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Venerdì, 17 giugno 2005
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Ho voluto pubblicare in questo blog due testi molto lunghi per mettere in evidenza un unico "filo d'oro" che secondo me lega il primo con il secondo.
Il meccanismo che mi guida a legare questi due personaggi è frutto di un'intuizione puramente sincronicistica: nulla accade per caso, e quindi il fatto di aver analizzato a poche ore di distanza uno e l'altra in due contesti solo apparentemente slegati tra di loro mi spinge a cercare il parallelismo che si concretizzerà solo nelle prossime righe. Desidero spiegare questo meccanismo in quanto non credo che tutto questo sia "farina del mio sacco" ma sono convinto che tutte le idee si formino proprio così: un'intuizione che in verità non ci appartiene come individui, bensi' come umanità tutta, e per questo motivo va divulgata nel modo più diretto e trasparente possibile.
Se la critica alla globalizzazione di Panikkar data 1997 il discorso di apertura della Lubich è molto più recente, di qualche giorno fa'.
Il primo razionalizza ed esprime concetti molto profondi e tragicamente attuali con la freschezza e l'ironia di uno dei maggiori pensatori dela nostra epoca. La seconda ha realizzato un sogno che sembra l'applicazione pratica degli insegnamenti del primo: il concetto di inter-indipendenza è molto esplicativo a questo riguardo e vi lascero' il gusto di scoprirlo da soli.
Nel Vangelo di Luca, riportato solo in Greco, Panikkar riporta una breve parabola molto significativa: «Gesù passeggiava coi suoi nei campi di Galilea e vide un uomo che lavorava il giorno di sabato (ndr. che per legge doveva essere di riposo assoluto!) e gli disse: Antropé macarios ei, uomo sei benedetto se sai quello che fai; se non lo sai, sei maledetto e sarai distrutto dalla legge».
E' un inno alla vita, molto duro ma efficacissimo! Ribelliamoci alle paure e viviamo pienamente la vita, subito qui ed ora! Le leggi non potranno impedircelo, se il nostro cuore è puro.
Anche il discorso di Chiara Lubich è un inno alla vita: parla di fraternità universale attingendo alle terminologie titpiche del Cristianesimo, ma attenzione a non fraintendere la genuina apertura di questa figura. Non si tratta di minare la separazione tanto sofferta tra politica e religione, bensi' considerare la politica come una forma più ampia e completa, che consideri tutto l'uomo, anche il suo bisogno di pane spirituale.
L'uomo è amore e si riesce ad esprimere al meglio quando riconosce lo scopo per cui esiste: le parole di Panikkar, proprio come le azioni pratiche della Lubich, mostrano una strada. A noi di costruirci la nostra.
Il mio dono è quello della divulgazione, e quando scrivo queste righe mi sembra di passeggiare lungo un bellissimo sentiero... e mi sento vivo.
max ;-)
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9:27:21 PM ;
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Giovedì, 16 giugno 2005
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(nella foto qui a lato Chiara Lubich) Signor Sindaco di Rosario, Signor Ministro dell'Interno,
Signori Sindaci e Amministratori, Parlamentari,
Amici tutti,
poiché non mi è possibile essere tra voi, vorrei farvi giungere con questo messaggio tutto il mio convinto sostegno.
Ho condiviso, fin dal suo nascere, l'idea di lavorare per l'unità di tutta l'America Latina partendo dalle città, ed ho avvertito, fin da allora, che quest'iniziativa sarebbe stata una tappa importante nella direzione di un mondo unito, unico orizzonte concepibile per l'umanità di oggi.
Ed ora l'idea è realtà. Vi so convenuti da tutti i Paesi ed ogni delegazione è chiamata a offrire il suo contributo a meglio definire e valorizzare, nel contesto mondiale, lo splendido disegno politico, socioeconomico, culturale di questo continente. L'impegnativo programma che guida il Convegno è quello di mettere in rapporto democrazia e fraternità, di arricchire, quindi, la democrazia con valori fondanti e condivisi ad ogni latitudine e per ogni società. È un'intuizione che si rivelerà, ne sono certa, una scelta strategica.
Oggi la storia ci chiama a misurarci con grandi sfide. Le tensioni che lacerano il cammino di tutti i popoli interrogano ciascuno di noi, sia come singoli che nelle nostre associazioni, come nelle formazioni politiche di cui facciamo parte. Sia che si amministri un piccolo comune o una metropoli, sia che si partecipi a costruire il bene comune da cittadini attivi o da studiosi competenti nel mondo della cultura, sia che si offra il proprio impegno nelle istituzioni o nella società civile, non possiamo sottrarci a tali sfide. Questo se vogliamo che la nostra proposta politica sia in grado di prospettare soluzioni adeguate ed efficaci, corrispondenti alle nostre responsabilità, ma soprattutto al disegno di Dio e quindi a beneficio di tutti.
Le forti contraddizioni che segnano la nostra epoca necessitano di un punto di orientamento altrettanto penetrante ed incisivo, di categorie di pensiero e di azione capaci di coinvolgere ogni singola persona, così come i popoli con i loro ordinamenti economici, sociali e politici.
C'è un'idea universale, che è già un'esperienza in atto, e che si sta rivelando in grado di reggere il peso di questa sfida epocale: la fraternità universale.
È proprio nella desolazione della seconda guerra mondiale, che io e le mie prime compagne abbiamo scoperto nel Vangelo la luce dell'amore reciproco, la chiamata alla fraternità universale. Tra le macerie materiali e spirituali disseminate dall'odio, credendo che "tutto vince l'Amore", ci siamo riscoperti fratelli e sorelle di ogni uomo e donna che avvicinavamo, perché figli di quel Dio che si era rivelato a noi come Padre di tutti: Dio Amore. Guidate da quelle parole di vita, nella piccola città di Trento nel nord Italia, bombardata in quei giorni fino alla distruzione, abbiamo visto comporsi intorno a noi una piccola comunità che è andata crescendo sempre più.
Nella mia vita, con questo straordinario dono, un particolare carisma che Dio ha dato oggi alla Chiesa e all'umanità, ho potuto lavorare in prima persona all'edificazione di una rete di fraternità, di unità, a tutte le latitudini, fra uomini e donne di ogni cultura. E conoscendo innumerevoli persone, gruppi, popoli, ho constatato che la tensione all'unità, alla fraternità è un'aspirazione insopprimibile che va facendosi strada. Ho scorto dovunque il progredire dell'umanità, un passo dopo l'altro, fino a poter affermare che la sua storia altro non è che un lento, eppure inarrestabile cammino verso la fraternità universale.
Ma si tratta di un cammino che va accompagnato e sostenuto.
Se oggi, dopo sessanta anni di vita, i fatti parlano del nostro Movimento come di un popolo dell'unità, io sono qui a testimoniarvi che ciò che è impossibile a uomini isolati e divisi, diventa possibile a quanti hanno fatto della fraternità, della comprensione reciproca, dell'unità il movente essenziale della propria vita.
Certamente qui ci sono tutti gli elementi per avviare un processo che può segnare la storia: una grande idea, la fraternità universale; un contesto dove concretizzarla, la città; soggetti istituzionali e sociali diversi, la cui unità è arricchita ed esaltata proprio dalle differenze; un progetto, l'unità dell'America Latina al servizio dell'unità del mondo.
Se sarà così tutto diventerà possibile! Tenendo lo sguardo sull'obiettivo, nonostante le difficoltà, potremo ricomporre in un unico mosaico, partendo dalla dimensione dell'impegno quotidiano fino alle grandi scelte politiche per i nostri popoli, le mille tessere della reciprocità. Sapremo realizzare assieme una democrazia comunitaria, partendo proprio dalle città latino-americane. In esse nuove possibilità di partecipazione e una nuova disponibilità all'ascolto apriranno strade inattese per il riscatto degli ultimi. Sapremo contagiare con l'idea e soprattutto con la pratica della condivisione dei beni, nella libertà, i circuiti economici e le istituzioni. Partendo dalla base, dalla città come dimensione fondamentale della politica, potremo fornire esperienze, progetti, idee utili anche per rinnovare la politica mondiale, oggi indebolita da forti ingiustizie, dimostrando che è possibile l'unità nella diversità, un progetto politico condiviso pur nel rispetto del pluralismo, una società globale, ma fatta di mille preziose identità.
Quale il mio augurio? Che la saggezza millenaria dei popoli autoctoni che è alla radice della vostra storia; che il contributo dell'immigrazione, che ha potuto esprimersi pienamente grazie alle vostre società ospitali; che le vostre incommensurabili risorse naturali e soprattutto culturali; che il desiderio di trovare un punto di equilibrio tra rispetto per la natura e sviluppo economico; che la feconda vivacità democratica dei vostri Paesi possano trovare nuove espressioni nella fraternità, per essere dono a tutta l'umanità.
