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Il futuro del p2p (una proposta di transizione)
Chi scrive ha una piccola esperienza in tema di peer-to-peer.
Quella maturata a seguito del decreto Urbani del 2005. Non è stata una
vicenda tranquilla, ma di sicuro molto istruttiva.
Il decreto
Urbani, come molti credo sappiano, ha tentato di trovare una via
poliziesca alla questione peer-to-peer. Ovvero a quelle applicazioni di
libera condivisione di file digitali ormai diffusissime su internet e
che permettono lo sharing di qualsiasi tipo di opera, sia essa
autoprodotta, copiata, crakkata.
Da cinque anni a questa parte il
P2p è divenuto la grande bestia nera delle Majors, sia della musica che
del video che anche del software. Tutte le regole di mercato, giuste o
meno che siano, vengono annullate in questi circuiti di libera e
anonima condivisione. Nessuno paga diritti di alcun genere a nessuno.
E' come se fossero enormi mercatini delle pulci digitali gratuiti, in cui però trovi anche l'equivalente a costo zero di prodotti nuovi di
zecca, ottenibili e replicabili senza un graffio.
Come mai? Il
perchè è piuttosto semplice. Tutte le forme di protezione statiche
create nel passato dai produttori di video, audio, e software sono state infrante dalla rete. Video cassette, cd, dvd, pacchetti
software...la storia recente ci dice che ogni prodotto digitale (o
digitalizzabile) statico (o locale) ha un
tempo medio di tenuta, nelle sue protezioni sul supporto, di non più di
una settimana. Recentemente la Sony ha introdotto un sistema anticopia
sui suoi cd connesso a un software invisibile (rootkit) sui pc.
Rapidamente scoperto da alcuni hackers russi, il rootkit (elemento
pericoloso per l'entrata di virus nei pc) è divenuto pietra dello
scandalo mondiale. E la Sony ha dovuto fare una rapidissima marcia
indietro con notevoli danni di immagine.
L'unica forma di protezione che sta tenendo nel mondo digitale è quella
dinamica, via rete. Esempio massimo sono le cd-key dei videogiochi. Il
videogioco statico, su cd, è generalmente crakkato. Ma l'accesso ai
videogiochi di rete (ben più interessanti) è protetto da un account
univoco sui server del produttore che non è concettualmente crakkabile.
Risultato: il giocatore paga per il cd con il videogioco, paga per
farsi l'account, paga per costruirsi l'avatar con tutti gli strumenti
di gioco. Di solito via Paypal, ovvero con un account criptato
generalmente prepagato.
E' questa la strada anche per il P2p delle opere digitali? La premessa c'è ma la domanda è aperta.
Dmin.it sostiene questo approccio. Mi pare opportuno però discuterlo con attenzione.
La proposta di Dmin.it si può dividere in due parti. Quella relativa
alla fruizione online di servizi multimediali streaming e quella
relativa al p2p.
Sulla prima parte risulta abbastanza chiara la fattibilità e il
vantaggio di una proposta di protezione dei servizi differenziata via
rete. Mpeg 21, semplificando al massimo, non è concettualmente diverso
dall'approccio dei videogiochi via rete. Hai un codice di accesso
univoco, un'account individuale prepagato, fruisci del canale tv (o
quant'altro) in modo controllato dal suo produttore, paghi o micropaghi
al produttore stesso. Il vantaggio in termini di apertura del mercato
della Ip-tv a soggetti autonomi e non rinchiusi in valled gardens è
evidente. Oggi l'industria dei videogiochi, per fatturato vicina a
quella della tv, ha dimostrato la validità di questo approccio. Quindi
la prima parte della proposta Dmin.it è assolutamente convincente. E
progressiva, in termini di una nuova industria aperta dello streaming.
Dove invece nutro dei dubbi è sul p2p.
Oggi le reti p2p sono fondamentalmente dei mercatini (o mercatoni)
gratuiti di oggetti digitali statici e sprotetti da una incessante
attività di crakkatura attuata da centinaia di milioni di giovani
informatici in ogni parte del pianeta. Ad ogni livello di qualità.
L'ultimo film viene registrato malamente (o meno) in una sala
cinematrografica con telecamera digitale e immesso sulla rete. Poi
altri aggiungono piste audio in lingue diverse, spesso con
sincronizzazioni e livelli di qualità disastrosi. Risultato: l'ultimo
film sul p2p è talmente brutto che al massimo serve come una sorta di
preview per andarselo a vedere al cinema.
