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Network Games
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sabato 29 novembre 2008
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Dietro le quinte del pacchetto clima
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Interessante l'intervista del Guardian a Claude Turmes, europarlamentare verde che sta seguendo i negoziati sul pacchetto clima a Bruxelles:
Il Governo italiano, di questo suo
interesse per il solare mediterraneo non mi risulta ne abbia mai fatto esplicito
terreno di propaganda (almeno tanto quanto il super-strombazzato ritorno al nucleare).
Però, se Turmes dice il vero, dietro le quinte ora sembra premere per una strategia
piuttosto diversa (quella da tanti anni propugnata da Carlo Rubbia e
sviluppata da questo club, piuttosto altolocato).
Evidentemente i progetti di interconnessione elettrica di Terna con Tunisia e poi Libia, l'alleanza (anche finanziaria) con Gheddafi, l'improponibilità economica (specie nella critica fase attuale) del ritorno massiccio al nucleare (si veda quest'analisi dell'ottimo Gianni Silvestrini) stanno creando un quadro diverso.
E se Turmes dice il vero non posso che rallegrarmene, dato che faccio il tifo per questa strategia (non solo industriale, ma anche geopolitica e di Pace) da qualche annetto.
Se la contropartita all'Italia nel negoziato (in corso) sugli oneri del pacchetto 20-20-20 starà in un deciso impulso alla supergrid mediterranea, e sul solare massiccio su ambedue le rive, mi pare un esito interessante e del tutto accettabile.
Credo proprio che approfondirò la questione....
6:25:07 PM
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Commenti sul nucleare
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Marco Iezzi, su La Voce.info, pubblica un articolo a favore del nucleare.
Più interessanti le cinque pagine di commenti. Leggere per credere.
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Tra questi la citazione del nuovo piano francese sulle rinnovabili, tratto da QualEnergia.
Per raggiungere questi obiettivi il piano presentato dal Ministro dell'Ecologia, Jean-Louis Borloo, prevede 50 misure operative, che saranno ricomprese in varie proposte di legge. Ad esempio, verrà creato un fondo per il calore da rinnovabili:
un miliardo di euro da spendere nel periodo 2009-2011 per incentivare
biomasse, solare e geotermia per il riscaldamento degli edifici. In
particolare, in merito al riscaldamento tramite geotermia,
l'obiettivo è molto ambizioso: installare entro il 2020 due milioni di
pompe di calore (al momento nel paese ce sono circa 300 mila).
Alla faccia, e in casa sua, del nucleare francese di Stato.
(forse a fine corsa, sospetto)
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Scajola, please, prendi appunti.
W. Sarkò
3:13:48 PM
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venerdì 28 novembre 2008
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Percezioni del futuro
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A volte è meglio far parlare altri. E questi due testi, che ho scelto, credo rappresentino piuttosto bene una sorta di forchetta di valori entro cui molti di noi si stanno incamminando, dentro la nebbia della crisi (reale e percepita). Un esito si profila, e se queste due visioni (come credo) sono reali un ottimismo profondo, e non di maniera, è possibile.
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(ASCA) - Roma, 26 nov - Cresce il tasso di sensibilita'
ambientale degli italiani: piu' del 60% ritiene infatti che
il suo comportamento possa contribuire a ridurre
l'inquinamento ed avverte l'esigenza di essere informati da
istituzioni ed aziende private su ambiente ed energia in
maniera piu' esaustiva e sistematica.
Il dato emerge da una indagine Eurisko per Risl sulla
percezione e gli orientamenti dei cittadini in materia
ambientale, presentato in occasione del convegno
MOPAmbiente.
I dati rilevati nella prima meta' di novembre 2008 su un
campione rappresentativo di 1000 intervistati mostrano i
cittadini italiani sempre piu' ''sensibili'' ai temi
ambientali, con un trend in crescita rispetto al 2007: piu'
del 60%, infatti, e' convinto che il suo comportamento possa
contribuire a ridurre l'inquinamento e il 71% si e'
addirittura dichiarato pronto a pagare fino a 30 euro in piu'
all'anno se la bolletta piu' 'pesante' fosse finalizzata
all'incentivo dell'energia pulita. Dalla ricerca viene
confermata la preferenza per l'energia solare, che, secondo
piu' della meta' degli intervistati dovrebbe essere
maggiormente incentivata dalle istituzioni, mentre l'energia
nucleare, ha 'appeal' solo per uno su dieci. I cittadini,
comunque, sarebbero disponibili alla costruzione di nuovi
impianti per produrre energia (al primo posto quelli per
l'energia solare con il 96%) a fronte di vantaggi economici.
Tuttavia, i cittadini sentono il bisogno di essere meglio
informati sulle tematiche ambientali e due terzi degli
intervistati chiedono che si dia vita a una ''visione
condivisa'' delle politiche da mettere in campo per la
salvaguardia dell'ambiente.
