Peak
Una raccolta di notizie sull'energia e il clima

 































 

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  mercoledì 23 luglio 2008





Puzzle


Scaricatevi questa presentazione.

Meditatela, alla luce di quel che avete letto in due anni su questo blog.

E leggetevi questo, e poi questo (scopiazzato dal primo).

Guardatevi il ritardo sulle rinnovabili in Italia sugli ultimi dati Gse (usciti oggi).

Riguardatevi, della presentazione consigliata, le slide sull'Italia, costruite a Ispra (da ricercatori europei):

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1.Costi delle rinnovabili fotovoltaiche oggi in Italia comparate a tariffe elettriche da primato in Europa:


http://blogs.it/0100206/images/pv%20costs2.JPG


E tra sette anni, in tutto il pianeta, (ricco o povero) prima di ogni centrale nucleare costruibile in questo paese...


http://blogs.it/0100206/images/costi.JPG


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2. Potenziale solare del Sud Italia comparato, giornalmente, alle tariffe elettriche massime in Europa, che ci impoveriscono:


http://blogs.it/0100206/images/pv%20sud.JPG

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3. La visione del Club di Roma - ora condivisa da Sarkozy (Francia), Merkel (Germania) e Brown (Gran Bretagna), che Dio la salvi - di un sistema energetico (e di salvezza comune) pluricontinentale. Islanda geotermica (dal 2020) compresa:



http://blogs.it/0100206/images/trec2.JPG


Cliccare qui sul relativo sito ...e qui per i ponderosi studi sviluppati in Germania già nel 2004-2005...

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Una mia riflessione:

a) mettiamo almeno - stima prudentissima e minima - 20 miliardi di Euro (4miliardi di euro per 4 centrali Epr per 60 anni più almeno altri 4 in burocrazia nucleare statale) in Italia nei dieci-quindici anni prossimi?

Come diceva Peppe nei commenti, qui su questo blog, andiamo un'altra volta alla conquista dell'Etiopia e dell'Eritrea, cinquant'anni troppo tardi e con le scarpe di cartone?

b) Il gioco a guadagno condiviso euro-mediterraneo, quello vero e quello di Pace, lo vedete invece sopra. Là c'è dinamismo, progetto, lavoro e futuro.

Lo hanno studiato tedeschi, giordani e italiani (tra cui il nostro Nobel Carlo Rubbia) di buona volontà assieme, e da anni.

Lo ha capito persino Nicholas Sarkozy, e non è poi troppo sorprendente. Oltre metà delle centrali nucleari francesi sono a fine ciclo di vita (oltre 40 anni). Gli incidenti sono quindi all'ordine del giorno. Vanno demolite a prato verde (decommissioning) e poi magari ricostruite sugli stessi siti (ad acqua abbondante). Una spesa enorme, anche per lo Stato francese (poco indebitato, a differenza nostra), solo per mantenere la capacità elettronucleare esistente. E i fabbisogni crescenti di energia (auto ibrido-elettriche di massa dal 2010, tanto per dirne una)?

L'Europa se li farà a gas (con aumento di dipendenza estera) oppure a carbone (risorsa endogena ma sporca, e quantomai problematica e costosa se associata alla - praticamente obbligatoria - cattura e sequestro della Co2....Come far tornare i conti di un'equazione energetica che non quadra?

Domani le sei-otto centrali nucleari francesi che esportano di notte elettricità a noi saranno ancora disponibili? E a quale prezzo ci venderanno l'elettricità?

Domanda. Possiamo aspettare 10 anni per farci in casa qualcosa di equivalente?


c) Specie di fronte a questa realtà della filiera nucleare di terza generazione:

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Worldwide, uranium production meets only about 65 percent of current reactor requirements.(fonte Mit).

