrastrutture che mostrano segni di invecchiamento, nei prossimi 20 anni saranno necessari investimenti per circa mille miliardi di euro.

• La nostra dipendenza dalle importazioni è in aumento. Se non si rende più competitiva l’energia interna, nei prossimi 20 o 30 anni le importazioni copriranno il 70% circa del fabbisogno energetico dell’Unione - contro l’attuale 50% - e in parte proverranno da regioni in cui è presente la minaccia dell’insicurezza.

• Le riserve sono concentrate in pochi paesi. Oggi circa la metà del gas consumato dall’UE proviene da soli tre paesi (Russia, Norvegia e Algeria). Se gli attuali modelli di consumo si confermano, nei prossimi 25 anni le importazioni di gas potrebbero aumentare fino a rappresentare l’80% del fabbisogno.

• La domanda globale di energia è in crescita. Si prevede che entro il 2030 la domanda globale di energia – e le emissioni di CO2 – saranno di circa il 60% superiori ai livelli attuali. Il consumo globale di petrolio è aumentato del 20% dal 1994 e si prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà dell’1,6% all’anno.

• I prezzi del gas e del petrolio sono in aumento. Negli ultimi due anni sono in pratica raddoppiati nell’UE e i prezzi dell’elettricità hanno seguito lo stesso andamento. I consumatori si trovano ad affrontare una difficile situazione. Tenendo conto della domanda globale di combustibili fossili, della lunghezza delle catene di approvvigionamento e della crescente dipendenza dalle importazioni, i prezzi sono probabilmente destinati a rimanere elevati. Tuttavia, essi potrebbero favorire il miglioramento dell’efficienza energetica e l’innovazione.

• Il clima si sta riscaldando. Secondo il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC), a causa delle emissioni di gas a effetto serra la temperatura della Terra è già aumentata di 0,6 gradi e, se non sono adottate le misure necessarie, l’aumento potrebbe essere compreso fra 1,4 e 5,8 gradi entro la fine di questo secolo. La situazione avrà gravi ripercussioni sull’economia e l’ecosistema di tutte le regioni del mondo, compresa l’UE.


• L’Europa non ha ancora istituito mercati energetici interni perfettamente competitivi. Solo quando tali mercati esisteranno i cittadini e le imprese europei potranno fruire di tutti i vantaggi della sicurezza di approvvigionamento e dell’abbassamento dei prezzi. Per conseguire questo obiettivo si devono sviluppare le interconnessioni, attuare un effettivo quadro normativo e regolamentare e farlo pienamente rispettare nella pratica e le norme in materia di concorrenza devono essere applicate in modo rigoroso. Inoltre, se l’Europa vuole vincere le molteplici sfide che deve affrontare, il consolidamento del suo settore energetico dovrebbe essere trainato dal mercato e si dovrebbero fare congrui investimenti per il futuro.

Persi dietro alle polemiche da campagna elettorale a volte ci si dimentica di leggere e riflettere sulle informazioni rilevanti. Quanto sopra è l'inizio del documento discusso ieri dal vertice dei Capi di Governo della Ue a Bruxelles.

Ne cito poi alcuni passi:

Il riesame strategico della politica energetica dell’UE offrirebbe un chiaro quadro di riferimento europeo per le decisioni nazionali riguardanti il mix energetico. Dovrebbe analizzare i vantaggi e gli svantaggi delle varie fonti di energia, dalle fonti locali rinnovabili come l’energia eolica, la biomassa e i biocarburanti, le piccole centrali idroelettriche e l’efficienza energetica, il carbone e il nucleare, così come le conseguenze di questi cambiamenti per l’intera UE. A tal fine si potrebbe utilizzare una metodologia standard.

Per esempio, attualmente un terzo circa dell’elettricità dell’UE è prodotto con carbone e lignite: considerato i cambiamenti climatici, la produzione è sostenibile soltanto se è accompagnata da tecnologie commercializzate di cattura del carbonio e da tecnologie pulite per lo sfruttamento del carbone a livello comunitario.