Da parte nostra mettiamo a disposizione il carisma dell'unità che abbiamo ricevuto dal Cielo per tutti gli uomini, e la ferma volontà di percorrere con gioia, assieme a voi, questa strada impegnativa, capace però di condurci a nuove mete di sviluppo e di pace.
Dio, Padre di tutti i popoli, sostenga il nostro lavoro e lo porti a compimento.
From: Politica - Convegno "Città per l'unità"
http://www.focolare.org/it/sif/2005/it20050602b.html
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9:58:31 AM ;
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Domenica, 12 giugno 2005
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Come sopravvivere allo sviluppo
(La globalizzazione sotto inchiesta)
di Raimon Panikkar

Presentazione
Fu chiesto una volta a Confucio quale fosse il suo desiderio più grande. «Mettere ordine nel linguaggio», rispose il sapiente. In effetti, le parole hanno il magico potere di rendere plausibile anche
quello che non lo è attraverso l'abitudine alla ripetizione. Termini come "sviluppo", "mondializzazione",
"globalizzazione" celano fenomeni perversi che il linguaggio tende a nobilitare e giustificare.
Mettere ordine nel linguaggio significa chiamare le cose con il loro nome. Allora ci si accorgerebbe
che lo sviluppo è un meccanismo che favorisce pochi privilegiati, ossia le élites del nord e del sud del
mondo, mentre la globalizzazione dell'economia si risolve in uno sfruttamento selvaggio e senza regole
dei soggetti più deboli della società internazionale. Mai come oggi la grande speculazione ha
monopolizzato l'economia mondiale. Non è un caso che dovunque nei paesi industrializzati cresca la
disoccupazione e, contemporaneamente, nei paesi del Sud la politica neoliberista riduca intere popolazioni
a una condizione ancora peggiore della schiavitù antica.
L'aspetto più inquietante è la mancanza di riflessione su tali fenomeni. Come se si trattasse di realtà
naturali immutabili dotate di una evidenza intrinseca e non di strutturazioni storiche contingenti.
La forza mitica di cui è ammantata l'economia attuale impedisce di fare un'analisi spregiudicata dei
suoi orientamenti.
La nostra economia è figlia della nostra antropologia e del
suo esagerato individualismo. Sarebbe vano pretendere di modificare i meccanismi economici senza
approfondire il senso globale della nostra vita: avremmo cucito le classiche toppe nuove sul vestito
vecchio. Raimon Panikkar mette il dito sulla piaga quando sostiene che l'economia umana deve trattare
degli uomini e dei loro bisogni, non delle merci e delle loro leggi. L'economia è una realtà troppo
seria per lasciarla in mano agli specialisti: si tratta della condizione umana. Solo un recupero profondo
del senso della nostra umanità ci fornirà le energie necessarie per fare in modo che la società
riprenda il controllo dell'economia e possa orientarla. Attualmente, invece, è il funzionamento economico
che decide l'organizzazione della società.
Non c'è dubbio che il compito di uscire dalla situazione presente debba essere affidato a una forte
ripresa della politica, come sottolinea vigorosamente Rodrigo Rivas. Una politica che attinga però al
versante profetico e utopico e non si limiti alla pura gestione dell'esistente. Forse il primo nodo da
sciogliere è come regolamentare l'arbitrio del capitale finanziario, che provoca una crisi generalizzata
pagata dalla fasce più deboli della società. Il capitalismo sta scivolando sempre più rapidamente
verso il monopolio e dunque verso disuguaglianze e conflitti. Basti pensare che un terzo del commercio
mondiale è in mano ad appena cento multinazionali che effettuano scambi tra loro: Inter
company transfers.
Diventa sempre più urgente organizzare reti di persone che resistano a determinati provvedimenti
ingiusti, attivare sistemi locali di scambio, democratizzare le grandi organizzazioni internazionali, difendere
i diritti del lavoro in ogni parte del mondo.
Ma non è compito di un piccolo testo come questo stabilire un'agenda di priorità politiche; è
molto più significativo fornire stimoli per uscire dalla rassegnazione e dalla passività di fronte al
grandioso marchingegno economico che incombe sulle nostre vite come un macigno. Che sia un moloch
divorante lo sappiamo già, ma potrebbe anche trattarsi di un gigante dai piedi d'argilla. E allora
anche un minuscolo sassolino può contribuire a disintegrarlo.
I - Raimon Panikkar
Raimon Panikkar
Nato a Barcellona da madre spagnola e da padre indiano, è laureato in chimica, filosofia e teologia. Professore emerito
di filosofia della religione all'università di California, ha pubblicato una trentina di opere e più di 300 articoli accademici
su argomenti che spaziano dalla filosofia alla scienza, dalle religioni comparate al dialogo fra le culture.
Economia e senso della vita
Vorrei affrontare questo tema con un invito al silenzio. Il silenzio è il luogo d'incontro tra il tempo
e l'eternità, e chi non sa vivere del silenzio impiega tutta la vita a correre sulla scia di una temporalità
che, a lunga scadenza, si rivela sempre deludente. Il mio invito al silenzio implica che la parola, il logos,
non è tutto nell'uomo. Senza far riferimento ad altre tradizioni, potrei citare S.Ireneo il quale afferma
che da un silenzio del Padre scaturisce l'unica parola, il Logos, il Figlio, oppure l'evangelista
Giovanni: «In principio era la Parola». La parola è in principio, ma non è il principio. Il principio è il
silenzio. L'averlo dimenticato ha generato nella nostra cultura una logomachia, una logorrèa, che si è
poi convertita in razionalità e costituisce una delle cause ultime della situazione in cui ci troviamo.
L'esperienza del silenzio non è semplicemente tacere, non è nemmeno la repressione della parola
nel momento in cui ho tante cose da dire, ma la consapevolezza della relatività di ogni parola, dunque
della sua imperfezione: non c'è parola o concetto che possa esprimere tutta la realtà. Nella realtà c'è
qualcosa di ineffabile, di inesprimibile, di cui posso essere consapevole solo nel silenzio. Se non
scopriamo quest'altra dimensione, l'unica alternativa sociologica è la sconfitta, quando non il fiasco
totale o la,caduta nel pessimismo. Non serve nemmeno proiettare la speranza nel futuro, lo si chiami
inferno, cielo, reincarnazione, storia... perché nel frattempo la depressione può trasformarsi in menefreghismo.
Dobbiamo renderci conto della situazione veramente unica che ci è toccato vivere. La
scissione dell'atomo, un fatto unico nella storia, e l'invasione travolgente della tecnologia moderna in
tutti gli angoli del mondo, ci vietano di pensare semplicemente con i parametri antichi. È in gioco, a
mio parere, nel momento attuale, non una politica à la petite semaine o un assetto particolare, ma il
destino di questa specie umana che da 6000 anni abbiamo chiamato storica. Abbiamo il privilegio, rispetto
a 6 miliardi di persone, di potercene rendere conto e di sapere che unendo l'intelletto con il
cuore e con l'azione possiamo contribuire in qualche modo a superare questo transito, questa mutazione.
Non è un'epoca di cambiamento, come ha scritto qualcuno, è un cambiamento d'epoca.
Dopo questa premessa entro in tema, dividendo il mio scritto in tre punti: una prima parte sullo
sviluppo, una seconda sul pluralismo economico, una terza sul "sopravvivere allo sviluppo".
Voglio subito evitare la tentazione, tipica della forma mentis moderna, di concentrarmi sul "come"
dimenticando il "che cosa". Per la modernità l'importante è il come: come funziona la macchina?
come funziona il computer? come funziona la famiglia? come funziona la società? I problemi della
tecnologia sono tutti problemi del "come". Io invece non vorrei preoccuparmi esclusivamente del
"come", per cercare di descrivere un po' il "che cosa". Il «che cosa» è il senso della vita ed è più
complesso. Averlo dimenticato o averlo delegato ai santi, ai mistici, ai teologi, agli spirituali ha dato
origine a una schizofrenia personale e collettiva della quale probabilmente siamo tutti più o meno
vittime. Quindi il mio compito non sarà tanto di delegittimare il paradigma economico dominante,
perché non me ne importa troppo della legalità, quanto di fare una rapida analisi dei tre concetti che
stanno nel titolo della mia esposizione.
I - LO SVILUPPO
E comincio subito con lo "sviluppo". Dovremmo domandarci perché questa parola ha avuto un
successo così inaudito. Si è cominciato a parlare di "popoli sottosviluppati o sviluppati" nel 1949.