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La vera cura
MASSIMO GRAMELLINI
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| Spero
di non sconvolgere nessuno rivelando che «La cura» di Franco Battiato,
giustamente considerata da tutti (anche da Celentano che l'ha appena
inserita nel suo nuovo album) una delle più belle canzoni d'amore di
ogni epoca, è dedicata a una persona che ciascuno di noi conosce o
crede di conoscere piuttosto bene. Non esiste donna che, ascoltando i
versi di quel capolavoro, non abbia sognato di incontrare un amante
che, invece di parlarle affannosamente dei propri problemi, le
sussurrasse protettivo all'orecchio: «Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale e io avrò cura di te». In effetti la
canzone contiene una serie di promesse da far impallidire dieci
campagne elettorali. Oltre a una serie di doni non irrilevanti che il
protagonista si offre di portare in dote - il silenzio, la pazienza, le
leggi del mondo - alla fortunata destinataria viene assicurato un
servizio di pronto soccorso sui seguenti temi: paure, ipocondrie,
turbamenti, ingiustizie, inganni, fallimenti, ossessioni, malattie e
lotta all'invecchiamento. C'è da far innamorare di Battiato persino
Berlusconi. Ma la verità, e magari per qualcuno sarà una sorpresa, è
che in questa canzone l'artista catanese non si rivolge a una donna o a
un altro essere umano, ma a colei a cui probabilmente già pensava
Leonardo quando disegnò la Gioconda: la parte nascosta di se stesso.
Perché solo chi riesce ad amarsi nel profondo, «superando le correnti
gravitazionali», avrà poi la forza di scacciare l'egoismo e di amare
veramente il suo prossimo. |
10:16:05 AM
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giovedì 27 novembre 2008
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Piccoli giochi a guadagno condiviso
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In apparenza: queste valgono 10 centrali a carbone in Europa:

Il mio regalo per Natale: e poi cento euro risparmiati in bolletta.
Così regalo guadagni ai miei amici e parenti.
Ci ho messo due settimane e 9 interviste, ma alla fine ho fatto tutti i conti.
Indebitatevi e comprate lampadine fluorescenti o a led. Conviene.
4:01:55 PM
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mercoledì 26 novembre 2008
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Salto quantico
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Les immenses masses financières injectées dans l'économie mondiale,
transférant la dette des ménages sur les Etats sans aucune contrepartie
réelle, ne peuvent qu'augmenter la masse monétaire et donc, à moyen
terme, malgré les banques centrales et malgré la récession, causer une
inflation qui permettra d'éliminer les dettes excessives des ménages,
des entreprises et des Etats.
Jacques Attali
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E' inutile prendersi in giro o fare finta di niente. I 7,76 triliardi di dollari che il Governo Usa sta mettendo in campo (a vario titolo) per arginare l'apocalisse finanziaria Usa fanno saltare tutti i paradigmi della (sedicente) scienza economica.
Questa cifra segnala un salto quantico, un quantum leap necessario a darci un futuro. E a evitarci la sesta grande crisi globale (sei è il numero della Bestia).
7,76 mila miliardi di dollari significano, all'incirca, un dollaro ogni due prodotti negli Usa nel 2008. Significano anche che il Pil Usa è finto per metà. Che va garantito da danari pubblici, da debiti dello Stato. Per ora necessari e urgenti. Poi si vedrà.
La notizia che ci dà il conto di Bloomberg è piuttosto semplice. La maggiore economia del pianeta è per metà marcia. Suturiamo, arginiamo, poi si vedrà.
L'anno prossimo forse saranno altrettanti, i medicamenti d'urgenza. Alcune stime parlano di 30 triliardi di dollari di finanza putrefatta, che prima o poi andrà all'incasso. Con epicentro in Usa e City di Londra.
Congelarla, gestirla, impedire che divenga crollo a catena.
Altrimenti crolla tutto il sistema. E per evitarlo, sommando fondi pubblici europei e asiatici analoghi si arriva a un esborso pubblico potenziale complessivo di circa 10 triliardi di dollari. Per alcuni anni. E se va bene.
Questo è il prezzo che pagheremo al culto del dio mercato. Professato da tanti economisti, tanti roboanti intellettuali e rigorosi esegeti che hanno affollato (e tuttora affollano) le pagine dei nostri quotidiani, con le loro belle prediche (passate).
Domandiamoci, cari economisti neoliberisti : il mercato, da sè, con le sue taumaturgiche virtù auto-correttive, ci dà forse la misura del valore? E come mai oggi scopriamo che va in eccesso di 10-30 triliardi di dollari (due volte e passa il Pil Usa) di spazzatura (e se va bene)?
Funziona da sè, il mercato?
Nessuno di loro, accecato dall'idolo, ha previsto questa apocalisse. Salvo qualche sparuta mosca bianca. Come Roubini, il catastrofista. Doctor Doom.
7 o 10 triliardi di dollari di danaro pubblico (a debito) per salvare il sistema sono però una pesantissima minaccia per il nostro futuro.
Obama, letteralmente, deve fare un miracolo. Si trova già a ereditare un'economia Usa profondamente squilibrata, con debito estero, deficit commerciale e di bilancia dei pagamenti astronomici e milioni di famiglie super-indebitate e in via di veloce impoverimento.
Roba che a Cuba, per un disgraziato statunitense povero, c'è il paradiso dell'assistenza sanitaria normalmente gratuita. E istruzione idem.
Deve, in tre-quattro anni, trovare il modo di far rendere e remunerare questa enorme crescita di debito pubblico, e di moneta stampata dal nulla (e per il nulla), perchè il dollaro non si disintegri e generi un'inflazione mondiale.