Il riesame dovrebbe inoltre permettere un dibattito trasparente e oggettivo sul futuro ruolo dell’energia nucleare nell’UE, per gli Stati membri interessati. L’energia nucleare, attualmente, contribuisce a circa un terzo della produzione di energia elettrica dell’UE e, benché di debba prestare attenta considerazione agli aspetti dei rifiuti radioattivi e della sicurezza nucleare, rappresenta oggi la maggior fonte di energia senza emissioni di carbonio in Europa. L’UE può svolgere un ruolo utile nell’assicurare che i costi, i vantaggi e gli svantaggi dell’energia nucleare siano individuati chiaramente e discussi nell’ambito di un dibattito oggettivo, trasparente e basato su informazioni corrette.

La Commissione ha mostrato come sia possibile risparmiare fino al 20% dei consumi energetici in Europa: ciò equivarrebbe ad un risparmio pari a 60 miliardi di euro sull’energia e contribuirebbe in modo significativo a garantire la sicurezza energetica e a creare fino a un milione di nuovi posti di lavoro nei settori direttamente interessati.

.......................

Fin dal 1990 l’UE è impegnata in un progetto ambizioso che l’ha portata a diventare leader mondiale nel settore dell’energia rinnovabile. Per citare un unico esempio, l’UE dispone ora di una capacità di produzione di energia eolica equivalente a 50 centrali termoelettriche alimentate a carbone, con costi dimezzati negli ultimi 15 anni. Il mercato europeo dell’energia rinnovabile registra un giro d’affari di 15 miliardi di euro (metà del mercato mondiale), occupa circa 300 000 persone ed è uno dei principali esportatori. L’energia rinnovabile comincia a fare concorrenza ai combustibili fossili sotto il profilo dei prezzi.
Nel 2001, l’UE ha stabilito che la quota dell’energia elettrica generata da fonti energetiche rinnovabili dovrà raggiungere il 21% dell’intero consumo energetico europeo entro il 2010. Alcuni paesi stanno registrando un rapido aumento dell’uso di energia rinnovabile grazie a meccanismi nazionali di sostegno alle politiche energetiche. Tuttavia, sulla base delle tendenze odierne l’UE mancherà entrambi gli obiettivi con uno scarto di 1-2 punti percentuali. Se l’UE intende conseguire i suoi obiettivi a lungo termine in relazione ai cambiamenti climatici e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, dovrà raggiungere, e persino andare oltre, i citati obiettivi. L’energia rinnovabile rappresenta già la terza fonte di produzione energetica a livello mondiale (dopo il carbone e il gas) e ha il potenziale per crescere ulteriormente, con tutti i vantaggi che ne conseguirebbero per l’ambiente e per l’economia.


.........

3. Per chi volesse leggersi una presentazione che ritengo straordinaria consiglio vivamente questa di un fisico dei Los Alamos Laboratories: Rajan Gupta. Si tratta di 199 slides, quasi tutte chiarissime, e che offrono un vero e proprio quadro di comprensione dello stato del pianeta (compresa Italia e Europa). E che, se associate allalettura del libro verde precedente, possono consentire un'utile riflessione sullo stato di cose esistente, compresi orientamenti sulle scelte elettorali.

4. Infine, su questo sito è stata compilata la graduatoria delle prime dieci città Usa più sicure di fronte alla prossima crisi petrolifera (il barile a 100 dollari). Significativo il criterio:

SustainLane has ranked the largest 50 U.S. cities based on recent city commute practices, metro area public transportation, sprawl, traffic congestion, local food and wireless network access (in order of importance: see chart). There are many other areas that rising oil prices will affect: construction, retail goods of all types, utilities (especially in the Northeast, the one part of the nation where heating oil is used)—virtually every aspect of our economy will be hit.

.....................

New York City is the city most prepared to cope with a $100+ tank of gas. With its strong city and regional public transportation system, New York stands out above the rest. From New York City’s subways to the Tri State area’s suburban train lines, New York is truly the only American city where people are committed to riding over driving.

"As the largest city in the country and the business capital of the world New York City must be prepared for what comes our way, and we are," said Mayor Michael R. Bloomberg. "That New York City has been recognized by SustainLane as the best prepared city to face a nation-wide oil crisis is testament to the resiliency and strength of our infrastructure."

Boston, San Francisco, Chicago and Philadelphia also ranked high for access to public transportation and commute rates, though congestion was a significant problem for The Bay Area and Boston in particular.

