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"Fratei forza al remo, demoghe addosso" La galera Gran Capitana di Venezia alla Galera Reale di Napoli nella giornata di Lepanto, dopo il disalberamento della prima linea turca da parte delle grandi Galeazze venete.

 


















































 

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  martedì 22 luglio 2008





Che tristezza


Gela è famosa in Sicilia per il suo degrado sociale. Si scrivono libri sulla sua crisi. Le propongono un investimento sul futuro a 3 miglia dalla costa? Ovviamente no. Parola di sindaco di una sinistra che non esiste manco più.

Ma lo sa questo sindaco se, putacaso, il parco eolico offshore, dovesse funzionare e poi ingrandirsi nel mare di Sicilia di quanti tecnici e ingegneri immigrati (a alto reddito, e non solo italiani) si potrebbero popolare le attuali case e strade di Gela? E quanto sarebbe necessario incrementare il porto, solo per le navi di manutenzione? Quanto reddito, lavoro e futuro per la sua comunità?

Lo sa che questi tecnici e ingegneri non sarebbero esattamente dei precari da motoretta, cocaina e pistola, schiavi della mafia o della stidda?

Lo sa che in Spagna il 10% dell'energia elettrica è già oggi via eolico, con circa 60mila nuovi posti di lavoro stabili già creati per giovani?

Qualcuno ha fatto a lui e alla cittadinanza di Gela una presentazione seria del possibile gioco a guadagno condiviso? E non solo sull'eolico, ma anche sul fotovoltaico estensivo e sul solare termodinamico, che in Sicilia ha le migliori condizioni meteorologiche d'Italia?

Perchè il sindaco non apre un negoziato positivo su un progetto a lungo termine di sviluppo e di rifioritura della città (già industriale, grazie a Enrico Mattei, già dotata di capitale umano e tecnico di prim'ordine)?

Lo sa che fuori Gela c'è un vulcano più grande dell'Etna (Empedocle, 30 per 25 km) una sorgente di energia enorme (qui e poi qui un paio di articoli divulgativi...)?

Perchè, dalla città industriale siciliana forse più adatta a questi progetti futuri, si barrica subito dietro un NO? Non vede un percorso di futuro possibile?

Parliamone, invece....

Mah...(non credo ci voglia poi molto a avviare un processo di democrazia informata, partecipata e deliberativa)

E lo dico anche all'Enel e al Governo, prima che Gela sia la triste replica di Termoli.


L'immagine �http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif� non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. E' preferibile uno stato autoritario-mafioso, a carbone e nucleare?

(sarebbe il tanto peggio tanto meglio, propugnato da alcune correnti comuniste prima dell'avvento del fascismo...)

Cerchiamo di ragionare, per favore. Sulla realtà di oggi, sulle scelte, sulla fiducia, e sulle conseguenze delle scelte. E di qui su un futuro decente.

E poi non lamentiamoci se in questo Paese non esiste più, di fatto, opposizione.

E non lamentatevi quando, con il federalismo fiscale (e poi di spesa) - ormai nelle carte - capirete davvero quanto è sul serio ricca o povera la Sicilia (al netto dei soldi facili di Roma e della Regione a 30mila dipendenti e autoblù), e quanto valgono, oggi, certe offerte di investimento.


http://blogs.it/0100206/images/isola_ferdinandea_N.jpg L'isola che non c'è (ovvero, compagno mio, fa nò il pirla...)








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7:08:01 PM    




Perchè gli scettici non mi hanno (ancora) convinto


Lo so, posso aver dato l'impressione di oscillare sulla questione del global warming. Ma ho voluto ascoltare (e ascolterò con attenzione) anche l'altra campana. E' mio dovere professionale.

Per, ora, per quello che vale, vi dò il mio parere spassionato. Non c'è smoking gun, prova o serie di prove incontrovertibili, nè da una parte nè dall'altra. La ricerca continua.

Però questa mia esposizione alle tesi degli scettici, confrontata a una passeggiata intorno a un qualsiasi ghiacciaio alpino, e soprattutto sommata (algebricamente) agli eventi naturali in corso mi fa scendere il grado di aspettativa di una crisi climatica cumulativa imminente dal 60% al 40%. Ma di un problema climatico globale, di cui è parte attiva l'uomo, dal 90% al 60%. Di cui però non sò, nè mi perito di indicare, nè i tempi nè la potenziale intensità.