E ha sottomano una nazione campata, negli ultimi trent'anni, di ondate speculative, di finanza cresciuta su se stessa, di licenziamenti continui, di delocalizzazioni, di lavori precari, di ammazzamento da lavoro individuale e iper-competitivo, di stato sociale smantellato.
Deve ricostruire un'industria profittevole, almeno pari a quella europea, nel giro di quattro anni, partendo da una base ridottasi a meno un quarto di quella che abbiamo qui. E senza fare del protezionismo. Deve mettere al lavoro (vero) decine di milioni di americani. E deve dargli una vita e un futuro decente, prima che si mettano a spararsi tra loro o a sparare fuori. Davvero dura.
Un compito di riequilibrio titanico, impossibile da realizzarsi nei soli Usa. L'alternativa non ve la dico e ve la lascio immaginare.
Aiutiamolo, quindi. E' nel nostro interesse, se non prima che nella nostra etica. Un piano Marshall a rovescio.
In situazione non molto diversa sono la Gran Bretagna, l'Australia, l'Italia e la Corea del Sud. Tutte economie pesantemente indebitate, anche se per ragioni diverse. Tutti anelli deboli della catena.
Non facciamoci quindi troppe illusioni miracolistiche su Obama. Ce l'avrà davvero dura.
Lui il miracolo americano, solo negli Usa, non riuscirà a farlo. Non è nelle cifre. Ma un miracolo mondiale è invece possibile. Forse.
10 triliardi di dollari di costo (per ora) del neoliberismo squilibrato è una cifra talmente astronomica che nessun governo isolato, o istituzione esistente, può controllare nelle sue conseguenze.
Per fine prematura non solo del dollaro, ma anche della sterlina. E un terremoto anche in casa Euro.
Solo un sistema di governo globale dell'economia (globale), impostato fin da oggi (senza egoismi o troppi liberisti di torno) forse potrebbe riuscirci. Abolendo ogni paradiso fiscale, tenendo sotto stretto controllo ogni forma di leva finanziaria, creando un sistema monetario basato non più sul solo valore del capitale, ma del capitale più lavoro più risorse naturali. Sul valore e l'equilibrio dei popoli e dei territori. Senza trucchi.
E tassando anche chi, sullo sfascio del mondo, si è arricchito.
In gran parte quello che proponeva John Maynard Keynes a Bretton Woods. E che fu, in parte essenziale, bocciato dalla potenza Usa.
Un sistema cristiano, umano, comprensibile e credibile anche all'ultimo degli uomini. E di speranza anche per lui, l'ultimo.
Un sistema che premia e induce all'equilibrio, locale e globale. E non viceversa.
Questo è il solo criterio di valore che personalmente accetto in economia politica. Pagliacci e idolatri astenersi.
Tenendo poi congelato il debito creato e poi ereditato dal neoliberismo folle (e oggi in passaggio veloce a debito pubblico) e remunerato, con questa fiducia comune, quanto serve a mantenerla, la speranza e l'attività. Quindi la fiducia.
Un debito pubblico mondiale, gestito da un governo mondiale ragionevole e da una banca centrale mondiale idem. Su una moneta globale, basata su un concetto (e una misura) di valore più ampia. Umana.
Un Bancor reale, non politicamente imperiale (dollaro) o basato solo sulla finanza (impazzita). O su un meccanismo mentale da locomotiva a vapore del primo ottocento.
Una misura del valore reale. Cosa che gli economisti neoliberisti, dopo due secoli, non sanno (e non vogliono) fare, al di là della loro pseudo-scienza (ideologica). Del loro pensiero unico (e bacato).
Ma oggi siamo alle strette. Infatti è quasi impossibile remunerare un simile debito, nazionalmente. Più realistica una sua svalutazione concertata (e remunerata, via tassazione dei grandi patrimoni) graduale. Oggi tutta da ideare. Ma comunque, se nazionalmente perseguita, pericolosissima.
Meglio progettare un sistema nuovo all'altezza dei tempi. Misurabile, basato su un'economia umana, capace di dire quanto vale (e non vale) anche del vecchio sistema ereditato. Di sicuro a fondamento di questa sarà necessaria una rivoluzione scientifica, culturale, istituzionale.
Una rivoluzione anche nella teoria economica, finora ferma a un positivismo meccanicistico ottocentesco (il cosiddetto marginalismo, poi decaduto in ideologia neoliberista).
E' necessario invece costruire la matrice delle attività e del valore del pianeta, sotto civiltà umana. E da questa ricavare il prezzo composito della moneta, la misura comune, e invariabile (perchè è la risultante composita di quello che siamo, di continuo) del valore. Cosa possibile, oggi, grazie a una rete globale in tempo reale.
Una bussola costante, già intravvedibile. Una misura di valore più ampia e basata su quello che facciamo, ogni giorno, per un umano su tre ormai interconnesso. Una nuova contabilità globale estesa, generata anche dalla rete.
Come è questa su cui sto scrivendo.
E che ci siamo costruita e difesa da noi, formiche. E che ci dà già accesso a conoscenze e a altri giochi a guadagno condiviso.
Perchè non anche un gioco comune di protezione e sviluppo della nostra vita, e del nostro futuro economico? E' tanto difficile pensarlo?
Che senso ha, altrimenti, tutto il nostro lavoro? L'abbiamo fatto, e sofferto, per niente? Per avere un'altra crisi, un'altro macello civile? Oppure è parte cruciale, fondante della nostra nuova evoluzione?