The top ten cities also combine strong public transportation with access to locally grown fresh food, and most (with the exception of Honolulu) have significant access to local wireless networks for telecommuting. Philadelphia leads the largest 50 cities in the U.S. with the highest combined per capita rate of farmers markets and community gardens. A homegrown system of local farmers and gardeners could prove to be a better alternative than the current system, where food is transported an average of 1500 miles to your dinner plate.

Seattle is the national leader in wireless connectivity, followed closely by San Francisco, Oakland, New York and Portland. Telecommuting could be an important way for large numbers of people to work from home if gas becomes completely unavailable, as it was sometimes during the 1973-74 Oil Embargo.


5. Ricordo due punti per l'Italia (mancanti nei programmi elettorali):


 Liberalizzazione energetica anticipata e diffusa, con formule di conto energia per i cittadini a vantaggio condiviso. Ristrutturazione in avanti e impulso sulle energie rinnovabili, il riordino del mercato del riscaldamento a gas domestico (l'Italia ha il primato europeo nelle piccole caldaie domestiche inefficienti), risparmio energetico, condominializzazione e efficienza dei sistemi, rimessa in ordine condivisa della rete elettrica terminale, oggi un colabrodo......poteri contro: Eni e Enel.

Uso pieno delle fibre ottiche dormienti nelle grandi città italiane per reti wi-fi aperte e a bassissimo costo. Poteri contro: grandi municipalizzate e Telecom Italia.





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12:27:02 PM    

  giovedì 23 marzo 2006





Saggezza di Lessig

A volte supera se stesso per chiarezza e condivisibilità. Riporto integralmente.

openDRM. Sun has made recent announcements about their openDRM project. In my view, they've made some commitments that are important for any DRM project. E.g., as I've seen it described, it would be implemented to allow individuals to assert "fair use," and unlock DRM'd content, with a tag to trace misuse. And they've described a platform upon which authors keep the freedom to turn the DRM off, and more the content from the secured platform.

These are good things. But some confuse praise for better DRM with praise for DRM. So let me be as clear as possible here (though saying the same thing I've always said): We should be building a DRM-free world. We should have laws that encouraged a DRM-free world. We should demonstrate practices that make compelling a DRM-free world. All of that should, I thought, be clear. But just as one can hate the Sonny Bono Act, but think, if there's a Sonny Bono Act, there should also be a Public Domain Enhancement Act, so too can one hate DRM, but think that if there's DRM, it should be at least as Sun is saying it should be.







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4:22:29 PM    




La legge (francese) è a metà di un lungo guado

Date un'occhiata a questo resoconto di Liberation sulla DADVSI, la legge francese sul diritto d'autore.

Emerge un quadro un po' diverso da quello riportato (a caldo) in Italia:

1) La legge è stata approvata in fretta da meno del 50% dei parlamentari;

2) Isocialisti hanno già annunciato ricorso alla Corte costituzionale francese (Conseil constitutionnel);

3) Dovrà passare al Senato; se vi saranno discrepanze tornare nelle Commissioni...

4) E poi dovranno essere stilati i decreti attuativi.

Previsione: un anno buono, ancora, di iter legislativo (che si annuncia battagliato). Può ancora succedere di tutto...

Punti critici, a mio avviso:

1) Il penale per chi sviluppa software di condivisione (i produttori di software sono responsabili dell'uso dei loro programmi, un principio a mio avviso inaccettabile)

2) Il colpo di mano che ha abolito la flat, senza un vero dibattito sulle sue forme possibili (anche commerciali e private) e le sue conseguenze economiche reali di riequilibrio, su un popolo di P2p strutturale che ormai supera i 20 milioni di utenti in Europa.



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10:03:18 AM    




Liberalizzazioni a metà

La decisione francese sull'iTunes-iPod

C'è qualcosa di astratto nella decisione francese sul sistema iTunes-iPod. In pratica l'Assemblea nazionale ha deciso che la musica scaricata da iTunes deve essere leggibile da tutti i lettori di mp3 e non solo dall'iPod.

Sembra giusto perché aumenta la libertà dei consumatori. Ma non è giusto del tutto. E forse in fondo è sbagliato.