Che volete, sono solo un cittadino, un giornalista tecnico, uno che ha fatto il classico e poi economia (politica). E si è poi occupato prevalentemente di chip, tlc, pc, internet, comunità e web. Con un difetto, grosso: cercare di metterci le mani sopra (hands on) e di persona sui problemi. E di farsi pure un'idea. Eliminando il più possibile personali (e/o indotte) isterie. E pagando i miei prezzi, al riguardo.

Consiglio pertanto, essendo il rischio (non nullo affatto) di estinzione e il disastro del futuro dei nostri figli pari a somma incommensurabile (rischio alto e irreversibile) di tenere la guardia ancora ben alta, mantenendo gli impegni presi (e agendo sulle nuove energie, le efficienze e i risparmi).

Personalmente la continuerò a tenere alta. Almeno fino a prova contraria definitiva (che però non reputo probabile) da parte della scienza (vera, quindi aperta, verificabile, falsificabile, quindi anche mutevole).

Prima istruttoria conclusa. Lo spazio per una class action ai Governi, che non faranno la necessaria (anche per altro) rivoluzione energetica sostenibile, a mio avviso (Imho) c'è.


L'immagine �http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif� non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. Provando e riprovando....niente u-turn. Nave in assetto e rotta predefinita. Valutazione di rischio accettabile. Punto di sicurezza, di conseguenza, stabilito.


Forza al remo...







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3:09:25 PM    




Pistorio


INTERVISTA a Pasquale Pistorio

di Jacopo Giliberto

«Sul tema atomico si è passati da un'opposizione ideologica, per cui bastava parlare di nucleare e apriti cielo - afferma Pasquale Pistorio, imprenditore e manager "visionario" che ha guidato e trasformato la multinazionale STMicroelectronics - a una posizione altrettanto ideologica che dice: il nucleare si deve fare».

Ingegnere, perché considera "ideologica" la posizione a favore della soluzione nucleare?

Perché è senza uno spunto razionale. Vorrei che su scelte così importanti si usasse più raziocinio e meno emotività. Non c'è dubbio che il problema energetico, quello ambientale e anche quello del costo dei generi alimentari - tutte questioni che sono in qualche modo correlate - ha raggiunto livelli esplosivi. Concentriamoci sui combustibili fossili. Hanno almeno tre impatti poderosi sull'umanità. Il primo, più grave e devastante, è il fenomeno del global warming, del riscaldamento globale. Il secondo è l'impatto economico disastroso, soprattutto sui Paesi più deboli. Il terzo è questa "tassa" petrolifera sui Paesi più poveri: i combustibili fossili sono per loro la maggiore fonte di energia, e se non possono permettersi l'energia si blocca la loro crescita.

Come fornire una risposta a questi problemi?

Per soddisfare la domanda di energia e ridurre l'impatto sull'ambiente dei combustibili fossili ci sono tanti modi. In Italia è tornato di moda dire: torniamo al nucleare. Eppure, oggi parlare di nucleare di terza generazione è un grave errore. Non è un fatto ideologico: è un vero errore. Dico questo perché ci sono ragioni precise. Il nucleare di terza generazione, contrariamente a quello che si dice, in realtà costa molto, ma molto, caro.

Dissento. In Francia la corrente elettrica, che è prodotta soprattutto con l'energia atomica, costa poco.

Facile: in Francia tutti i reattori sono già costruiti e ammortizzati da anni. Ma costruire oggi una centrale nuova di terza generazione è insostenibile. Si stima che un chilowattora costerebbe tra gli otto e i dieci centesimi di euro per chilowattora. Poi questo costo viene nascosto, spostandone gran parte sulla fiscalità generale o dando incentivi, ed è un modo per distorcere il mercato. Dice Amory Lovins, fondatore e presidente del Rocky Mountain Institute, che "il nucleare è stato ucciso da un attacco incurabile di economia di mercato".
Sia chiaro: dove prevalgono le leggi del mercato libero, non si fanno centrali atomiche. Le centrali nucleari si costruiscono solamente dove sono finanziate dallo Stato per motivi politici. Bisogna contare non solamente il costo di investimento e quello di esercizio, ma anche il costo di messa in sicurezza delle scorie e il costo di smantellamento: se calcoliamo queste voci nel costo del chilowattora, il nucleare non è economico. Non è razionale uno Stato che crea l'illusione che l'energia atomica non costi.

Come pensa che si possa risolvere allora il problema energetico e del riscaldamento globale?

Non certo partendo da zero con una tecnologia superata. Il momento più duro che l'umanità deve affrontare sono i prossimi vent'anni, e soprattutto i primi dieci: è utopia immaginare che in dieci anni abbiamo una centrale atomica in Italia. Certo, queste tecnologie ci aiuteranno molto dal 2030, quando però le centrali di terza generazione saranno superate. C'è poi il tema della sicurezza.

