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"Fratei forza al remo, demoghe addosso" La galera Gran Capitana di Venezia alla Galera Reale di Napoli nella giornata di Lepanto, dopo il disalberamento della prima linea turca da parte delle grandi Galeazze venete.
E' inutile prendersi in giro o fare finta di niente. I 7,76 triliardi di dollari che il Governo Usa sta mettendo in campo (a vario titolo) per arginare l'apocalisse finanziaria Usa fanno saltare tutti i paradigmi della (sedicente) scienza economica.
Questa cifra segnala un salto quantico, un quantum leap necessario a darci un futuro. E a evitarci la sesta grande crisi globale (sei è il numero della Bestia).
7,76 mila miliardi di dollari significano, all'incirca, un dollaro ogni due prodotti negli Usa nel 2008. Significano anche che il Pil Usa è finto per metà. Che va garantito da danari pubblici, da debiti dello Stato. Per ora necessari e urgenti. Poi si vedrà.
La notizia che ci dà il conto di Bloomberg è piuttosto semplice. La maggiore economia del pianeta è per metà marcia. Suturiamo, arginiamo, poi si vedrà.
L'anno prossimo forse saranno altrettanti, i medicamenti d'urgenza. Alcune stime parlano di 30 triliardi di dollari di finanza putrefatta, che prima o poi andrà all'incasso. Con epicentro in Usa e City di Londra.
Congelarla, gestirla, impedire che divenga crollo a catena.
Altrimenti crolla tutto il sistema. E per evitarlo, sommando fondi pubblici europei e asiatici analoghi si arriva a un esborso pubblico potenziale complessivo di circa 10 triliardi di dollari. Per alcuni anni. E se va bene.
Questo è il prezzo che pagheremo al culto del dio mercato. Professato da tanti economisti, tanti roboanti intellettuali e rigorosi esegeti che hanno affollato (e tuttora affollano) le pagine dei nostri quotidiani, con le loro belle prediche (passate).
Domandiamoci, cari economisti neoliberisti : il mercato, da sè, con le sue taumaturgiche virtù auto-correttive, ci dà forse la misura del valore? E come mai oggi scopriamo che va in eccesso di 10-30 triliardi di dollari (due volte e passa il Pil Usa) di spazzatura (e se va bene)?
Funziona da sè, il mercato?
Nessuno di loro, accecato dall'idolo, ha previsto questa apocalisse. Salvo qualche sparuta mosca bianca. Come Roubini, il catastrofista. Doctor Doom.
7 o 10 triliardi di dollari di danaro pubblico (a debito) per salvare il sistema sono però una pesantissima minaccia per il nostro futuro.
Obama, letteralmente, deve fare un miracolo. Si trova già a ereditare un'economia Usa profondamente squilibrata, con debito estero, deficit commerciale e di bilancia dei pagamenti astronomici e milioni di famiglie super-indebitate e in via di veloce impoverimento.
Roba che a Cuba, per un disgraziato statunitense povero, c'è il paradiso dell'assistenza sanitaria normalmente gratuita. E istruzione idem.
Deve, in tre-quattro anni, trovare il modo di far rendere e remunerare questa enorme crescita di debito pubblico, e di moneta stampata dal nulla (e per il nulla), perchè il dollaro non si disintegri e generi un'inflazione mondiale.
E ha sottomano una nazione campata, negli ultimi trent'anni, di ondate speculative, di finanza cresciuta su se stessa, di licenziamenti continui, di delocalizzazioni, di lavori precari, di ammazzamento da lavoro individuale e iper-competitivo, di stato sociale smantellato.
Deve ricostruire un'industria profittevole, almeno pari a quella europea, nel giro di quattro anni, partendo da una base ridottasi a meno un quarto di quella che abbiamo qui. E senza fare del protezionismo. Deve mettere al lavoro (vero) decine di milioni di americani. E deve dargli una vita e un futuro decente, prima che si mettano a spararsi tra loro o a sparare fuori. Davvero dura.
Un compito di riequilibrio titanico, impossibile da realizzarsi nei soli Usa. L'alternativa non ve la dico e ve la lascio immaginare.
Aiutiamolo, quindi. E' nel nostro interesse, se non prima che nella nostra etica. Un piano Marshall a rovescio.
In situazione non molto diversa sono la Gran Bretagna, l'Australia, l'Italia e la Corea del Sud. Tutte economie pesantemente indebitate, anche se per ragioni diverse. Tutti anelli deboli della catena.
Non facciamoci quindi troppe illusioni miracolistiche su Obama. Ce l'avrà davvero dura.
Lui il miracolo americano, solo negli Usa, non riuscirà a farlo. Non è nelle cifre. Ma un miracolo mondiale è invece possibile. Forse.
10 triliardi di dollari di costo (per ora) del neoliberismo squilibrato è una cifra talmente astronomica che nessun governo isolato, o istituzione esistente, può controllare nelle sue conseguenze.
Per fine prematura non solo del dollaro, ma anche della sterlina. E un terremoto anche in casa Euro.
Solo un sistema di governo globale dell'economia (globale), impostato fin da oggi (senza egoismi o troppi liberisti di torno) forse potrebbe riuscirci. Abolendo ogni paradiso fiscale, tenendo sotto stretto controllo ogni forma di leva finanziaria, creando un sistema monetario basato non più sul solo valore del capitale, ma del capitale più lavoro più risorse naturali. Sul valore e l'equilibrio dei popoli e dei territori. Senza trucchi.