In realtà, l'Assemblea ha stabilito che non esistono prodotti-servizio, ma solo prodotti o servizi. Il sistema iTunes-iPod era fatto per ottenere tre risultati: 1. vendere la musica a condizioni tanto convenienti da scoraggiare la pirateria 2. far fare molti soldi alla Apple con gli iPod 3. dare alle major tutto quello che era possibile per accontentarle e consentire a iTunes di avere molti brani da vendere.

Il sistema è riuscito. Il valore aggiunto della musica andava tutto alle major, il valore aggiunto dell'iPod andava alla Apple. I consumatori erano contenti perché trovavano musica legale a basso prezzo e si potevano comprare un sistema facile e bellissimo per sentirla.

Con il meccanismo francese, logicamente, l'equilibrio si rompe. E iTunes ha senso solo se anche la Apple ci guadagna (aumentando il prezzo della musica ma incoraggiando la pirateria), mentre l'iPod si deve un po' riposizionare (magari dando ai consumatori più retta quando questi protestano per la faccenda inquietante delle batterie... sapete... se si rompe la batteria conviene ccomprare un nuovo iPod...).

Penso che il concetto di prodotto-servizio sia l'inizio di un nuovo genere di mercato. In questo caso peraltro la questione antitrust non è nel sistema iTunes-iPod. E' nell'oligopolio delle major della musica. E' lì il problema. Ed è lì che occorre, se si vuole, intervenire... [Luca De Biase]


Ho riportato integrale questo post di Luca per proseguire (a modo mio) il suo ragionamento.

Quando Apple partì con Ipod connesso proprietariamente a Itunes su ogni brano non ci guadagnava un cent, tutto andava alle Major e lei ha guadagnato solo sull'hardware. Vero, bello e impeccabile.

Oggi la Francia, prima in Europa (che sta lanciando un direttiva in questo senso) impone i Drm interoperabili. E rompe il meccanismo Apple.

Però la Francia boccia anche la contribuzione diretta agli autori dei diritti d'autore sui brani scambiati in rete (flat). Il P2p resta illegale anche se con pene pecuniarie limitate.

La manovra non sta conseguentemente in piedi. Il prezzo delle licenze sulla musica non viene calmierato dalla flat (che dà introiti diretti agli autori, li fa vivere e permette loro di non dipendere per sopravvivere dalle poche Majors e quindi consente loro di decidere il prezzo della loro musica anche sulle vendite online tradizionali coperte da Drm).

Il rifiuto di una licenza collettiva agli autori sui circuiti P2p (ovviamente ripuliti da software crakkati e altro) mi pare quindi una liberalizzazione a metà.

Il pallino resta in mano a un gruppo di grandi intermediari che fa il prezzo. E non a una comunità di produttori.

Persino Microsoft ha dovuto rinunciare al suo supermarket musicale online. E in Europa Napster 2.0 (che invece offre una flat privata che remunera anche autori) è solo ai suoi primi passi.



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12:30:54 AM    

  domenica 19 marzo 2006





abbiate pietà di loro...

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1:43:50 PM    

  sabato 18 marzo 2006





Dylan su Silvio (tanti anni fa)

Maurizio, affezionato lettore di questo blog mi manda in mailbox una vecchia canzone di Bob Dylan:

Silvio

"Silvio, I've got to go" ,...., Silvio, devo andare, ho da fare....



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9:16:12 PM    




La svolta (quasi impossibile)

Un mio collega, ieri, notava la mia faccia un po' depressa. Nonostante il mio desiderio di essere costantemente positivo. Ma questa campagna elettorale, che sto seguendo con attenzione, mi deprime tre volte. Primo: perchè i programmi elettorali, di ambedue le coalizioni, li ritengo deboli e sfuocati. Secondo: perchè l'80% della campagna, in particolare da parte di Berlusconi, è stata centrata almeno fin qui su un insensato fuoco di fila di insulti a toni sempre più urlati. Terzo: perchè ho ascoltato poche parole di verità sull'Italia e sugli italiani, come veramente siamo e come dovremo cambiare.

In queste condizioni la svolta di questo paese mi pare quasi impossibile, ancora lontanissima.