Un sistema monetario basato sull'equilibrio e su un concetto di valore, misurabile, ben più ampio del solo profitto ottocentesco monetario a breve. In grado di includere ciò che gli (ignoranti) economisti oggi definiscono esternalità, fattori esterni, al Dio mercato.
Ovvero quanto vale il nostro equilibrio, il nostro capitale umano e sociale, il nostro territorio, l'uso delle risorse, il rispetto del lavoro, la dotazione di redditi.....Quanto vale la civiltà umana e l'uomo, la sua cortesia e il suo ambiente. E non solo il mercato.
Arriveremo a questa nuova scienza economica (ragionevole), e conseguente sistema di istituzioni, e sistema monetario e finanziario solo dopo aver pagato il prezzo di una mostruosa - e non necessaria - sesta grande crisi economica?
Abbiamo avuto la prima guerra mondiale (leggi fallimento sottostante del gold exchange standard, l'oro, il Baal dei primi millenni), la grande depressione degli anni 30 (leggi fallimento del primo liberismo), la seconda guerra mondiale (contro i mostri politico-ideologici creati nel sonno della ragione precedente), l'abbandono di un sistema monetario e finanziario equilibrato (quello di Bretton Woods) ad opera di Nixon, nel 1971, per stampare dollari in libertà e quindi finanziarsi la sacra guerra del Vietnam. E poi, dopo un periodo di pesantissima inflazione (creata da quella decisione sciagurata) la fine del comunismo (la fine dello statalismo becero) ma anche il contemporaneo via libera a tutti i cani e porci finanziari.
Oggi siamo alla sesta grande crisi? Al pagamento (rovinoso) di una globalizzazione gestita (anzi non gestita) sull'altare del nuovo Baal: il dio mercato?
Io spero di no.
E che si fa? Debito, altro debito?
An economic crisis of historic proportions
Qualcuno, in Italia, almeno deve dirle certe cose. E per me, che seguo questa crisi dal lontano 2005, mi pare quantomeno solo un normale, ma preciso dovere civico.


7:50:28 PM
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lunedì 24 novembre 2008
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Verso una nuova moneta (si spera mondiale e verde)
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Nov. 24 (Bloomberg) -- The U.S. government is prepared to
provide more than $7.76 trillion on behalf of American taxpayers
after guaranteeing $306 billion of Citigroup Inc. debt yesterday.
The pledges, amounting to half the value of everything produced
in the nation last year, are intended to rescue the financial
system after the credit markets seized up 15 months ago.
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La cifra messa sul tavolo dall'amministrazione Bush per salvare le
banche invece potrebbe salire da 700 miliardi di dollari a 1200,
secondo Martin Baily, ex capo economista dell'amministrazione Clinton.
Piu: 700 miliardi di dollari per lo stimolo fiscale e di investimenti negli Usa, altri 700 europei (i primi 130 di mercoledì sono solo ridicoli), oltre 600 miliardi cinesi, già approvati. Tutti a carico degli Stati, tutti debito pubblico. Bene.
Sono cifre mostruose, impensabili. Assolutamente inedite per chiunque abbia studiato un po' di storia economica.
Ma stampare moneta, en masse, significa poi inflazione, come giustamente sostiene Jacques Attali. A meno che non si decida, tra 4 o 5 anni, di cambiare moneta. Ovvero una moneta mondiale, spero fondata sullo stato di salute dell'umanità e della sua Madre, il pianeta Terra.
E non sull'illusione aurea, come in passato.
Ma una moneta mondiale, necessaria, significa anche un Governo (vero) mondiale. Altrettanto necessario.
Piaccia o no è una legge economica millenaria, usatela per il meglio, cari governanti veri.
Se il mercato è globale anche il suo sorvegliante ha da esserlo.
4:17:01 PM
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lunedì 17 novembre 2008
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Il caso Ferrara
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«Il risultato finale di un sistema tricroico a concentrazione e
separazione spettrale sarà, nei nostri programmi, di alto rilievo
strategico per il sistema Italia - continua Martinelli -. Le cifre
attuali del fotovoltaico mondiale, a dispetto di tante enfasi, non sono
buone. La risorsa base è il polisilycon, se ne sono prodotte circa
37mila tonnellate in tutto il mondo nel 2007 e forse raddoppieranno al
2010. Ma se anche immaginassimo di convogliare tutta questa produzione
mondiale sul solo fotovoltaico italiano attuale otterremmo soltanto una
produzione elettrica pari all'1-2% del fabbisogno elettrico nazionale.
Una nicchia. A noi invece, con una concentrazione a 200 soli, e la
separazione spettrale ad alta efficienza (tricroico) basterebbero 1.500
tonnellate all'anno di polisilycon, e quantità minime di metalli rari,
per produrre sistemi capaci di coprire, ogni anno, ben il 10% del
fabbisogno elettrico italiano. Con un risparmio di petrolio stimabile
in 10 miliardi di euro».