Ciascuno di questi gingilli da guerra fredda, come quelli ormai a fine corsa in Francia, richiedono robot per smantellare (detto graziosamente decommissioning) bullone per bullone, tubo per tubo, i loro noccioli radioattivi inavvicinabili da operatori umani, e poi sbriciolarli (robot compresi e robot di sbriciolamento pure) pezzo a pezzo e infine scioglierli in acido, o immergerli in vasche di cemento spesso o vetro fuso a mille e passa gradi centigradi, tonnellate di blocchi e di acciaio radioattivo da conservare seppelliti in caverne refrigerate per un numero imprecisato di anni.


Bilancio Eroei a lungo della terza generazione nucleare (energia ricavata su energia spesa) da questo studio: negativo.

E di conseguenza l'uso di vecchie testate atomiche francesi come combustibile di riserva (notizia tra le righe, di quelle che contano).

Questi i veri problemi nucleari anche per la tanto decantata Francia.

Sottolineati anche in questo articolo del Guardian, sui dubbi emergenti inglesi ad affidare ad Areva (azienda di stato francese, connessa a Edf) di fatto il difficile piano nucleare inglese (anch'esso in dubbio).

Anche qui si pone infatti un maestoso problema di decommissioning.

Britain's nuclear industry has a fairly good track record but British Energy is struggling to maintain its ageing reactors - a series of breakdowns, or "outages" as managers call them, have gone unreported beyond the business news. Similarly, the Thorp and Magnox fuel reprocessing plants at Sellafield have have had accidents and breakdowns making them unable to pay back their huge building costs and provide the necessary income to help decommission old plants.

Last week it emerged the cost estimate for cleaning up nuclear waste in the UK had risen by £10bn in one year. That increase is the same as the current cost of the 2012 Olympics - the finances of which have generated so much political heat.

(10 miliardi di sterline equivalgono a quasi 13 miliardi di euro anno, su tre siti inglesi. M per la Francia, con 40 siti nucleari a fine corsa, quale sarà il conto vero del decommissioning?)

Il vero debito pubblico francese, sommerso e non dichiarato?

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d) Infatti, gratta gratta sotto la facciata del trionfalismo e della grandeur d'oltralpe emerge un contesto diverso (e anche di buon senso):


La risposta di Sarkozy è stata, fin dal suo insediamento, eloquente: l'Unione mediterranea, e ora, insieme, il Trec, il progetto di una super-grid bicontinentale, rinnovabile, e a guadagno condiviso. La prima, operazione geopolitica non facile, può fare passi avanti reali innanzitutto su un terreno di integrazione strutturale energetica vasta e lungimirante, e a guadagno reciproco e condiviso. Su un terreno di investimenti, di lavoro, di cooperazione.
Fino all'Africa continentale.

E non di ripiegamento in se stessi. Oppure di proliferazione nucleare in un'area, il Mediterraneo Sud, non esattamente priva di tensioni geopolitiche.

Trec è una prospettiva positiva, certo ambiziosa e tosta (e rischiosa), ma percorribile. Per l'Europa con problemi energetici evidenti, ma anche per loro che (vedi il grande progetto Masdar di Abu Dhabi) stanno cercando di andare oltre il petrolio e il gas, e hanno bisogno di altra energia elettrica e acqua dissalata, per le loro agricolture, per il cibo, per sostenere la loro crescita demografica.

E' solo questione di fratellanza, al di là delle religioni, al di là delle culture, e al di là di tanta tolleranza reciproca (quella che noi, nel male e nel bene, ben conosciamo, come operatori italiani, armati allora di spada, di bisturi o semplici mercanti e negoziatori e oggi medici, diplomatici o imprenditori.....). E' questione di vecchio Mediterraneo reciproco. Punto.

Lo hanno ben capito anche gli spagnoli, che le loro cinque vecchie centrali nucleari Endesa se le sono vendute (all'Enel....).....e ora lavorano e crescono allegramente su eolico e solare....in Spagna, California, Marocco e Algeria....