Il mio collega, notando la mia faccia, mi ha consigliato la lettura di questo articolo di Diamanti, che aveva da poco messo in pagina. Non l'ho trovato sul sito del Sole e lo metto lo stesso sul blog, perchè lo ritengo uno dei pochi pezzi di analisi da leggere alla vigilia di queste elezioni.

E non, da leggere e basta. Perchè da Machiavelli, Guicciardini e oltre di questo si parla quando si parla in verità di Italia.

Uno spaccato antipatico, ma che a me personalmente torna, come vero. E che spiega molto di questa campagna elettorale, fatta così.

Vi invito leggerlo con attenzione. Gli italiani, alla prova di un sondaggio mirato su un problema antipatico, si rivelano così. Portatori di una doppia etica, anzi paralizzati da questa doppia etica.

Credo sia la radice dell'immobilismo, del perchè non reagiamo a una trasformazione che sta muovendo il pianeta, ma rinchiudendo noi nella depressione.

Dietro le parole concorrenza, liberismo, mercato, collusione si cela qualcosa di più, di ben più profondo. Quello che illustra Diamanti non è un sondaggio su concetti economici, ma sulla concezione di vita e sui valori, storicamente sedimentatisi, miei, vostri, di tutti noi.

Possiamo sempre consolarci dicendo che questo o quel governante è un ladro, un corrotto, un maiale. Ma......

E' anche il motivo per cui Berlusconi era supposto fare un politica di destra liberista, e invece si è dimostrato un monopolista che ha cercato protezione dalle leggi invitando, persino esplicitamente, a non pagare le tasse.

Perchè innovare con la Gasparri non è innovare.

E' anche il motivo per cui giovedì scorso sono andato alla giornata sull'innovazione dell'Ulivo e ho scoperto che l'Unione rischia di avere un solo deputato liberal in fatto di rete aperta, il buon Marco Cappato della Rosa nel pugno, il solito radicale. Mentre a Fiorello Cortiana, ma anche a Bellucci di Rifondazione, hanno tentato in ogni modo di emarginarli. E sarà piuttosto dura evitarlo.

Per fortuna il gruppo dei prodiani ha imposto comunque la giornata, nonostante i veti su tante voci proposte dai liberal. E Prodi ha detto in pubblico che l'Unione è per "la libertà di internet". Mi ha fatto piacere, mi ha aiutato a uscire dalla Camera del Lavoro senza la solita necessità di recitare mantra ripetitivi per non pensare (e star male). Effetto che mi fanno sovente i convegni politici.

Un piccolo gruppo di illuminati dentro un gran corpo che si fa vanto ogni volta di ribadire la necessità di tornare al ruolo pubblico. Quando sento queste frasi penso alla Guardia di Finanza che compila liste di proscrizione alla tunisina su Internet e il mio stomaco si rivolta un po'. Penso al futuro di una generazione. A quando avremo anche in Italia una società aperta.....

Proseguo a scrivere con il naso pieno di turaccioli (ma per fortuna giovedì ho avuto buone vibrazioni, anche personali, con lo staff di Prodi, e il manipolo conto di aiutarlo a divenire non più manipolo nel futuro Partito Democratico).

Proseguo dicendo: facciamoci l'esame di coscienza.

E faccio alcuni esempi (che conosco) di dove porta questa ipocrisia. Di quattro riforme e iniziative a costo zero di cui però nessuno osa nemmeno parlare.

Nessuno ci spiega che con il passaggio al digitale terrestre si liberano frequenze tv per il valore di almeno 10 miliardi di Euri. Abbastanza per far ripartire ricerca e innovazione senza tasse aggiuntive. E creare reti Wimax iper-efficienti e pluraliste. Ma nè Mediaset nè Rai, ne Telecom Italia vanno disturbate.

Nessuno spiega agli italiani che dal 2008 ci sarà la liberalizzazione energetica anche per le formiche come noi. Potremo scegliere. Ma nessuno nemmeno ci dice o ci propone giochi a guadagno condiviso per creare, con quel che abbiamo e possiamo investire, energia pulita e rinnovabile. Solo la 220 e Lega Ambiente. La prima piccola impresa innovativa, la seconda Ong fuori dai giochi elettorali.

Gente che ancora pensa. E agisce. Oltre che parlare.