Cifre grosse, ambiziose. Che a Ferrara già muovono investimenti
industriali. Come la Estelux, che sta nascendo nel petrolchimico, che
conta di produrre dal 2010 circa 4mila tonnellate di polisyslicon. «Se
le destinassimo a celle tradizionali avremmo circa 500 megawatt di
potenza di picco annua aggiuntiva - spiega Domenico Sartore,
protagonista dell'iniziativa - pari a mezza centrale tradizionale. Ma
se invece riusciremo a destinarli a sistemi fotovoltaici a
concentrazione, come i Rondine della C-Power già esistenti (uno
spin-off del gruppo di ricerca ferrarese), che raggiungono i 32 soli,
potremmo tradurre queste 4mila tonnellate in ben 15 gigawatt di potenza
di picco aggiuntiva annua, pari al 7,8% del fabbisogno elettrico
italiano. Il che significa che in tre o quattro anni potremmo
raggiungere l'obiettivo europeo del 20% in fonti rinnovabili. E con un
consumo di spazio, stimato qui sulla provincia di Ferrara, pari al solo
2% della superficie non agricola».
Perdonatemi se cito due passi di un mio articolo comparso giovedì scorso su Nòva24. Ma mi serve per fare un ragionamento piuttosto preciso.
Anche per dare corpo ai due post precedenti.
A Ferrara ci sono alcune startup e un centro di ricerca. Lavorano sul fotovoltaico avanzato. Hanno già realizzato un prototipo industriale, il Rondine, che concentra il sole per 32 volte su un chip di silicio, tramite specchi a imbuto di forma particolare.

Questa è la prima generazione, ma ora stanno lavorando sulla seconda.
Bene, questi ragazzi sono esclusi dal conto energia, che invece finanzia solo sistemi fotovoltaici vecchi e di nicchia.
Questa tecnologia è 32 volte più potente di quella fotovoltaica oggi importata dalla Cina o dalla Germania. Perchè allora, mi domando, non va aiutata e incentivata?
Ma a Ferrara sta succedendo di più. Al petrolchimico (quello di Giulio Natta, un tempo il sancta sanctorum della chimica italiana) un gruppo di investitori e imprenditori ha avviato la Estelux per la produzione, via un impianto chimico, di polisylicon, la (finora scarsa) materia prima di base per le celle fotovoltaiche.
Prevedono di produrne 4000 tonnellate/anno dal 2010. Bene, se andassero nel fotovoltaico vecchio farebbero niente. Se invece andassero al fotovoltaico a concentrazione farebbero chip che ci daranno, e per decine di anni, diversi gigawatt.
.....potremmo tradurre queste 4mila tonnellate in ben 15 gigawatt di potenza
di picco aggiuntiva annua, pari al 7,8% del fabbisogno elettrico
italiano. Il che significa che in tre o quattro anni potremmo
raggiungere l'obiettivo europeo del 20% in fonti rinnovabili. E con un
consumo di spazio, stimato qui sulla provincia di Ferrara, pari al solo
2% della superficie non agricola».
Poi Martinelli e il suo gruppo stanno lavorando, ormai a stadio avanzato, a un sistema ad alta efficienza e 200 soli. Ancora più avanti:
....A noi invece, con una concentrazione a 200 soli, e la
separazione spettrale ad alta efficienza (tricroico) basterebbero 1.500
tonnellate all'anno di polisilycon, e quantità minime di metalli rari,
per produrre sistemi capaci di coprire, ogni anno, ben il 10% del
fabbisogno elettrico italiano. Con un risparmio di petrolio stimabile
in 10 miliardi di euro».
Ci siamo messi a fare un giochetto, al convegno Sapio di presentazione a Ferrara. Ovvero stimare quanto costa questa filiera fotovoltaica vera:
- 400-500 milioni di euri per la Estelux, per 5 anni, e poi va avanti sulle sue gambe;
- 300 milioni di euri per un paio di fabbriche di alto volume (in Italia) di pannelli a concentrazione, Rondine e poi tricroici
- 200 milioni di euri per finanziare la ricerca ulteriore.
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I chip li fa St Microelectronics ad Agrate o a Catania. E ci guadagna. Il tutto poi cresce normalmente per competitività.
Gli specchi in plastica, i vetri dicroici li fanno già piccole aziende italiane (le prime pugliesi, i secondi in trentino) e la meccanica di precisione per noi è gioco facile (la Dea piemontese misura i micron con i suoi robot...)......
Totale: un miliardo di euri per la filiera di avvio del fotovoltaico vero italiano.
Confronto: una sola centrale nucleare alla Scajola ci costerà almeno quattro volte, sono soldi che andranno, in gran parte, a Edf e Areva francesi e non genereranno niente di nuovo. Salvo elettricità cara e scorie insostenibili.
Un miliardo sul futuro, per il 20% di energia elettrica al 2020 (e con profitti auto-alimentati e competitività di sistema paese) contro 40 miliardi minimi per 10 centrali nucleari (al 90% un puro costo per l'Italia).
Vedete Voi.
Quaranta volte più conveniente.
6:33:10 PM
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venerdì 14 novembre 2008
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E due
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Per la seconda volta in 18 mesi i dati climatici della Nasa (questa volta su un supposto record globale di temperature ad ottobre) vengono smentiti da un gruppo di studiosi indipendenti.
La Nasa-Giss deve ammettere l'errore (tutta la Russia era calcolata con le temperature di settembre, ben più calde) e lo scarica sulla Noaa, l'ente metereologico statunitense. Che a sua volta si tira fuori dalla polemica (dicendosi non responsabile delle rilevazioni extra-Usa).