E tassando anche chi, sullo sfascio del mondo, si è arricchito.
In gran parte quello che proponeva John Maynard Keynes a Bretton Woods. E che fu, in parte essenziale, bocciato dalla potenza Usa.
Un sistema cristiano, umano, comprensibile e credibile anche all'ultimo degli uomini. E di speranza anche per lui, l'ultimo.
Un sistema che premia e induce all'equilibrio, locale e globale. E non viceversa.
Questo è il solo criterio di valore che personalmente accetto in economia politica. Pagliacci e idolatri astenersi.
Tenendo poi congelato il debito creato e poi ereditato dal neoliberismo folle (e oggi in passaggio veloce a debito pubblico) e remunerato, con questa fiducia comune, quanto serve a mantenerla, la speranza e l'attività. Quindi la fiducia.
Un debito pubblico mondiale, gestito da un governo mondiale ragionevole e da una banca centrale mondiale idem. Su una moneta globale, basata su un concetto (e una misura) di valore più ampia. Umana.
Un Bancor reale, non politicamente imperiale (dollaro) o basato solo sulla finanza (impazzita). O su un meccanismo mentale da locomotiva a vapore del primo ottocento.
Una misura del valore reale. Cosa che gli economisti neoliberisti, dopo due secoli, non sanno (e non vogliono) fare, al di là della loro pseudo-scienza (ideologica). Del loro pensiero unico (e bacato).
Ma oggi siamo alle strette. Infatti è quasi impossibile remunerare un simile debito, nazionalmente. Più realistica una sua svalutazione concertata (e remunerata, via tassazione dei grandi patrimoni) graduale. Oggi tutta da ideare. Ma comunque, se nazionalmente perseguita, pericolosissima.
Meglio progettare un sistema nuovo all'altezza dei tempi. Misurabile, basato su un'economia umana, capace di dire quanto vale (e non vale) anche del vecchio sistema ereditato. Di sicuro a fondamento di questa sarà necessaria una rivoluzione scientifica, culturale, istituzionale.
Una rivoluzione anche nella teoria economica, finora ferma a un positivismo meccanicistico ottocentesco (il cosiddetto marginalismo, poi decaduto in ideologia neoliberista).
E' necessario invece costruire la matrice delle attività e del valore del pianeta, sotto civiltà umana. E da questa ricavare il prezzo composito della moneta, la misura comune, e invariabile (perchè è la risultante composita di quello che siamo, di continuo) del valore. Cosa possibile, oggi, grazie a una rete globale in tempo reale.
Una bussola costante, già intravvedibile. Una misura di valore più ampia e basata su quello che facciamo, ogni giorno, per un umano su tre ormai interconnesso. Una nuova contabilità globale estesa, generata anche dalla rete.
Come è questa su cui sto scrivendo.
E che ci siamo costruita e difesa da noi, formiche. E che ci dà già accesso a conoscenze e a altri giochi a guadagno condiviso.
Perchè non anche un gioco comune di protezione e sviluppo della nostra vita, e del nostro futuro economico? E' tanto difficile pensarlo?
Che senso ha, altrimenti, tutto il nostro lavoro? L'abbiamo fatto, e sofferto, per niente? Per avere un'altra crisi, un'altro macello civile? Oppure è parte cruciale, fondante della nostra nuova evoluzione?
Un sistema monetario basato sull'equilibrio e su un concetto di valore, misurabile, ben più ampio del solo profitto ottocentesco monetario a breve. In grado di includere ciò che gli (ignoranti) economisti oggi definiscono esternalità, fattori esterni, al Dio mercato.
Ovvero quanto vale il nostro equilibrio, il nostro capitale umano e sociale, il nostro territorio, l'uso delle risorse, il rispetto del lavoro, la dotazione di redditi.....Quanto vale la civiltà umana e l'uomo, la sua cortesia e il suo ambiente. E non solo il mercato.
Arriveremo a questa nuova scienza economica (ragionevole), e conseguente sistema di istituzioni, e sistema monetario e finanziario solo dopo aver pagato il prezzo di una mostruosa - e non necessaria - sesta grande crisi economica?
Abbiamo avuto la prima guerra mondiale (leggi fallimento sottostante del gold exchange standard, l'oro, il Baal dei primi millenni), la grande depressione degli anni 30 (leggi fallimento del primo liberismo), la seconda guerra mondiale (contro i mostri politico-ideologici creati nel sonno della ragione precedente), l'abbandono di un sistema monetario e finanziario equilibrato (quello di Bretton Woods) ad opera di Nixon, nel 1971, per stampare dollari in libertà e quindi finanziarsi la sacra guerra del Vietnam. E poi, dopo un periodo di pesantissima inflazione (creata da quella decisione sciagurata) la fine del comunismo (la fine dello statalismo becero) ma anche il contemporaneo via libera a tutti i cani e porci finanziari.
Oggi siamo alla sesta grande crisi? Al pagamento (rovinoso) di una globalizzazione gestita (anzi non gestita) sull'altare del nuovo Baal: il dio mercato?
Qualcuno, in Italia, almeno deve dirle certe cose. E per me, che seguo questa crisi dal lontano 2005, mi pare quantomeno solo un normale, ma preciso dovere civico.
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