Nessuno spiega che Milano ha queste fibre ottiche pubbliche, messe segretamente con il danaro dei contribuenti e lasciate a marcire inutilizzate fino ad oggi dalla Giunta Albertini:

L'immagine “http://blogs.it/0100206/images/optmilano.JPG” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Oggi queste fibre (leggi Metroweb) sono in vendita al migliore offerente.....

Ci credo che poi gli italiani sbandano nella sfiducia per il pubblico e per il privato.

Abbiamo proposto un'autotassazione di massa per sanare, senza polizia in rete, la questione peer-to-peer. Per lasciare libera la rete ma allo stesso tempo responsabilizzarci come se fossimo Stato. Ma lorsignori non l'hanno nemmeno messo nel programma, non dico dell'Unione ma manco dei Verdi (di cui sto perdendo ogni speranza, o voi che entrate).

Ho sentito Cappato dire chiaramente che lui è per l'abolizione della Urbani e insieme della Siae. Vecchio stile radicale: chiaro e pulito.

Perchè neanche una parola sulla flat nemmeno nel programma dei Verdi?

Perchè muoia definitivamente la musica italiana, stretta tra un nugolo di parassiti affamati e una massa amorfa di furbi dotati di computer e Adsl?

Una soluzione di civilità? No. Non se ne parla. Meglio lasciare i parassiti a denunciare e i furbi a furbare. Altrimenti i primi non finanziano e i secondi non votano.

Ma io che non ho nulla da perdere lo dico lo stesso. E' uno schifo. Non è questa la sinistra che mi interessa.

I liberal nell'Unione emarginati, ostacolati e maltollerati. Dall'altro lato però peggio, inesistenti. Perchè là il monopolio culturale (e non) Mediaset è ancora assoluto. Ci vuole un nuovo centrodestra, dice Fini. E ha perfettamente ragione. Non esiste, non si dà una destra moderna che è allo stesso tempo corporativa, protezionista e reazionaria.

Almeno liberista e reazionaria, come in Gran Bretagna o negli Usa. Ma non così.

Leggete il programma del centrodestra italiano. Non c'è una parola di libertà reale.

Battitori liberi. Che copiano, a scuola, oppure scaricano dischi e film, dalla rete. Esaltano il ruolo degli italiani nel mondo, ma temono l'irruzione del mondo nel loro mondo. Flessibili, con i piedi su due staffe. Gli italiani navigano sempre a vista. Oppure procedono, incerti. Con i piedi su due staffe. Più che concorrenti, sembrano reticenti. Più che liberisti, collusi. Compromessi, con la propria coscienza. Cantori e attori della società (semi)chiusa. Ma è difficile, in questo modo, dissolvere l'ombra del declino.

Ambedue gli schieramenti rincorrono questi voti, queste persone, questi incerti. Vedete voi se è una buona campagna elettorale.

Ho citato solo alcuni fatti vissuti di persona.

Mi domando: dovremo raggiungere il punto, come negli anni 50, in cui un italiano su due non aveva più nulla da perdere (risparmi compresi) per cominciare a cambiare? Non sarebbe meglio un po' prima?

Sono molto pessimista sulla svolta, nonostante Romano Prodi, i suoi intellettuali, e qualche sparuto e isolato liberal. Ma non ho alternative.

Personalmente lavorerò perchè siano meno isolati possibile. E' tutto quello che posso fare, oggi e per l'avvenire.

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3:32:34 PM    

  martedì 14 marzo 2006





Formule

Questo è forse il miglio blog al mondo, in questo momento, fatto da un giornalista professionista in un giornale.

Almeno secondo questa ricerca:

Why the winners won




1.) Houston Chronicle.

“The thing that really got me was About:Chron,” writes Lauren Dzura. It’s editors-explain-newspaper. “It gave me a more personal relationship with the paper.”
.................





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6:56:33 PM    

  lunedì 13 marzo 2006





Giochi di guerra del proletariato urbano

Ai miei tempi post sessantottini si osservava questo gioco: il giovane proletariato urbano, nella noia mortale dei bar operai, si divideva in due squadre. I rossi contro i neri. Poi cominciavano le imboscate, i duelli, le sfide, le faide infinite.

A volte finivano a coltellate, altre a sprangate, altre a molotov.