Morale: un'altra pessima figura per il Goddard Institute for Spaces Studies, di cui è direttore James Hansen, il grande sostenitore del global warming antropogenico, e consigliere scientifico di Al Gore.
Francamente comincio ad essere un po' stufo di questo gioco delle tre tavolette....
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Dati aggiornati:

Fonte: Giss-Nasa
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Domanda: ha ragione o torto chi sostiene che il global warming si è fermato dal 1998?
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P.s. Leggo che Guido Guidi ha trovato anche un'altra perla di fonte Giss...
12:51:15 PM
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giovedì 13 novembre 2008
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Who Killed the GM?
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La General Motors, insieme a Chrysler e Ford, sono alla frutta. E chiedono un piano di salvataggio pubblico urgente.
La rivista della Law School di Harvard, al proposito, va a ri-analizzare una vecchia storia, molto popolare tra gli ambientalisti: l'uccisione in fasce della Ev, la prima automobile elettrica di Gm.
Diagnosi: l'Ev funzionava bene ed era anche popolare. Fu uccisa per ragioni politiche, non esclusa la politica di George W. Bush. E la produzione fu portata sui Suv, che oggi stanno portando al baratro le big Three.
The technology to produce one has existed since the dawn of mechanized
transportation, and GM produced a feasible production prototype, the
EV1, in 1990. The EV1 was celebrated by drivers as an attractive,
powerful, economical vehicle, but by 2006 GM had revoked the leases,
and impounded and destroyed every one of them. The conundrum of a
popular product being taken away from consumers and destroyed makes us
ponder the question which is the title of the documentary Who Killed the Electric Car?
(qui l'iniziativa dal basso per la traduzione italiana)
The film explores the possible guilt of batteries, hydrogen fuel
cells, consumers, oil companies, government, and the car companies
themselves. The verdict is that all were guilty except batteries, which
were sufficiently powerful to carry the electric car farther than
almost all consumers need for their daily driving. Hydrogen fuel cells
were a convenient distraction which lacks the technological feasibility
of battery powered cars.
Consumers, especially those who had not yet driven one, were
hesitant to buy an EV1. Oil companies funded study after study which
concluded, contrary to the actual experience of drivers, that the range
limitations and cost of production were insurmountable barriers to
adoption. The federal government, spearheaded by President George W.
Bush and his cadre of cabinet-level former oil executives, squashed
California's zero-emissions initiative.
Most of all, once the electric car became a viable alternative to
the internal combustion engine, car makers seemed to realize that it
was not in their best interests to innovate, especially while oil was
trading at about ten dollars per barrel. The program was never
developed to the scale needed to realize efficient manufacturing, and
those marketing efforts made were unconventional and not widely
advertised.
Risultato: un suicidio innovativo e industriale. E oggi il ricatto alla Casa Bianca: se ci lasciate fallire, metteremo sulla strada oltre 2,5 milioni di lavoratori.
Anche questo pezzo di storia Usa (vero) va messo nel conto della presidenza Bush. Il Governo dei Suv e della guerra petrolifera.
Come uscirne? Un piano di salvataggio ma con manager scelti da Obama. Prima iniziativa: rimettere in produzione, a razzo, una Ev di seconda generazione.
Senza aspettare la mitica Volt, la foglia di fico di Gm sempre annunciata e sempre ritardata (ora al 2010).
7:19:50 PM
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martedì 11 novembre 2008
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L'Economist sul Green New Deal
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L'Economist sdogana il Green New Deal. Ma lo fa, come sempre, a modo suo.
Il succo è che la manovra appare necessaria, ma va percorsa per la strada giusta. Ovvero quella difficile di spingere le imprese a pagare per l'inquinamento e le emissioni, e di conseguenza ad adottare soluzioni di efficienza energetica.
La strada facile dei sussidi pubblici a fonti energetiche rinnovabili ancora fuori mercato va invece evitata, sostiene il settimanale inglese, per non ripetere errori come il finanziamento Usa all'etanolo da mais, o il boom fotovoltaico tedesco, in una nazione povera di sole.
(sul secondo esempio sono un po' meno d'accordo, perchè comunque l'azione tedesca ha fatto epoca)
In ogni caso anche questo editoriale si muove lungo una linea di pensiero in evoluzione. Sia Obama che Gore oggi parlano di un sistema di Cap and Trade (ovvero di carbon tax flessibile) i cui proventi vanno destinati a investimenti in efficienza energetica (in primis smart grid, edilizia efficiente, auto ibride), e in fonti rinnovabili già vicine alla grid parity (solare termodinamico, wind farms, geotermico avanzato).
I tempi di un sostegno pubblico generalizzato, con generose tariffe di due o tre volte quelle di mercato, per tecnologie fotovoltaiche capaci al massimo di esprimere pochi punti percentuali sui consumi elettrici sembrano già passati. Così anche per i biofuels di prima generazione.
Si pensi che, secondo stime non sospette (da parte del gruppo di ricercatori sul fotovoltaico dell'Università di Ferrara) tutto il polisylicon oggi prodotto nel mondo (la materia prima base, e scarsa e cara, per chip elettronici e solari) se fosse destinato alla sola Italia, e usato per le celle fotovoltaiche esistenti (silicio monocristallino e multicristallino) generererebbe ogni anno energia aggiuntiva soltanto pari all'1% del fabbisogno elettrico italiano. E la crescita nella produzione di polisylicon prevista al 2010 non farebbe che alzare questa soglia al 2%.