Da quel momento la parola "sviluppo" ha monopolizzato il linguaggio. Ho fatto uno studio sui documenti
ufficiali delle Nazioni Unite e ho trovato che si parla di sviluppo, di sottosviluppo, sviluppo
diretto, culturale, economico, sostenibile, endogeno, centrato sull'uomo, interdisciplinare,
scientifico, tecnologico, sociale, storico... La parola "sviluppo" è pervasiva e lo sviluppo è diventato
un mito intangibile, una realtà sulla quale ovviamente siamo tutti d'accordo. Forse anche qui non
siamo sviluppati come pensiamo e ogni tanto io devo invitare alla pazienza alcuni amici miei del
Bengala che vorrebbero fare una crociata contro questi paesi occidentali sottosviluppati perché non
sanno vivere, non sanno mangiare, godere; ma il paradigma dello sviluppo resta. Le parole hanno una
forza intrinseca.
Mi sono chiesto spesso perché l'idea di sviluppo si sia "sviluppata" tanto universalmente da convertirsi
in ideologia dominante. Sono convinto che lo sviluppo non avrebbe avuto questo successo se
non ci fossero stati in Occidente, dove ha preso corpo, Parmenide, Aristotele, S.Tommaso, Cartesio
e i pensatori del nostro tempo. L'idea di sviluppo si è radicata così fortemente in Occidente perché
non è altro che un'applicazione unilaterale dell'intuizione aristotelica della potenza (dynamei on). In
Aristotele la potenza richiede un altro elemento estrinseco, l'atto (energeia), e ambedue costituiscono
l'essere finito. Le cose hanno una potenzialità che deve essere attualizzata attraverso l'atto;
questa concezione è arrivata fino alla fisica di Newton e persino a quella di Einstein e di Plank. Se
tengo in mano una penna e la lascio cadere, mi accorgo che si "sviluppa" un'energia che prima non
c'era e adesso c'è. Si dice allora che questo corpo aveva un'energia potenziale che si è sviluppata cadendo,
con la gravità e tante altre cose. E' una specie di necessità di un certo tipo di pensiero per
rendere intelligibile l'apparire di una forza in un determinato contesto. Senza accelerazione non "appare"
la forza fisica.
Le conseguenze di questa concezione portano lontano: è un'ironia che nei paesi occidentali gli
scienziati e i cosiddetti credenti discutano ancora sul big bang e la creazione. Come se la creazione
fosse una realtà cominciata col big bang e sviluppatasi in seguito. Tutto l'evoluzionismo riposa sull'idea
che le potenzialità nascoste nei livelli inferiori della realtà vanno evolvendo. La differenza con
la concezione aristotelica del dynamei on, dell'essere potenziale, sta nel fatto che la potenza ha bisogno
di un atto che le venga dall'esterno e che l'attualizzi: il divino in qualsiasi forma, l'atto puro. Noi
che siamo già più "sviluppati" pensiamo che tutto possa avvenire senza quest'atto puro, che sembra
quasi una ipotesi superflua. Allora la realtà si sviluppa da sé perché non ha bisogno di un Dio, di un
demiurgo, di qualsiasi agente che l'attualizzi: le cose si spiegano come uno sviluppo della potenza.
Anche i teologi attuali sono caduti nella trappola di pensare, contro la migliore scolastica, che la creazione
sia avvenuta nel passato, prima o con il big bang, dimenticando quello che i buoni scolastici
chiamavano creatio continua. Se la creatio non è oggi, adesso, in questo istante, non è creazione.
Pensare che Dio sia un ingegnere, magari un po' più astuto di noi, che ha fatto le cose in modo tale
che si potessero sviluppare, dal big bang fino ai sistemi più complessi, oltre ad essere una bestemmia
è un'ingenuità. La famosa chiquenaude di Descartes: Dio ha dato il colpettino iniziale e poi tutto
funziona da sé sviluppando le proprie potenzialità.
L'idea di sviluppo è l'idea monoculturale centrale dell'Occidente. Dobbiamo diventare consapevoli
che l'idea di sviluppo non è né neutrale né universale né universalizzabile, e questa credenza, del resto
geniale, che la concezione di una sola cultura valga per tutte le culture è l'essenza del colonialismo.
Il colonialismo può non essere una cosa cattiva. Non tutti i colonialisti erano conquistadores
brutali, crudeli; avevano solo la convinzione che Dio, la cultura, l'impero fossero la soluzione per
tutti. Prima si diceva: un Dio, una religione, una chiesa; adesso un mercato mondiale, una democrazia,
un governo mondiale, ma è la stessa sindrome: gli stessi cani con diversi collari, o, se vogliamo,
gli stessi pescecani.
La crisi dello "sviluppo"
Non voglio approfondire maggiormente da un punto di vista filosofico l'origine di questo successo,
ma preferisco soffermarmi un po' di più sulla crisi dello sviluppo: lo sviluppo ormai non
funziona. Attualmente solo l'8% dell'umanità ha una macchina; ma se tra 10 anni l'avesse il 72% della
popolazione mondiale non si respirerebbe più sul pianeta; d'altra parte, se io sono un democratico
voglio che quello che va bene per me vada bene anche per gli altri. Dunque l'idea di sviluppo è in crisi
perché non si può estendere né nello spazio né nel tempo. Ma si trova in crisi per un'altra ragione
più profonda. Non solo perché dal 1945 ad oggi 2500 persone muoiono ogni giorno di guerra, ma
soprattutto perché lo sviluppo è sfuggito al nostro controllo. Lo sviluppo si è così "sviluppato", il
cancro ha prodotto metastasi così numerose, I'omeostasi è talmente spezzata che noi, i quali pensavamo
con Bacone che sapere è controllare, sapere è potere, cominciamo a renderci conto che non
possiamo controllare un bel niente. Lo sviluppo funziona da sé, al di fuori del controllo dei singoli e
della società. Sarebbe veramente, un insulto dire che tutti coloro che stanno al potere siano dei criminali
o degli egoisti. Vorrebbero modificare la situazione, ma sfugge al loro controllo, anche a quello
del dittatore più rigido. Dice un proverbio indiano: se cavalchi una tigre non puoi scendere, altrimenti
la tigre ti divora. Noi stiamo cavalcando una tigre.
Per aprirsi a tutta la ricchezza della realtà il silenzio è un organo altrettanto indispensabile quanto
il pensiero. Siccome il pensiero funziona componendo e dividendo, ha bisogno di un certo tempo lineare
più o meno lungo. Ma non c'è solo il pensiero. Abbiamo perso quell'esperienza umana universale
di renderci conto che la realtà ha altre dimensioni. É come se avessimo perso l'occhio che ci permette
di vedere la profondità. La tragedia del cristianesimo in Africa è che non ha valorizzato la
danza, vale a dire la grande scoperta che la natura ultima del tempo è il ritmo: né linearità né circolarità,
sempre la stessa cosa e sempre diversa, l'ultimo passo uguale al penultimo e tuttavia ognuno diverso
e distinto.
Anticipo qui un theologoumenon che avevo riservato per la fine, affermando che la speranza non
sta nel futuro ma nel presente, e cioè nell'invisibile. Credo che nel 1997 la sindrome we sha11 overcome,
venceremos non funzioni più e diventi demagogia. Una volta è accaduto, ma mille e mille altre
volte il vincitore è stato Golia e non David. Questo non vuol dire che non ci possa essere un Martin
Luther King, un Gandhi, benché non bisogna dimenticare che il successo di Gandhi è costato due milioni
di vittime. Forse il problema umano va visto in una terza dimensione di profondità per non cadere
nella tentazione del "come", gli strumenti o le regole del gioco che ci forniscono i prepotenti o la
cultura attuale. Perciò le relazioni interculturali non sono un lusso di menti privilegiate che vanno in
India o fanno turismo culturale, che sarebbe un'altra forma di prostituzione, ma una necessità imprescindibile.
La prima radicale mutazione dovrebbe avvenire nel linguaggio. Bisognerebbe cessare di impiegare
la parola "sviluppo" o, peggio ancora, la perifrasi "in via di sviluppo" per indicare la maggior parte
dei paesi del mondo. Ci sarebbe una bella differenza se, invece di definirli "in via di sviluppo" si potessero
chiamare paesi "in via di risveglio", "in via di illuminazione". Le parole sanno un po' di esoterismo,
di New Age, ma non bisogna dimenticare che l'India da sola ha una popolazione superiore
all'America, alla Russia e all'Europa messe insieme. E nel subcontinente indiano queste parole suonerebbero
diversamente. Forse si aprirebbe tutto un altro mondo per la forza stessa delle parole, la
forza del mito. Attualmente siamo vittime del terrorismo dello sviluppo: se non ti sviluppi non fai
carriera, muori di fame. O svilupparsi o morire. Un imperativo che vale tanto per l'individuo quanto
per gli stati e le istituzioni. Viviamo tutti nel terrore di non poter essere sviluppati.