Noi ho mai amato, nè partecipato a questi antichi giochi, ben documentati da Shakespeare anche nel Romeo e Giulietta, una storia di Verona.

Non sono nè guelfo nè ghibellino, da strada o da stadio, aggiornato al novecento. Posso apprezzarne però l'antiquariato pregevole italiano, patria della lotta al coltello e alla mazza.

Mi dicono che quelli che hanno dato fuoco a piazzale Oberdan erano l'ala dei centri sociali dedita al gioco periferico, insieme alla controparte nera skinheads.

Uno di loro di sicuro innovativo sui miei tempi. Ha impiegato almeno una giornata per preparare un grosso petardo pirico inzeppato di chiodi, roba che un tempo fabbricavano solo i fascisti più assatanati. Un'arma mortale, vigliacca. Fuori dalle regole.

Mi pare demente che un italiano sano di cotenna orienti il suo voto politico sui prossimi cinque anni di governo, e di gestione di un paese in crisi, in base a un violento, e antico, gioco di strada italiano. Accentuato dalla crisi stessa.

Che per prima pesa sul proletariato.

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11:41:39 PM    

  martedì 7 marzo 2006





Recensioni ben fatte

Un team di studenti di giornalismo alla New York University guidato dal professor Jay Rosen ha compiuto una ricerca estensiva sui blog dei quotidiani Usa.

La lista dei blog sui primi 100 giornali è piuttosto nutrita.

Poi hanno compilato, a loro insindacabile giudizio una graduatoria di qualità (i primi sei) con un paio di citazioni di incoraggiamento.

Però spiegano i criteri di selezione e danno spiegazioni piuttosto dettagliate delle scelte. Ed è qui la parte migliore della ricerca. Come una banda di ragazzi piuttosto preparati recensisce e giudica un blog.

C'è da imparare.





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1:25:50 PM    

  venerdì 3 marzo 2006





Sulla persistenza dei giochi a guadagno condiviso

Wikipedia racks up 1 million articles. Collaborative online encyclopedia may have had a tough 2005, but it now has more than a million articles in English to share.



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10:01:53 AM    




Comincia il circo italiano

Se fossimo in una campagna elettorale seria, e non nel circo attuale, ogni città italiana dovrebbe apprestare una conferenza pubblica di questo tipo.

Magari chiamando i candidati a tirare fuori idee e programmi (se ne hanno...).



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9:24:08 AM    




Peak oil in grafici

Un' eccellente e e suggestiva sintesi grafica degli attuali segnali di peak oil la trovate qui.





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9:18:38 AM    

  giovedì 2 marzo 2006





Peak Oil, locomotive ferme, fusioni necessarie e non

Guardate queste cifre di bilancio.

Piuttosto impressionanti, non è vero, per una Italia in crescita zero?

Capite perchè qualcuno voglia mettere le mani su questa cassaforte?

Però non capite per farne cosa....E nemmeno io.

Anzi, forse lo si capisce benissimo. Perchè sono soldi (nostri) a disposizione del primo boiardo di passaggio.

Dato che quello che non stiamo facendo, nonostante la tassa da peak oil, è questo.

E lo si vede bene sul sito di questo colosso. Alla sezione tecnologie e ricerche.

8,8 miliardi di Euro di profitti netti per fare queste miserie? Ma andiamo...

(opinione costruita su varie e ripetute interviste)

Nel pomeriggio Eni ha precisato che il piano strategico prevede la garanzia «di un'elevata redditività agli azionisti». Non si prevedono per adesso dividendi straordinari, ma la politica della società in materia potrebbe anche «essere rivista all'insù», ha dichiarato l'ad.

P.s. Piccola domanda: l'Enel, l'altra, ha ancora una sua Ricerca e Sviluppo? Mi risulta di no. La sua situazione è ancora peggio.


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Il primo che lo fa funzionare vince il premio Beppe Caravita per il futuro dell'umanità..;-)

& L'immagine “http://blogs.it/0100206/images/mattei.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

L'Italia si caratterizza per il più alto rapporto tra ricerca pubblica e di aziende private (o privatizzate). Dove la seconda componente è ai suoi minimi storici assoluti. Ed è pertanto ormai fanalino di coda europeo per ammontare complessivo di investimenti in R&S in rapporto al Pil.



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9:19:57 PM    


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