Poi, dopo un paio d'anni, arriva il Dvd. Questo,dopo crakkatura automatizzata, viene trasformato in un
Divx e immesso, a buona qualità, sulla rete P2p. Ma non è comunque
della qualità del Dvd. Idem con gli Mp3 rispetto alle tracce audio
originali dei cd. Tutto il p2p mondiale (salvo il software crakkato che resta uguale a sè stesso,
naturalmente) risente di un enorme problema di qualità audiovisiva.
Negli anni passati il pubblico dei condivisori si è ampiamente
accontentato (d'altro canto gli streaming audio-video in rete erano di
qualità uguale, o a volte persino inferiori) e il p2p era quindi in
auge.
Oggi le cose cominciano a cambiare. Il p2p stesso, con la sua enorme e
virale capacità diffusiva, ha creato una enorme e virale cultura di
massa nella musica e nel video.
E' nato il mercato per il multimediale di qualità, una spanna
sopra l'Mp3 e il Divx. La prova eclatante è stata Ipod e connesso
Itunes.
Non mi dilungo su questo caso. La Apple è riuscita a combinare design,
protezione Drm proprietaria (e hardware), prezzo contenuto dei brani e
qualità acustica un po' superiore in un fenomeno che ha rotto il circolo
infernale-virtuoso del P2p.
Ma le Majors non hanno capito molto di tutto questo. Sono andate avanti
sulla strada della criminalizzazione del p2p e dei prezzi alti delle
licenze a iTunes (la Apple guadagna sugli Ipod come statu symbol ma non guadagna sui
brani musicali, dove il suo margine è e resta risibile, nonostante i
volumi).
Oggi, con l'evoluzione delle connessioni a larga banda (dsl) a velocità
elevate (2-20 megabit/secondo) e con il prossimo passo alle Ngn (50-100
megabit all'utente finale) si apre pienamente lo spazio per formati
audio-video di alta o altissima qualità erogabili via rete. Protetti da
invalicabili sistemi di accounting tipo quelli dei videogiochi online o
di Mpeg 21 (l'approccio fondamentale è analogo).
Il p2p, però, continuerà ad esistere. E a macinare, nel suo mercato
delle pulci globale, tutto cio che di digitale è sproteggibile,
riformattabile e reimmettibile in condivisione. E' e resterà
il non-mercato alternativo strutturale di internet. Non facciamoci illusioni inutili.
Al proposito vedo tre strategie per il prossimo futuro:
1) Fregarsene del p2p e puntare sui contenuti streaming di alta qualità protetti e pagati via modello videogiochi online.
2) Criminalizzare il p2p, continuare a immettere paura per spostare il pubblico sui contenuti a pagamento.
3) Sanare con una licenza collettiva il p2p, lasciarlo al suo ruolo di
base, valorizzarne la sua capacità, agganciarlo a guadagno condiviso a
un mercato bidirezionale dei contenuti, di formato basso, medio, alto e
altissimo. Statico o streaming, ma protetto via rete.
La prima alternativa la chiamerò per comodità andazzo attuale (Aa), la
seconda modello Fimi-Riaa (Fr), la terza: possibile modello misto
Chiariglione-Cosenza-Caravita (Ccc).
Il modello Aa ha il pregio di puntare tutto sullo streaming aperto e
nulla sullo statico. Il difetto è che gli utenti domani riusciranno a
digitalizzare un film in alta definizione erogato via rete, a
crakkarlo, e a immetterlo sui P2p a larga banda. Oggi succede
normalmente con le emissioni digitali di Canal+, di Rai, di Sky (di cui
il P2p è pieno), domani succederà con le emissioni ad alta definizione
su P2p a larga banda (come è AdunanzA o C++ sulla rete Fastweb). Il punto è semplice, puoi criptare
quanto vuoi sul decoder, ma quando mandi l'immagine in chiaro allo
schermo televisivo (o al videoproiettore) lo catturi, lo registri e lo
immetti sul P2p. Ovvio: a qualità magari diversa dall'emissione
originale (un film hdtv da 20 giga pesa un pochino, anche a 50 megabit/sec). Ma se il film è nuovo per gli utenti p2p è più che
sufficiente anche in Divx 6.1.. E siamo daccapo. Metà del mercato, per gli autori e le
aziende, resta fuori controllo e infruttifero.
Il Modello Fr ha esiti ancora peggiori. Una intera generazione oggi sta
crescendo nella sfiducia, nella paura e anche (permettetemi) nell'odio
per le Majors. Rinfocolare quest'odio con continue retate di polizia,
denunce e altro, ottiene l'effetto di rendere il P2p, il mercato delle
pulci, un luogo sacro di libertà e di autonomia dai capitalisti cattivi.