Una tecnologia di nicchia, quindi, e destinata a restare di nicchia. Ben diversa dal fotovoltaico a concentrazione, da 32 a 200 volte più potente (pari al 10% annuo del fabbisogno elettrico nazionale, con il 5% del polisylicon oggi prodotto). Ma qui entriamo nell'area della ricerca, e non dell'incentivo ai sistemi esistenti. La scelta che ha fatto del resto l'Olanda. Si è rifiutata di mettere soldi pubblici sul fotovoltaico esistente (seguendo pedissequamente la Germania sui tetti fotovoltaici incentivati), ma li ha dirottati a un forte impulso sulla ricerca per energie realmente significative.
Sul fotovoltaico i casi sono due: o i produttori, a breve, ridurranno drasticamente i prezzi (oggi piuttosto gonfiati) oppure dovranno accelerare nello sviluppo di tecnologie (come il fotovoltaico a concentrazione) nettamente più produttive. E sui biofuels l'unica strada reale pare sfruttare la cellulosa, e con processi biologici a costo contenuto.
Re minore di C, ovvero rinnovabili meno costose del carbone, è lo slogan lanciato da Google un anno fa per i suoi investimenti energetici (guarda caso non sul fotovoltaico nè sui biofuels). Oggi sia l'Economist che Gore, un po' tra le righe, ci parlano di solida efficienza energetica e di Re vicine a C.
Dove il vicino andrà a confrontarsi con un prezzo del carbonio positivo anche negli Usa (e forse oltre). In tale caso togliete pure il vicino e sostituitelo con minore.
E quindi il tutto senza necessità di incentivi artificiali. La disequazione così forse può tornare.
E divenire ciclo di investimenti convenienti, meno artificiali e quindi auto-sostenuti e diffusi sull'intero pianeta, paesi poveri inclusi.
Ovvero, appunto un Green New Deal (per definizione globale).
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P.s. Non sono affatto pessimista sul fotovoltaico, come ben sanno Giuliano Martinelli e Salvo Coffa. Sono pessimista solo su alcune tecnologie tradizionali e di nicchia odierne, troppo disinvoltamente spacciate per la soluzione di tutto. Pannelli in silicio che costano 5 euro per watt (e che difficilmente arriveranno alla soglia di 1-2 euro per watt entro quattro anni) non mi paiono meritevoli di massicce risorse pubbliche, altrimenti impiegabili in reale efficienza energetica.
7:02:48 PM
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Sei mesi
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Un impianto geotermico da 10 megawatt costruito in sei mesi. In Utah. Dalla compagnia Raser.
Once completed, the plant will have cost about $50 million to build.
(ovvero 5 dollari per watt - su 10 megawatt sostenuti - quindi al livello del costo di una centrale a carbone, ma con durata di vita prevista in 35 anni, superiore alla centrale fossile)
Mica male.
(noi potremmo avviarne una decina in Italia, e in sei
mesi avere 100 megawatt continui senza importare un metro cubo di gas o
di petrolio, con macchine analoghe già prodotte a Brescia dalla Turboden).
Immaginate in tre anni, quanti ci separano dal 2012, cosa potremmo fare.
Solo se non avessimo questa miope e vecchia classe dirigente al potere.
Incapace di capire il vero cambiamento alle porte
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(Via Ecoblog)
2:28:03 PM
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domenica 9 novembre 2008
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Cinque step
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Al Gore:
What follows is a five-part plan to repower America with a
commitment to producing 100 percent of our electricity from carbon-free
sources within 10 years. It is a plan that would simultaneously move us
toward solutions to the climate crisis and the economic crisis - and
create millions of new jobs that cannot be outsourced. First,
the new president and the new Congress should offer large-scale
investment in incentives for the construction of concentrated solar
thermal plants in the Southwestern deserts, wind farms in the corridor
stretching from Texas to the Dakotas and advanced plants in geothermal
hot spots that could produce large amounts of electricity. Second,
we should begin the planning and construction of a unified national
smart grid for the transport of renewable electricity from the rural
places where it is mostly generated to the cities where it is mostly
used. New high-voltage, low-loss underground lines can be designed with "smart" features that provide consumers with sophisticated information
and easy-to-use tools for conserving electricity, eliminating
inefficiency and reducing their energy bills. The cost of this modern
grid - $400 billion over 10 years - pales in comparison with the annual
loss to American business of $120 billion due to the cascading failures
that are endemic to our current balkanized and antiquated electricity
lines. Third, we should help America's automobile industry (not
only the Big Three but the innovative new startup companies as well) to
convert quickly to plug-in hybrids that can run on the renewable
electricity that will be available as the rest of this plan matures. In
combination with the unified grid, a nationwide fleet of plug-in
hybrids would also help to solve the problem of electricity storage.