II - IL PLURALISMO ECONOMICO
La parola pluralismo viene utilizzata in tanti modi, un po' come la parola sviluppo, ma io non vorrei
impiegarla nel senso di pluralità e nemmeno in quello di tolleranza. Dobbiamo tollerare gli altri
perché sono potenti. Siamo costretti a tollerare i cinesi. Quel che non possiamo tollerare è l'Iraq, ma
la Cina la possiamo tollerare, tanto per fare un esempio. Pluralismo è più di tolleranza; indica quell'atteggiamento
dell'uomo (e delle culture) che riconosce la sua (e la loro) contingenza, cioè che nessun
uomo e nessuna cultura ha accesso alla totalità dell'esperienza umana, che nessuno può capire,
comprendere, abbracciare tutta la contingenza. L[base ']etimologia stessa lo dice: cum-tangere, tu tocchi
una realtà che è infinita, ma in un solo punto. Nella consapevolezza della limitazione intrinseca a
ogni cosa c'è lo spunto per far interagire quello che, dal punto di vista intellettuale, è inconciliabile.
Ho avuto recentemente una discussione abbastanza accesa sul multiculturalismo, etichetta di cui si
fregiava soprattutto il Quebec. Il Quebec si ritiene una regione multiculturale perché i vietnamiti
possono fare le loro danze, i greci aprire i loro ristoranti, gli altri vestire come vogliono. Le culture
non sono folklore e il pluralismo non è la tolleranza degli altri in quanto più o meno esotici, dal momento
che non sono potenti; è il riconoscimento dell'incommensurabilità fondamentale ed essenziale
delle diverse forme di cultura, di religioni, di modi di vivere. La consapevolezza di questa incompatibilità
radicale impedisce di pensare, dopo 6000 anni di esistenza storica, che io, il monoteista o lo
scotista, il democratico o il liberale, sia nella verità e tutto il resto del mondo viva nelle tenebre. Negli
anni '70 il presidente delle Camere di Commercio degli Stati Uniti affermò che l'umanità aveva vissuto
all'età delle caverne fino a che la democrazia americana con il libero mercato non aveva cominciato
a rispettare l'individualità di ciascun essere umano.
Pensare che gli altri per secoli e secoli siano stati nell'errore, oppure stupidi o, addirittura, cattivi,
e che io solo in tutto il mondo e in tutti i tempi stia nella verità è un po' sospetto, per non dir peggio.
Il pluralismo non è nemmeno la consolazione facile, fornitaci dall'escatologia, della riconciliazione
finale, per cui tutto alla fine si ricomporrà. Non è un atteggiamento pluralistico dire: adesso siamo
frammentati in tante visioni del mondo, ma la verità è una. La verità non è una né due né molte, la
verità è pluralistica, che non vuol dire plurale. Significa semplicemente il riconoscimento e la consapevolezza
della reciproca irriducibilità di sistemi, di forme di vita, di culture la stessa verità è una
relazione.
Potremmo desumere un esempio molto semplice dalla storia della geometria. Probabilmente attorno
al IX-VIII secolo a.C. i Babilonesi prima, gli Indiani poi e i Greci un po' più tardi scoprirono
che tra l'ipotenusa e il cateto c'è incompatibilità, che tra il raggio e la circonferenza c'è incommensurabilità.
Li chiamarono numeri assurdi in un primo tempo, poi numeri irrazionali. Non si può misurare
la circonferenza con il raggio e, tuttavia, senza raggio non c'è circonferenza e viceversa; vivono
insieme, sono costitutivi l'uno dell'altra ma non si capiscono. E qui sorge la domanda: possiamo noi
accettare soltanto quello che capiamo? La mia risposta è no. Non solo non lo possiamo noi, ma
nemmeno un Dio onnisciente.
Un Dio onnisciente conosce tutto quello che è conoscibile, ma chi ci ha detto che la realtà, o l'essere,
debba essere conoscibile? Forse, con buona pace di Parmenide e di Hegel, c'è una parte opaca
nella realtà che non è conoscibile. Né la mente individuale né quella collettiva possono esaurire la realtà.
La consapevolezza è superiore all'intelligibilità; insomma, io mi rendo conto di qualcosa che non
capisco. Gli inglesi usano le parole awareness e consciousness per indicare che consapevolezza e intelligenza
non si identificano. Il pluralismo è dunque questo riconoscimento che nessuno di noi dal
suo punto di vista, nemmeno il Dio onnisciente, può abbracciare tutto il reale.
Un'economia della solidarietà
Ogni cultura in quanto cultura (da non confondersi col folklore) ha il suo sistema economico.
Potrei parlare qui del grihastha shastra della civiltà classica indiana, che è una economia della vita
familiare, senza moneta, con autorità e potere, senza quella competitività che ormai è diventata necessaria
a causa del terrorismo a cui ho accennato sopra, ma in solidarietà. Faccio un esempio per
spiegarmi in maniera più rapida. Il cugino di un mio studente, negli anni '70, da buon rivoluzionario
andò in Africa a insegnare ai bambini. Siccome era già sufficientemente prevenuto dai suoi professori,
non voleva essere colonialista insegnare a quella gente tutte le nostre scienze, le nostre conoscenze.
L[base ']unica cosa veramente neutra era la ginnastica. In questa maniera non si sentiva colonialista,
tutti erano contentissimi e anche lui era felice. Un bel giorno arriva con una scatola di cioccolatini in
un gruppo di 9 o 10 bambini, spiega loro che al "tre" devono correre per arrivare all'albero che si
trova a 150 metri. Lui conta: uno, due, tre... e tutti i ,bambini spontaneamente si danno la mano e
corrono insieme. Questa è la solidarietà, questa è la vita normale, questo è il cuore umano, questa è la
natura dell'essere umano, quando non è caduto nell'isolamento dell'individualismo che ci obbliga ad
essere egoisti per sopravvivere.
Gli americani storpiano la pronuncia della parola "gìustizia" in "just-us", "solo noi" per sottolineare
che in economia non esiste altra motivazione che il profitto "just U.S.". Eppure la maggior parte
delle azioni umane non sono finalizzate al profitto, ma motivate da qualcos'altro: potremmo chiamarlo
amore, istinto o spontaneità; si tratta comunque di una forza molto più potente della razionalità.
Non mi convince quindi la teoria di una economia umana guidata solo dal profitto. anche perché
il contatto diretto con certi esponenti del mondo economico mi porta a dire che nell'economia attuale
gioca molto di più l'orgoglio, l'ambizione di potere, che la regola del profitto. Sospetto anzi che dietro
questa visione esclusivamente negativa dell'uomo ci sia l'influsso sotterraneo di una certa concezione
cristiana del peccato originale, come se i cristiani si fossero concentrati, nella lettura di questo
mito solo sull'albero della scienza del bene e del male e si fossero dimenticati dell'albero della vita.
L[base ']uomo non è solo cattivo e l'albero della vita ci ricorda che la vita è anche gioco, gioia, grazia.
Nell'induismo, ad esempio, la figura di Indra ricorda al credente che bisogna andare al di là dei bene e
del male e guadagnare una nuova innocenza. Abbiamo ancora bisogno di superare questi ultimi 6000
anni segnati da una cultura di guerra, da un ascetismo negativo e da una teologia della punizione, scaturita
da una errata interpretazione della redenzione cristiana. Dio vuole la misericordia e non il sacrificio.
Per ritornare sul terreno economico, bisogna affermare con decisione che un'economia sganciata
dall'uomo, vista solo come applicazione della legge del più forte, per cui il pesce più grande mangia il
più piccolo, per cui va cercato sempre il massimo profitto, è falsa. Non è né nomos (legge), né oikos
(casa), non è "eco-nomia", la legge che gestisce la convivenza umana. Occorre il coraggio intellettuale
di contestare le premesse ultime della forma attuale di economia: non si tratta solo di merci che debbano
essere prodotte col minor costo possibile e che devono viaggiare da un capo all'altro del mondo
nel minor tempo possibile, ma di esseri umani che hanno bisogno di mangiare, vivere, star bene.
Un'economia umana deve ,trattare degli uomini e dei loro bisogni, non delle cose (merci) e delle loro
leggi.