Sicurezza? I rischi del "tipo-Cernobyl" sono remoti.

Remotissimi, ma il problema delle scorie non è risolto. In nessun Paese. Negli Stati Uniti da venti anni non riescono ad avviare il deposito di scorie di Yucca Mountain. Per quanto ci riguarda, dal referendum dell'87 non abbiamo ancora trovato la soluzione definitiva per una messa in sicurezza delle scorie. Soluzione che è comunque costosissima. C'è poi una ragione politica: i Paesi africani e asiatici vogliono anch'essi il nucleare, e dopo l'esperienza della Corea del Nord e dell'Iran non ha senso aprire nuovi fronti. Infine l'uranio non è così disponibile: ce n'è poco, e se aumentasse di molto il numero delle centrali, le riserve di uranio economicamente sfruttabili si esaurirebbero in meno di 50 anni. Il nucleare di terza generazione dovrebbe essere chiuso.

Contrario del tutto?

No, nulla osta che l'Enel vada a investire all'estero. Non ho alcuna opposizione ideologica all'energia atomica.

Che cosa dovremmo fare allora?

Per esempio, potremmo puntare su soluzioni nucleari nuove. Si sta lavorando sulla tecnologia di quarta generazione, che sarà pronta fra trent'anni, e dovremo esserci. Si deve investire di più sul progetto Iter per la fusione calda; sul progetto di Carlo Rubbia basato sul torio e non sull'uranio, con il quale l'energia costerebbe meno, non ci sarebbero scorie. E c'è ampia disponibilità di torio nel mondo.

Ma il problema va risolto adesso, in dieci anni; non in quaranta...

Ci sono solamente due soluzioni. Primo: risparmio energetico. Secondo: le rinnovabili. Il più importante, che ottiene risultati subito e che ha costi bassissimi, è il risparmio energetico. Il payback degli investimenti in risparmio è molto breve. La formula magica è costituita dal mettere insieme tre soggetti e tre strumenti.

I tre soggetti e i tre strumenti?

I tre soggetti sono le istituzioni, le imprese e i cittadini. Gli strumenti sono gli incentivi sul passato, la normativa sul futuro e l'educazione. Se combiniamo insieme questi ingredienti si possono fare grandi cose. Per esempio: l'istituzione può creare incentivi per correggere il passato (per rottamare gli elettrodomestici vecchi e comprare quelli di classe A+), la normativa può orientare il futuro (può vietare dal 2010 gli elettrodomestici a basso rendimento). L'istituzione può fornire incentivi per coibentare le case esistenti; la normativa può obbligare gli isolamenti termici sulle case future. Una campagna forte di risparmio energetico consentirebbe all'Italia di risparmiare non il 20% chiesto dalla Ue ma addirittura il 30% del fabbisogno energetico da qui al 2020, a parità di Pil.

Un cenno sulle rinnovabili.

Più di un cenno. Dalle fonti rinnovabili possiamo generare almeno il 20% della nostra energia entro il 2020, puntando con decisione su questa soluzione - come aveva fatto il Governo Prodi - ma soprattutto sulla ricerca, come aveva fatto il programma Industria 2015 promosso dal ministro Bersani. Nel settore solare-fotovoltaico il chilowattora al 2015 può costare sui sette centesimi al chilowattora, meno del nucleare, e meno ancora dopo il 2020. L'eolico è già oggi a quei livelli di costo. E non è vero che è una fonte marginale: la Germania riceve già l'8% di tutta la sua energia elettrica dall'eolico, la Danimarca il 20% e la Spagna il 10%. La Cina sarà un'altra grande sorpresa.






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10:06:31 AM    




Indagini concluse


Ma davvero, Tavaroli?

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http://blogs.it/0100206/images/camera2006-2.jpg


A leggere i giornali, e qualche anticipazione del documento che annuncerà oggi la chiusura delle indagini del pubblico ministero di Milano, l'affaire Telecom sembra essersi sgonfiato come un budino malfatto. Più o meno, si sostiene che fossero all'opera, in Telecom, soltanto un mascalzone (Giuliano Tavaroli) e un paio di suoi amici d'infanzia (Emanuele Cipriani, un investigatore privato, e Marco Mancini, il capo del controspionaggio del Sismi). La combriccola voleva lucrare un po' di denaro per far bella vita e una serena vecchiaia. I "mascalzoni" avrebbero abusato dell'ingenuità di Marco Tronchetti Provera (presidente) e di Carlo Buora (amministratore delegato). Tutto qui.



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1:24:14 AM    


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