Invece di affrontare e vincere le vere sfide scientifiche, innovative e industriali, metteremo quindi le nostre principali risorse su una tecnologia energetica di fatto disassata dall'Europa ( nel terreno vitale del futuro) con un pedaggio, per 60 anni (ciclo di vita di un Epr)..

e) Domanda. Ci conviene?
E chi pagherà il conto?.

Oppure, o persino insieme (se ci riusciamo) ci conviene metterci anche noi, e da protagonisti attivi, sul Trec?

Nucleare sì o nucleare no....non è nemmeno questo il punto.

Il punto, leggendo e analizzando queste notizie chiave, sta nell'allocare risorse e investimenti su un'analisi costi-benefici e su un ventaglio di opzioni più vaste. Dalle sole "scandalose" 4 centrali Epr piazzate sul Po o vicino al mare....allargare la visuale oltre, allo spazio geopolitico vero che viviamo.

Ridimensioniamo il problema interno nucleare. Senza troppe paure e paranoie (le notizie degli incidenti francesi sono relative a impianti inevitabilmente a fine corsa, e gli stessi incidenti, da quanto viene riportato, sembrano, tutto sommato, ancora lievi).

A 10 anni un programma nucleare italiano, realistico sui siti realmente disponibili, sarebbe una sorta di (un po' costoso) backup energetico nazionale, ma che potrebbe persino rivelarsi superfluo. Specie in relazione a più veloci - e meno costosi, probabilmente (date le previsioni correnti) - progetti nucleari equivalenti via fotovoltaico. Ormai, e da più studi, fonte che pare vicina alla grid parity (a tariffe reali) in Italia.

Qui è il punto di indecisione attuale, quello vero. Faccio 4 grandi centrali Epr (inefficienti), mi lego le mani per 60 anni, creo tutto un ambaradan di controllo oppure punto sul fotovoltaico, oggi apparentemente caro, ma domani (a conti espliciti e nascosti) ben fatti, e a evoluzione tecnologica riscontrata e scontata, ben più appetibile, scalabile, dinamico, pacifico, semplice e distribuibile?

f) Come dire, un tempo: punto sul grande e potente mainframe centralizzato oppure sul piccolo pc ubiquito, dinamico e distribuibile (via rete ben fatta)? Una lezione controintuitiva l'abbiamo già avuta, dal 1981 ad oggi. E ben la conoscono gli amici ingegneri e informatici di Ibm....

Lascio a Voi e al monitoraggio delle tecnologie (mio umile mestiere) la risposta. Non facile, dato che molti parametri oggi paiono nascosti, difficilmente stimabili, intorcinati dentro a previsioni sospette di marketing, e dall'altro lato di logiche geopolitiche e di sicurezza europea (magari anche nobili e persino urgenti e occultamente obbligate) o solo politico-elettorali e lobbystiche-affaristiche di casa (un po' meno nobili, in tal caso).

Non lo so. Non posso saperlo e sto ai pochi dati tecnici a mia (e vostra) disposizione. E non amo neppure le dietrologie.

g) Aggiungo, sul versante industriale. Il Fotovoltaico può essere prodotto internamente dall'industria italiana (non necessariamente di import cinese o Usa). Vedi nascita di Silfab in Piemonte per il polisilicio su vasta scala (leggi dimezzamento dei costi nelle celle più stabili, a silicio monocristallino), vedi aumenti di capacità produttiva di Helios e nascente distretto solare veneto, vedi progetto Sun to grid, vedi il ruolo e le capacità di una St Microelectronics ad Agrate, e soprattutto Catania....