Ogni cultura genera il suo sistema economico. Ho vissuto sei mesi con i Naga, nel nord-est dell'India,
dove il cibo è sacro: non si vende e non si compra, non si commercializza. Eppure non siamo
in un regime comunista. Si tratta, è vero, di una popolazione di 600 mila abitanti, ma l'organizzazione
economica è di una sofisticatezza eccezionale. Durante il mio soggiorno ho scoperto che in
tutta la regione ci sono solo due ospedali e i medici e gli infermieri di queste due strutture mi hanno
confidato che non esiste alcuna malattia psichica, alcuna forma di depressione. La gente muore per
altre cause, ma non è posseduta da questa angoscia sottile che penetra le popolazioni dell'Occidente.
Insomma, una cultura che parte da premesse antropologiche diverse dalle nostre genera un'economia
di tipo completamente differente da quella capitalista, sorta in Europa appena tre secoli fa, su una
antropologia individualista.
La fecondazione reciproca fra le culture
Si deve distinguere tra monoculturalismo, pluriculturalismo e interculturalità. Il monoculturalismo
l'ho già criticato per soffermarmici oltre. Il pluriculturalismo ,non esiste, per il semplice fatto che
quando apro la bocca adopero un linguaggio. Non si può essere multiculturali, ma si deve essere - e
questo è l'imperativo del nostro tempo - interculturali. Le culture non debbono chiudersi o mantenere
soltanto relazioni di esteriorità o di potere, ma devono lasciare posto alla conoscenza e alla fecondazione
reciproca; la conoscenza però è possibile solo quando c'è amore e l'amore si sprigiona
soltanto quando ci si tocca.
Come, dunque, non chiudersi nel solipsismo? Per me il primo dilemma sarebbe tra il solipsismo e
l'informatica, per dirla in due parole. L'informatica, nel suo intento di universalizzazione, vuol persuaderci
che la somma di tutti quanti noi rappresenta noi. É il proton pseudon della democrazia,
come se il tutto fosse uguale alla somma delle sue parti (già comincia il pensiero razionale). Il tutto
non è uguale alla somma delle parti, ma siccome abbiamo perso il contatto diretto con il tutto, non ci
rimane altro che il calcolo integrale, il computer o la somma dei voti. Non è attraverso la somma che
si arriva al tutto. Perciò la relazione tra gli uomini, anche economicamente, non ha bisogno né di internet,
né del mercato unico, né della democrazia mondiale, né del governo mondiale, dove non c'è altro
sistema che l'analisi.
Prendiamo due esempi dalla natura: l'arcobaleno e le membrane semipermeabili, che permettono il
movimento di un liquido in una direzione ma non nell'altra. Nell'arcobaleno è difficile distinguere
dove finisce un colore e ne inizia l'altro: sono tutti in relazione. Quindi c'è una relazione con il vicino,
con l'altro, e l'altro è quello che io conosco, non quello che vive in Patagonia. Ho già accennato a una
certa prostituzione del turismo culturale (oggi mangiamo più chilometri che proteine), che ci fa credere
che colui che abita in Patagonia o colui che vedo in televisione sia il mio vicino. In realtà non lo
è; il mio vicino è colui che conosco, con cui parlo, che tocco, con il quale ho sia incontri che scontri.
Abbiamo perduto la dimensione umana, siamo già tutti meccanizzati: pensiamo come un computer,
siamo convinti che l'aver portato le cose sullo schermo di un televisore equivalga a conoscere la realtà.
Abbiamo smarrito il senso mistico, il buddhakaya, il corpo mistico di Cristo, il karma, che è la
consapevolezza della solidarietà universale, senza bisogno del controllo della mente e di conoscere
tutti i dettagli. L[base ']arcobaleno può essere un simbolo sia per le relazioni sociali che economiche. Il
problema del pluralismo economico sarebbe quello di trovare ponti di interculturalità, sul modello
dell'arcobaleno o di qualsiasi frutto che abbia una membrana semipermeabile che riceve e conserva.
III - SOPRAVVIVERE ALLO SVILUPPO
Per sopravvivere mi sembrano necessarie alcune condizioni. La prima è il passaggio dall'interdipendenza,
della quale si parla continuamente, all'inter-indipendenza. L'etimologia della parola è significativa:
"pendenza" l'inferiore che pende dalle labbra del superiore: sono di-pendente da uno più forte
di me. Sono in-dipendente, invece, quando ho tagliato tutte le relazioni e posso sopravvivere
ugualmente. L[base ']interdipendenza si realizza quando l'uno è la condizione per lo sviluppo dell'altro.
Oggi siamo interdipendenti perché il Terzo Mondo è la condizione per lo sviluppo del primo.
L[base ']inter-indipendenza è completamente diversa: non è l'eteronomia, non è l'autonomia (ciascuno
per conto proprio), è la relazione tra uguali, la relazione di libertà e di grazia, che non serve a far profitto,
altrimenti saremmo già condizionati, ma a giocare, a godere. Quando nella teologia indù si dice
che Dio ha creato il mondo per giocare, vuol dire che la vita è gioco, sport, grazia, bellezza - che è il
senso della parola grazia. In fondo si parla del senso della vita. Se vogliamo ancora giocare con le
regole degli altri non c'è soluzione. Occorre la ontonomia, che sarebbe la parola accademica, la sinergia,
che sarebbe la parola paolina.
Ritorno da un recente convegno internazionale, a cui hanno partecipato artisti, scienziati, gente
spirituale, economisti, dal tema: From competition to compassion. Naturalmente su questo argomento
gli economisti dicono molte cose belle, perché la compassione e la condiscendenza rientrano
nel raggio della loro ottica. Io ho proposto di variare il titolo in questo modo: From competition to
cooperation, dalla competitività alla cooperazione, che è tale solo quando c'è inter-indipendenza, altrimenti
non è cooperazione; quando sei padrone della tua azione, ti senti realizzato e, nonostante
tutto, entri in interscambio con l'altro. Il mio cuore funziona in inter-indipendenza col mio stato d'animo.
Per un verso è indipendente, dato che. io sono vivo, ma c'è una relazione col mio .stato d'animo
e non soltanto con l'adrenalina. C'è una relazione di inter-indipendenza. Per sopravvivere è necessario
realizzare in diverse forme questa inter-indipendenza.
Passo al secondo punto di questa terza parte per sottolineare il dilemma inevitabile: o trasformazione
radicale del senso della vita, del senso della civiltà (di tutte queste premesse che ho cercato di
illustrare a proposito di Aristotele, Parmenide-, ecc.), o catastrofe totale. Piccole riforme qua e là
non sono sufficienti, servono soltanto a prolungare l'agonia di un sistema condannato a morire.
Rendersi conto quindi che quelli che riteniamo grandi valori (democrazia, tecnocrazia, mercato mondiale)
sono inaccettabili come punto di partenza per una pace tra gli uomini. Le concezioni di materia,
di spazio, di tempo, di scienza, di antropologia devono essere completamente ripensate. Se non
facciamo questo, il resto è come una piccola aspirina che fa sparire il mal di testa per un certo tempo
ma ,non guarisce la malattia. Penso che il momento sia arrivato. Ecco perché il problema economico
non è Soltanto economico, ma umano, totale. É della condizione umana che si tratta. Quando l'economia
realizza una oggettivizzazione spietata, perché la scienza ci fa pensare che sia l'unica maniera
di arrivare alla realtà, dimentica che si tratta di esseri umani e non soltanto di transito di monete, di
leggi di mercato, di crescita.
Ci si dovrebbe opporre sostenendo che si parla di un'altra cosa: di uomini non di monete, di persone
umane, non di leggi fisiche o sociologiche. E questo non per romanticismo o filosofia, ma proprio
a proposito di rapporti economici tra uomini.
In Messico un mio amico spagnolo si era fermato ad ammirare il lavoro di un artigiano che stava
dipingendo delle sedie policrome fantastiche. « Quanto vale questa?» chiede all'uomo prendendone
in mano una. «Dieci pesos, señor» gli risponde l'uomo. «Ne voglio sei esattamente come questa.
Eccoti 60 pesos». «Eh no, señor, ce ne vogliono settantacinque» «Perché mai - chiede il mio amico -
se una sedia costa 10 pesos, 6 sedie dovrebbero costare settantacinque pesos?» E l'artigiano di rimando:
«Chi mi paga per la noia di fare 6 sedie tutte uguali?». Noi trattiamo gli altri come macchine.
Abbiamo già inaridito il nostro cuore. Chi paga quell'artista che sperimenta ancora la gioia di creare?