Esito: una spaccatura del mondo della fruizione multimediale in buoni e
cattivi (a seconda dei punti di vista) con crescenti connotati
ideologici e irrazionali. Spazio agli estremisti. Ai salvatori del
mondo di ambedue le parti. Avvocati pagati dalle Majors contro Hackers
irriducibili. Un pericolo per la rete nel suo complesso. Una spinta
alla proprietarietà più ottusa, ai lucchetti hardware, alla rivolta
finale di tutti gli utenti contro un sopruso (ed è un sopruso)
percepito. Oggi ha un nome nella rete: Tpm, Fritz chip, Palladium. E
tutti stanno aspettando se Microsoft, con Vista, vorrà buttarsi in
questa voragine. La nemesi finale del pc aperto inventato a fine anni
70. E forse il trionfo di Linux.
Passiamo al possibile modello Ccc. L'idea è quella di una transizione a tre stadi.
Primo: introduzione dell'Idrm sul sistema di streaming e di Ip-tv aperto e differenziato (fase Chiariglione).
Secondo: istituzione di una flat di 5 euro mese come ritenuta alla
fonte per i diritti agli autori su ogni connessione consumer a banda superiore in downoload a 500
kilobit (fase Caravita).
Terzo: progressiva trasformazione di questa flat da 5 euro-mese in
account prepagato utilizzabile all'acquisto di opere multimediali in
alta definizione (fase Cosenza).
La prima fase è l'instaturazione, pura e semplice dello scenario (parte prima) del documento dmin.it (non mi dilungo).
La seconda fase è quella su cui da due anni a questa parte abbiamo
trovato un largo consenso sulla rete a seguito del decreto Urbani. Una
sanatoria permanente sul diritto d'autore (non pagato dal P2p) tramite
una tassa, una ritenuta alla fonte automatica (sugli abbonamenti a
larga banda) e una loro ripartizione equa agli autori, ben attuabile
anche attraverso forme di software agganciate ai file e capaci di dare
le staistiche (anonime) di downolad e uso dei file stessi. Oppure anche
tramite un'agenzia in grado di raccogliere dai gestori e dai promotori
di reti p2p queste informazioni (anonime). In totale, mia stima
provvisoria, circa 420 milioni di euro-anno garantiti destinabili agli
autori (e in parte riservabili a un nuovo fondo di promozione di
contenuti digitali italiani creativi).
Questa fase, si noti, è del tutto indipendente da ogni forma di crakkaggio, presente e futuro.
Terza fase: in un ambiente a larga banda italiano già abituato all'idrm
aperto sui servizi in streaming, la tassa di 5 euro può
essere convertita, in tutto o in parte, in una prepagata alla Paypal per acquistare
i contenuti ad alta qualità. Non solo: l'account, come sostiene Mimmo
Cosenza (e già avviene nei videogiochi) può essere a due vie. Chi
immette sul p2p opere coperte da idrm può accumulare anche crediti, e
incrementare il suo conto. Fa il markeing virale per tali opere, gestisce servizi Psp idrm, magari
fa un motore di ricerca perchè siano promosse. O altro....chi aggiunge
valore viene compensato. In un ambiente sano fino alle radici.
Il passaggio dalla fase uno crea abitudine al pagamento idrm delle
opere. La fase due determina un clima di serenità e selettività del
P2p. La fase tre vede la nascita di un mercato bidirezionale (una
economia) delle opere digitali, dinamiche e statiche-locali che siano.
Perchè? Semplice: perchè le tre fasi successive implicano la classica nascita di
una economia. La prima è l'accesso compensato alle risorse pregiate altrimenti
impossibili da ottenere. La seconda è la liberazione collettiva dalla
paura della punizione. La terza è la nascita di una economia in cui
tutti, autori e protagonisti dei servizi, non solo pagano ma anche
guadagnano. E la seconda fase è cruciale: mette in tasca 60 euro ai
giovani da spendere per le opere, e 60 euro in ambedue i casi (fase due e tre) diretti a
remunerare i produttori di tali opere.
Nella seconda e terza fase chi produce opere digitali viene remunerato
direttamente, ripeto. L'effetto di rivitalizzazione sull'arte multimediale
italiana è evidente. La seconda fase, una volta a regime la terza, può
essere transitoria. O considerata, alternativamente, solo una base
minima permanente per la nuova economia.

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© Copyright 2010 Giuseppe Caravita.
Last update: 22/01/2010; 4.05.15.
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