Think about it: with this sort of grid, cars could be charged during
off-peak energy-use hours; during peak hours, when fewer cars are on
the road, they could contribute their electricity back into the
national grid. Fourth, we should embark on a nationwide effort
to retrofit buildings with better insulation and energy-efficient
windows and lighting. Approximately 40 percent of carbon dioxide
emissions in the United States come from buildings - and stopping that
pollution saves money for homeowners and businesses. This initiative
should be coupled with the proposal in Congress to help Americans who
are burdened by mortgages that exceed the value of their homes. Fifth,
the United States should lead the way by putting a price on carbon here
at home, and by leading the world's efforts to replace the Kyoto treaty
next year in Copenhagen with a more effective treaty that caps global
carbon dioxide emissions and encourages nations to invest together in
efficient ways to reduce global warming pollution quickly, including by
sharply reducing deforestation.
Il suo piano mi pare accettabile anche per chi, come me, ha maturato dei dubbi sul global warming antropogenico, ma resta fermamente convinto che un'azione strutturale sull'efficienza energetica globale sia necessaria, non più procrastinabile, e al centro della risposta positiva anche all'attuale crisi finanziaria.
Economists across the spectrum - including Martin Feldstein and
Lawrence Summers - agree that large and rapid investments in a
jobs-intensive infrastructure initiative is the best way to revive our
economy in a quick and sustainable way. Many also agree that our
economy will fall behind if we continue spending hundreds of billions
of dollars on foreign oil every year. Moreover, national security
experts in both parties agree that we face a dangerous strategic
vulnerability if the world suddenly loses access to Middle Eastern oil.
(questa mi pare la proposizione chiave - in gran parte nuova - dell'editoriale di Al Gore)
7:31:28 PM
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lunedì 3 novembre 2008
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Qualcuno che la pensa come me
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Slide 15
The view presented by the IPCC and other organisations is that the rise
in global average temperatures observed from 1980 to 1998 is largely
caused by anthropogenic causes of green house gas (GHG) emissions and
surface albedo changes caused by changing land use and loss of surface
ice. I do not agree with this position. I do believe that accumulation
of GHGs has contributed to the observed rise in temperatures, but also
believe that natural processes have made a very significant
contribution. In particular, the Sun was hyper active in the latter
decades of the 20th Century and this has likely contributed to the
observed warming. Furthermore, the Pacific Decadal Oscillation (PDO)
that moderates the ENSO cycle was set in warm mode. The geomagnetic
activity of the Sun has since become much less active and the PDO has
likely switched to the cool position. I suspect that these events plus
others are responsible for the cooling trend observed since 1998 that
is showing signs of intensifying.
I hasten to add that I share concern about the alarming loss of
Arctic Sea Ice mass and area since 1998. The pattern of ice loss is
consistent with anomalous warm water flowing in through the Bering
straights, and it seems that the super el Nino event of 1998 was the
trigger for this process. I draw considerable comfort from the fact
that Arctic Sea ice area showed significant recovery this year and at
time of writing the global sea ice anomaly stands at -1 million square
kms - well within the range of historic values.
The main reason for raising the issue of climate change is my belief
that the remedies for this perceived problem being pursued by UK and EU
parliaments may be utterly devastating for the European population.
This is especially the case if we end up in a position where the
climate cools even further, and we are wasting large quantities of
imported energy dealing with CO2 instead of heating and feeding the
elderly and poor.

Slide 16
OECD governments have grown obsessive about climate change and have
allowed CO2 reduction polices to dominate their energy policies. The
IPCC summary report presents the risks associated with climate change
in black and white terms when, as indicated above, there are ample
reasons to doubt the solidity of many of their findings.
In terms of risk management I will argue strongly that energy
policies should take fully into account the risks associated with
energy decline in addition to the perceived risks of climate change.
European governments should consider what would happen to their
populations should we return to the conditions of The Little Ice Age in
the decades that lie ahead. A scenario where we are wasting vast
quantities of imported energy dealing with CO2 whilst our populations
starve and freeze to death is in my opinion a realistic prospect in the
decades that lie ahead, if not sooner.

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Consiglio vivamente un'attenta lettura a questo post (in realtà il riassunto, slide by slide, di una presentazione a una conferenza inglese piuttosto altolocata, alla Royal Society of Chemists).
Messaggi chiave di Euan Mearns, geologo e uno dei fondatori di Oil Drums:
1) la crisi finanziaria e economica è acuta e globale, non è quindi tempo di sperperare;
2) la crisi petrolifera è reale, e il petrolio tornerà a prezzi elevati;
3) il riscaldamento climatico globale oggi semplicemente non c'è, anzi si va, dai dati osservabili, verso un ciclo di raffreddamento
4) la tesi (spacciata per verità inequivocabile) di un riscaldamento climatico globale causato dall'uomo e dalla Co2 è semplicemente dubbia;
5) buttare via risorse in seppellimenti geologici di Co2 o in biofuels di prima generazione (via energeticamente inefficiente ma nutrizionale-vitale mais) è semplice follia, con la crisi economica che abbiamo davanti;
6) la strada maestra è l'efficienza energetica che attacca sia la crisi energetica (vera) che quella climatica (dubbia).
(sui ghiacci artici si veda questo grafico, aggiornato giornalmente dalla rete di rilevamento a satelliti giapponese)
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Uff, mi sento un po' meno solo.
Ci ho lavorato da due anni, buttando alle ortiche il mio giornalismo internet, ma almeno una solitaria soddisfazione oggi me la porto a casa.
Un altro libero pensatore la pensa esattamente come me.
2:09:38 PM
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© Copyright 2010 Giuseppe Caravita.
Last update: 22/01/2010; 2.33.16.
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