«Ti regalo la sedia se tu vuoi, ma farle tutte uguali è castrare la mia creatività. É fare di me uno
schiavo in nome dei sessanta miserabili pesos che tu mi offri». Se l'economia significa che sei sedie
sono un po' più a buon mercato che acquistarle una ad una perché si fa più profitto, vuol dire che la
civiltà è caduta in basso. É preda del demone dell'oggettività, che ci rende senza volere parte della
macchina e stravolge le relazioni umane. Ma se l'economia non è relazione umana non so proprio
cosa sia.
I passi intermedi
Alcuni anni fa scrissi che non c'è una alternativa al sistema attuale, ma ci sono alternative. Adesso
vorrei sottolineare che dire alternative non è sufficiente, perché quando si parla di alternative si è
sempre dipendenti dall'alter che ci rende differenti, quindi si gioca ancora con i parametri del grande
sistema. Perciò ci vuole creatività, coraggio, spiritualità e la disposizione a essere santi, a fallire o a
trionfare. Ci manca la libertà dell'azione veramente spontanea dell'essere umano, che è quello che ci
dà gioia. Non soltanto alternative, che sono necessarie - sono i passi intermedi - ma creatività, novità
assoluta a livello umano, personale, di ciascuno di noi.
E qui non c'è una ricetta, c'è qualcosa di più; è in gioco la nostra responsabilità. Perciò il problema
non è soltanto economico né esclusivamente tecnico, come se si trattasse di trovare una nuova formula
d'azione. É una nuova scoperta di vita, è questa speranza che non riposa nel futuro ma nell'invisibile.
É questa relazione umana che rompe tutti gli schemi. lo interpreto la cosiddetta ribellione
delle nuove generazioni come la confusa intuizione che tutti i nostri buoni consigli sono all'interno di
un ordine che schiaccia. Ho la sensazione che la nostra civiltà stia facendo naufragio e che ognuno di
noi cerchi di aggrapparsi a qualche tavola di salvataggio. Tutto il mio sforzo consiste nel consigliare
di non aggrapparsi a niente, ma di nuotare un po' per arrivare a scoprire un'altra dimensione..A tutti
coloro che non s'accorgono del naufragio e che difendono la forma attuale di economia o che sostengono
che la tecnologia ha fatto il possibile per migliorare la vita dei popoli, vorrei chiedere come mai
1/3 dell'umanità non ha l'acqua potabile, come mai nel mondo si spende 70 volte di più per un soldato
che per uno studente, come mai il reddito mondiale dal '60 al '91 è quintuplicato solo per gli
sviluppati. Questo sistema ha avuto un risultato solo per noi, per un 20% dell'umanità e oggi ci troviamo
di fronte alla necessità di un cambiamento radicale.
Di più: il sistema attuale ha rotto i ritmi della terra. Attualmente utilizziamo 13 unità di energia
pro capite, di cui 12 vanno al quinto più ricco dell'umanità, mentre la terra può sostenerne soltanto
tre. Con l'accelerazione abbiamo -infranto non solo i ritmi umani ma anche quelli cosmici. A mio parere
la fissione dell'atomo equivale a un aborto cosmico. Apriamo la vagina dell'atomo perché abbiamo
bisogno di una maggiore quantità di energia e non ci facciamo altre domande. Dire, come fa
qualcuno, che possiamo utilizzare l'energia atomica a nostro piacimento perché i bombardamenti
atomici avvengono già nel sole è come sostenere che possiamo ucciderci tra noi perché siamo mortali.
Ma vorrei spingere il mio pensiero ancora più a fondo: secondo me, la tecnologia ha ormai esaurito
la sua missione. É evidente che dall'inizio della rivoluzione industriale ad ora c'è stato un grande
passo avanti per il 20% degli uomini, adesso però scopriamo che questa stessa rivoluzione industriale
che sfugge ad ogni controllo distrugge il restante 80% dell'umanità. Un esempio per tutti: in
10 anni una macchina consuma 15 volte più di un bambino. Se poi esaminiamo le condizioni di vita
di questo 20% ci accorgiamo che vive sotto la schiavitù del lavoro, parola che lo spagnolo rende con
trabajo, che deriva dal latino tripalium, strumento di tortura. In diverse lingue c'è la distinzione tra
lavoro e opera (work e labour in inglese), per sottolineare che l'uomo è chiamato ad essere giardiniere
della creazione e cooperatore di Dio, non lavoratore. Uno sguardo più approfondito ci rivela che ci
sono tre grandi industrie nel nord del mondo: quella del movimento di merci, capitali e armi, quella
del turismo e quella della pubblicità. Alcune cifre: il 50% dell[base ']economia mondiale è risucchiato dalle
spese per la difesa, il 60% degli psicologi statunitensi lavora per la propaganda. Siamo talmente indottrinati
da non renderci conto del sistema in cui viviamo e da non poterne uscire.
Per uscire davvero dalla forma di civiltà in cui siamo intrappolati occorre una grande forza spirituale.
C'è voluta una guerra civile per convincere l'umanità che la schiavitù non era difendibile; pro-
babilmente ci costerà molti traumi e sofferenze accorgerci che il capitalismo e l'organizzazione attuale
dell'economia sono le nuove forme di schiavitù. Bisognerebbe però sbarazzarsene in maniera
non violenta, come un nuovo Prometeo della mitologia greca che per rubare il fuoco a Zeus assumesse
forme femminili; seducendo, più che ingaggiando la battaglia dialettica e dividendo gli uomini
in buoni e cattivi; cercando collaborazione invece che contrapposizione frontale.
In fondo non si può assolutizzare nulla, nemmeno il rifiuto, ma ci si dovrebbe liberare da quelle
forme di pensare che ci hanno condotto in questo vicolo cieco, specialmente dal paneconomicismo
che ci fa credere che l'economia sia tutto nella vita dei popoli.
La nostra civiltà non ha futuro; basterebbe l'esempio dell'India a dimostrarlo. Per le classi medie
indiane, che sono più di 160 milioni e vivono molto meglio della grande maggioranza degli italiani, la
democrazia, il capitalismo, la tecnologia sono state una benedizione di Dio, ma per gli altri 750 milioni
hanno portato un peggioramento delle condizioni di vita. Al tempo dell'impero britannico il
dislivello tra la metropoli e l'India era di 8 a 1, oggi è di 47 a l. Siamo davvero su una cattiva strada;
non si può continuare con i soliti schemi. 1 passi intermedi sono dunque i passi umani, quelli che noi
facciamo; ciascuno di noi, dunque, nella scala umana: i nostri "piccoli" passi autentici. Se si tratta di
un problema umano e non soltanto tecnologico, l'uomo è la risposta. Ci manca fede, speranza e
amore in noi stessi.
Una metànoia radicale
Nemmeno un cambiamento di programma è sufficiente. É necessaria un'operazione molto più profonda
e radicale: dobbiamo cambiare noi stessi. Ci potrebbe venire il dubbio che in questo modo non
si faccia nulla per il mondo. Eppure io sono convinto che si faccia molto di più di quanto possiamo
immaginare. Quello che ci manca è la fiducia in noi stessi, che ci spinge ad aggrapparci alle regole o al
sistema che per noi è stato valido. Forse siamo prigionieri di un pensare quantitativo e scientifico,
per cui un individuo in mezzo a 6 miliardi di persone è davvero insignificante, o un'associazione in
un contesto mondiale non serve 1 a spostare alcun equilibrio. Si tratta di un pensiero assolutamente
falso, che ha smarrito il senso dell'unicità di ciascuno, la coscienza della terza dimensione del reale e
la convinzione che la speranza non sta nel futuro, ma nell'invisibile. Sognare un futuro migliore è
un'ingenuità, come dimostra la storia dei vinti e degli schiacciati. Dal punto di vista sociologico
Buddha, Gesù, Martin Luther King hanno fallito. È necessario scoprire il terzo occhio che ci apre a
un'altra dimensione della realtà, la quale ci permette di sentire che la nostra vita, pur in mezzo a tutte
le tragedie del mondo, non è stata un fallimento.
Fra quattro miliardi e mezzo di anni cesserà ogni forma di vita sulla terra. Se il nostro problema è
solo sopravvivere, allora lo si può fare ad ogni costo, anche mettendo in campo di concentramento
gli altri e abdicando alla dignità umana; se invece si tratta di vivere, allora ci si deve rendere conto che
la vita non è in funzione del tempo: può essere più piena e significativa una vita breve che una che si
protrae molto a lungo. Vale la pena aver vissuto e vivere, non perché il futuro sarà migliore (nessuno
sa come sarà), ma perché nel presente si scopre una luce nuova, un nuovo colore, riservato agli occhi
di coloro che amano.