Certo, ri-aggiungo, abbiamo un'Ansaldo Nucleare e un polo ligure di tutto rispetto, sulla terza e pure quarta generazione (futura) delle centrali autofertilizzanti e, si spera, anche sicure, almeno come le costose Epr (ma senza l'orrendo problema scorie). Abbiamo il laboratorio del Brasimone Enea, e una tecnologia di reattori autofertilizzanti al piombo tra le più promettenti.... abbiamo Cinotti, mi dicono un genio che potrebbe persino essere il primo al mondo su questa frontiera, con il progetto Elsy. Il mio rispetto per gli ingegneri e fisici italiani (sovente di prim'ordine) che hanno continuato a lavorare in condizioni avverse non potrebbe essere più grande.

Personalmente votai sì (per tenerci Caorso e Montalto, e poi evolvere) allo sciagurato, emotivo e facile referendum sul nucleare. E dire che Locatelli mi fece scrivere, sulle pagine del Sole, tutti i pezzi su Chernobyl. E mi ricordo ancora, uno per uno, i suoi cazziatoni. Alla sera tardi, sui banchi sopra delle strisciate.

Personalmente mi piacerebbe che Cinotti, il suo prototipo, lo costruisse in Italia, e non solo in Russia. E che Scajola gli risolvesse le beghe di brevetti con Ansaldo Nucleare. Se è vero che il suo prototipo già funziona, o funzionerà, là.

Vorrei capire se questa quarta generazione (senza quasi scorie e a uranio 238, quantomai abbondante) è davvero lontana 10-20 o solo pochi anni. A dispetto della terza, che faccio proprio tanta fatica a digerire.

Ma qui è in ballo anche una questione diversa, dalla qualità dei singoli. Una questione di sistema e di futuro.

H) Potranno anche creare un equilibrio, un sano compromesso. Di sicuro chiarire questo mistero Cinotti, e rapidamente. E, in caso non fosse a breve anche rifare le ossa del nucleare italiano su uno o al massimo due Epr (o analoghe in tecnologia Ansaldo-Usa) per poi passare, quando possibile, alla quarta generazione. (E credo che Scajola, vecchio Dc, alla fine della fiera farà qualcosa del genere...).

Ma intanto far crescere, e il più velocemente possibile, le frontiere fotovoltaiche e solari termodinamiche a curva di apprendimento (e riduzione dei costi) più rapida. Senza interromperne l'attuale diffusione imprenditoriale, a diecimila siti (incentivata) :ma che potranno crescere (idem per l'eolico). Specie di fronte ai ritardi accumulati nelle rinnovabili rispetto agli altri paesi europei . E anche avviare ricerche e prototipi sulla nostra "carta nascosta", la possibile geotermia di terza generazione, onshore e offshore.....

Insomma: un vivaio di "Under 21" per la nazionale Italia 2040 (quando arriveremo al dunque, spero attrezzati)...


L'Italia, infatti, potrebbe essere, oltre che solare e aperta, anche il vero futuro produttore di ultima istanza per energia continua di questa super grid euro-mediterranea, mettendo a coltura questo potenziale:


In tal caso sarà credo possibile anche contrattare, a livello europeo, il non pagamento immediato della multa da eccesso di emissioni (sul trattato di Kyoto) dovuto a una sciagurata contrattazione, nel 1989, sui target di riduzione, per un paese (come è l'Italia) relativamente a basse emissioni, dato il 15% idroelettrico ereditato dai nostri bravi e saggi Padri.

Ma oggi, anche lui, un po' traballante...

Ora potremmo anche fare di più, oltre, potremmo anche stupire l'Europa e pure il Mediterraneo.

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L'Italia che sa rischiare sul meglio che le offre la sua Madre. L'Italia che ancora non c'è.

Dobbiamo creare un New Deal italiano.

In accettabile Concordia e serenità interna. Tutti uniti, stavolta (tanto per cambiare, se volete), su un sistema di progetti vitali.

(ma non esclusa, anche, la nostra naturale pirateria creativa)

Su un piano energetico vero, che ci serve e, stavolta, dobbiamo eseguire.



L'immagine �http://blogs.it/0100206/images/compass2.gif� non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. provando e riprovando... http://blogs.it/0100206/images/tempio2.jpg







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