Vorrei citare, per concludere, una frase di Gesù riportata soltanto nei Vangeli greci. Benché il testo
si trovi nei migliori codici la Volgata l[base ']ha estromesso, perché un'espressione simile creava un certo
imbarazzo ai detentori del potere. Si trova nel Vangelo di Luca quando si afferma che il sabato è per
l'uomo e non l'uomo per il sabato. Dice il testo con il laconismo straordinario della koiné greca:
«Gesù passeggiava coi suoi nei campi di Galilea e vide un uomo che lavorava il giorno di sabato e gli
disse: Antropé macarios ei, uomo sei benedetto se sai quello che fai; se non lo sai, sei maledetto e sarai
distrutto dalla legge». Se sai quello che fai e trasgredisci il sabato prendendo tutto il tuo coraggio e
la tua responsabilità, sei benedetto. Se non lo sai, allora sei trasgressore e maledetto dalla legge. È
questo, penso, ciò che dovremmo fare: saper essere trasgressori prendendoci la nostra responsabi-
lità. Il dilemma è questo e nessun altro. Allora tutto ricade su di noi e da qui nasce la speranza, la
gioia e anche il rischio della vita.
C'è però una difficoltà fondamentale: quando si dice che è necessario cambiare i parametri costitutivi
della civiltà contemporanea gli occidentali si sentono spiazzati e diventano più fatalisti degli
orientali. Non pensano che sia possibile emanciparsi dalla tecnologia moderna, che è antiumana e antinaturale.
A differenza della techné, in cui bisogna essere ispirati per fare le cose, nella tecnologia
occorre solo moltiplicare e niente più. La tecnologia è frutto del connubio tra la scienza moderna e
l'economia: il 90% di tutte le ricerche scientifiche è sovvenzionato sia dallo Stato che dalle grandi industrie,
perché serve esclusivamente ad interessi commerciali. La scienza moderna è dunque una
forma innaturale di utilizzare le capacità umane, invece di essere gnosis, conoscenza, atto d'amore
con il quale si diventa quello che si conosce e per il quale l'uomo è uomo. Dobbiamo avere il coraggio
di lasciarci alle spalle questo atteggiamento che ha dominato la cultura per 450 anni e avviarci verso
una mutazione, se non vogliamo vivere in un mondo in cui le macchine comandino.
Ormai siamo diventati adulti, ci siamo emancipati dalla magia, da Dio, dalle ideologie e ci siamo
affidati al meccanismo di una megamacchina che ci obbliga a vivere come non vorremmo e c'impedisce
persino di sognare che la vita può prendere un'altra forma. Sognare questa possibilità, mostrarla
nella concretezza del quotidiano senza teorizzare una grande rivoluzione è il compito più importante
del nostro tempo.
Tratto da:
Come sopravvivere allo sviluppo
(La globalizzazione sotto inchiesta)
Raimon Panikkar [^] Susan George [^] Rodrigo A. Rivas
Edizioni l[base ']altrapagina 1997
>home:maxlog.ch
>keywords: soul, spirituale, spirituality, exploration, holistic, healing, jung, lugano, switzerland, swisspresence, edizioni >submit by: Massimo D'Onofrio [maxlog: the common sense in spiritual matters]
12:30:40 AM ;
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Sabato, 11 giugno 2005
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Des ponts pour changer la vie
Altruiste et idéaliste, Toni Rüttimann a déjà construit plus de 250 ponts dans des régions d'Amérique latine touchées par des catastrophes naturelles, ainsi qu'en Asie. Les populations locales l'ont surnommé Toni el Suizo.
En Suisse, Toni Rüttimann est un inconnu. Dans les pays d'Amérique latine, en revanche, les gens sont littéralement emballés par «Toni el Suizo» comme ils l'ont si gentiment surnommé - et à juste raison.
De Pontresina à l'Equateur
En 1987, un tremblement de terre dévastait l'est de l'Equateur. A ce moment-là, Toni Rüttimann alors âgé de 19 ans regardait la télévision chez lui à Pontresina. Il vit les images et décida de se rendre utile. Deux semaines plus tard, le bac en poche, il s'envolait pour l'Equateur emmenant ses économies et quelques cadeaux de l'Engadine. Sur place, des torrents de boue avaient emporté routes et ponts. La population était coupée du monde. C'est alors que Toni rencontra Hugo, un ingénieur hollandais qui savait parfaitement construire un pont, mais n'avait pas le sou. Ils mirent leurs richesses en commun [^] Toni apporta son argent, Hugo son savoir [^] et, avec l'aide des villageois, ils réalisèrent le premier pont.
Six mois plus tard, le jeune Engadinois rentrait en Suisse et commençait des études d'ingénieur civil à l'Ecole polytechnique fédérale. «C'était le retour dans un autre monde où rien n'est plus naturel que de manger à sa faim, d'avoir une chambre et de l'eau potable.» Mais ses projets ne cessaient de le tarauder. Six mois plus tard, il abandonnait ses études et pliait bagage. Il avait décidé de troquer un avenir confortable en Suisse contre une vie misérable en Equateur. «Je vivais parmi les indigènes et, comme eux, je ne possédais rien: ni argent, ni outils, ni relations.»
Mais Toni el Suizo n'abandonne pas. Il prend le bus pour Quito et se présente au bureau du directeur d'une compagnie pétrolière qui lui offre un câble en acier usagé de 500 mètres de long provenant d'une tour de forage. De retour dans la jungle avec son précieux cadeau et fort du soutien de la population, Toni construit un pont. «Sans l'aide des indigènes, je serais incapable de construire des ponts. C'est un travail dur. Un pont est bien plus qu'une simple construction: il symbolise l'espoir et le progrès.»
Calculs par internet
Au départ, il lui fallait souvent une année entière pour réaliser un pont. Aujourd'hui, la situation est bien différente: 26 constructions sont en cours. Comme Toni Rüttimann travaille de manière «mobile», il sait qu'il peut compter sur ses collaborateurs indigènes au Cambodge, au Vietnam et en Equateur. Le bâtisseur de ponts a développé un logiciel pour assurer les échanges d'information: «Mes collègues me font parvenir les données topographiques des sites de construction par e-mail et moi je fais les calculs et leur envoie les instructions.»
Mais comment est-il possible de réaliser de telles constructions sans formation ni argent? «En apprenant sur le tas», une recette qui a fait ses preuves. Côté finances, Toni ne cesse de faire des prouesses. «Durant toutes ces années, j'ai mendié de vieux câbles en acier et des tuyaux de pipeline auprès de compagnies pétrolières. Le transport est aussi basé sur la solidarité. Lorsque l'ouragan «Mitch» a fait rage en Amérique centrale, nous avons pu transporter gratuitement du Texas au Honduras 150 tonnes de matériel sur un cargo à bananes. La contribution la plus précieuse a cependant été apportée par les villageois. Ils ont amené des quantités inimaginables de bois pour le tablier des ponts ainsi que des pierres et du sable pour le béton qu'ils ont fait eux-mêmes.»
Fier de sa nationalité
Une chose est sûre: l'histoire de Toni el Suizo n'a rien à voir avec l'argent. C'est une histoire d'amitié basée sur la volonté d'aider. La Suisse joue ici un rôle non négligeable: «Je considère que c'est un privilège d'être suisse. Selon la couleur de son passeport, on est perçu différemment, on acquiert un autre statut.» Toni Rüttimann est non seulement fier de sa nationalité, mais il apprécie aussi le soutien qu'il reçoit de la Suisse. A fin avril, il s'est rendu à la Swiss Alpina à Martigny, l'exposition des remontées mécaniques de Suisse pour y présenter son travail. Aujourd'hui, il bénéficie du soutien de quelques entreprises qui lui font cadeau de câbles en acier usagés destinés à être recyclés quelque part dans le monde pour jeter des ponts entre les hommes.
Les dons en argent offerts par des amis en Suisse ne représentent que 10% du budget total. Les 90% restants sont constitués de donations qu'il reçoit sous forme de matériaux offerts, de transport gratuit et d'engagement personnel. Toni Rüttimann n'a pas de bureau ni d'administration ou de filiale de coopération. C'est un grand voyageur. Tout ce qu'il possède tient dans deux sacs qu'il pourrait faire passer comme bagage à main s'il n'y avait pas le couteau suisse[sigma]
Frôler la mort
En route depuis des années, nulle part vraiment chez soi, n'est-on pas gagné par le mal du pays? Toni Rütti-mann secoue la tête. «Ma patrie est enracinée au plus profond de moi. Je ne souffre donc jamais de mal du pays et je me sens partout chez moi. Pour Ramiro Diez, journaliste à la télévision équatorienne, la nationalité de Toni Rüttimann est multiple: «On l'appelle certes Toni el Suizo, mais c'est une erreur. C'est aussi Toni l'Equatorien, Toni le Colombien et Toni le Mexicain. Partout où il va, Toni est chez lui.»
Il ne songe pas à renoncer à sa vie de nomade. «Construire des ponts n'a rien à voir avec un travail ou un job. J'y consacre entièrement ma vie et je n'ai aucun regret.» Bâtir des ponts, c'est sa façon à lui d'exprimer son amour des gens et de la vie.
Il y a trois ans, Toni Rüttimann a frôlé la mort. Il se trouvait au Cambodge lorsqu'il découvrit un matin au réveil qu'il était paralysé, ne pouvant bouger plus que la tête. Il souffrait du syndrôme de «Guillain-Barré», une maladie virale rare qui frappe une personne sur 100 000. Aujourd'hui âgé de 38 ans, Toni Rüttimann a dû repartir à zéro. Il lui aura fallu plus d'une année pour se remettre sur pied et à l'heure actuelle, il souffre encore des séquelles de sa maladie. Durant son hospitalisation, il a développé un logiciel destiné à piloter les constructions à distance. «Je pouvais un peu bouger mes deux pouces et je tenais un crayon dans la bouche. Cette maladie a été un moment-clé. Le logiciel permet aujourd'hui de construire en parallèle plusieurs ponts en toute sécurité.»
Constamment en route, confronté à la pauvreté et à la misère, il mène à bien plusieurs projets à la fois et il est sans relâche à la recherche de matériaux de construction. Où puise-t-il sa force? «Les premières années passées dans la misère ont été un bon entraînement. Ma force, je la puise dans la conviction de me rendre utile [^] et puis si je ne fais pas ce travail, qui le fera à ma place? Je vous le demande.»
Texte et photo: Christa Wüthrich
(Source: Touring 10/2005)
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11:46:24 PM ;
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Martedì, 7 giugno 2005
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L'esoterismo si insegna all'università
A colloquio con l'antropologa e storica Silvia Mancini (v.foto) che ha portato lo studio delle «forme religiose marginalizzate e trasversali» nell'ateneo di Losanna.
Intervista di Carlo Silini
Diciamo religioni e siamo convinti di sapere esattamente di cosa stiamo parlando. Così distinguiamo le religioni, per esempio, dalla magia. O dalle sette. Ma chi ha stabilito che la magia è estranea alla religione, e chi ha deciso che un certo gruppo di credenti è una setta? Parte dalla riflessione su questi aspetti il nostro incontro con Silvia Mancini, l'antropologa e storica italiana che ( così ha scritto il 5 maggio scorso «ProtestInfo» l'agenzia di stampa protestante della Svizzera francese) «ha fatto entrare lo studio dei fenomeni paranormali all'Università di Losanna». Per essere più precisi, ci spiega la diretta interessata, «da tre anni a Losanna mi occupo delle realtà religiose marginalizzate e trasversali». Di che cosa si tratta? Prima di spiegarlo la professoressa Mancini vuole fare una premessa... ? « Non esiste un criterio netto e univoco per definire la religione rispetto a ciò che non è religioso » , ci dice Silvia Mancini, « Ciò che noi facciamo rientrare nella categoria di "religione" sono, di fatto, quei comportamenti e concezioni umane che si apparentano di più a ciò che la Chiesa ha definito come tale. La parola religione, che è assente nelle altre culture, è entrata nelle lingue occidentali a partire dall'avvento del cristianesimo, il quale ha recuperato il termine latino "religio" ( che fra i Romani non designava affatto ciò che per noi oggi è la religione) per definire se stesso in opposizione ad altri sistemi di credenze e di pratiche già esistenti, e con cui il cristianesimo è entrato in concorrenza. Il solo fatto di opporre la religione alla magia - una distinzione che fa anche l'uomo della strada - non corrisponde così a una distinzione scientifica, ma direi ideologica, polemica, poiché riflette una posizione teologica. Perché, ad esempio, la nostra cultura considera la divinazione una pratica magica? Semplicemente perché il cristianesimo non contempla fra le sue istituzioni la divinazione, che si trova così automaticamente rigettata nel dominio screditato del "magico". Ci troviamo insomma a studiare certe pratiche, concezioni e istituzioni umane muniti di concetti e categorie che non sono neutri, ma che si sono formati nel corso della nostra storia culturale e quindi sono saturi di implicazioni teologiche, filosofiche, politiche... » . E lei da quale osservatorio studia le religioni? « Da quello dell'antropologia e della storia comparata delle religioni. In questo tipo di approccio noi partiamo da due premesse. Innanzitutto, come storici, studiamo le religioni come una produzione storico- umana. Il nostro compito consiste nel ricondurre a delle ragioni storiche e umane ciò che ai credenti appare come prodotto da ragioni sovrumane o divine? L'oggetto di studio dello storico e dell'antropologo è infatti l'uomo concepito come creatore di molteplici forme culturali, fra cui figurano quelle di natura simbolica inerenti la vita magico- religiosa, forme elaborate in risposta a dei problemi e dei bisogni umani specifici. Inoltre, nel nostro approccio, non si tratta di studiare le religioni come degli oggetti ben evidenti, come se le religioni esistessero in sé da sempre, già belle e fatte, separate dalle istituzioni politiche, economiche, sociali, ecc. Questa autonomia della religione è propria dell'Occidente? Se perdiamo di vista questa nostra specificità occidentale rischiamo di proiettare in altre civiltà un'autonomia del religioso rispetto alle altre forme della vita sociale che di fatto esiste solo da noi. Per questa ragione noi riflettiamo sistematicamente sul rapporto tra lo sguardo dell'osservatore e la realtà osservata. L'antropologia e la storia delle religioni non consistono infatti nello studio delle civiltà e delle religioni altre e basta. Esse studiano le relazioni tra l'Occidente e le culture altre. Se studiassimo le culture altre senza tenere conto dei condizionamenti che agiscono nel nostro sguardo saremmo come dei naturalisti che indagano sulle varietà dei fiori e delle farfalle. Questa la condizione necessaria per mantenere la neutralità scientifica » ? Torniamo all'oggetto del suo insegnamento: le forme di religiosità marginalizzate e trasversali. Marginalizzate e trasversali rispetto a che cosa? « Rispetto alle forme religiose dominanti socialmente e storicamente egemoniche: le chiese istituite dell'Occidente moderno e i discorsi che queste chiese hanno costruito per legittimarsi e per difendere una visione del mondo ben precisa. Lavorare sulle tradizioni trasversali e marginalizzate significa lavorare su quelle forme di spiritualità, quelle pratiche e quei discorsi che le Chiese ufficiali, ma anche l[base ']istituzione scientifica, hanno progressivamente marginalizzato o rifiutato o con cui hanno convissuto attraverso una serie di compromessi » ? Quali sono le forme di religiosità marginalizzate e trasversali? « Si tratta di due oggetti ben distinti. Da un lato, stiamo parlando delle correnti esoteriche occidentali, che toccano gli ambienti colti europei, dall[base ']altro delle concezioni e delle pratiche caratteristiche dei ceti folklorici europei ma anche di certe civiltà extraeuropee, quelle che in passato erano dette "primitive". Nel caso delle tradizioni trasversali, si tratta di produzioni culturali che si situano tra i discorsi della teologia ufficiale e i discorsi della scienza.? La caratteristica delle correnti esoteriche occidentali è appunto di avere investito un dominio di speculazione che la teologia, a partire dalla fine del Medioevo, ha abbandonato per farne un oggetto di riflessione scientifica: il dominio della cosmologia o della natura. La teologia ha finito per concentrare la sua riflessione sulla relazione Dio- uomo, lasciando il dominio della natura alla speculazione della scienza, che nascerà ufficialmente nel XVII secolo. Le correnti esoteriche cercheranno di mantenere insieme questi due domini del divino e della natura per cercare di ricomporre in una concezione unica e coerente la questione dei rapporti Dio- uomo- natura. Questo triangolo definisce l[base ']ambito di riflessione, di speculazione e di produzione dei discorsi esoterici occidentali». A quali correnti specifiche si riferisce? «Per esempio all'ermetismo neoalessandrino del Rinascimento. È il Rinascimento fiorentino a inaugurare le correnti esoteriche occidentali ed esprime bene questa esigenza di collegare un discorso sulla cosmologia, la questione dello statuto dell'uomo nell[base ']universo e i rapporti dell'uomo con Dio ( la celebrazione dell'astrologia, dell'alchimia e della magia - innestate su una concezione che resta cristiana - sintetizzano bene tale esigenza). Penso a Pico della Mirandola, a Ficino, a Pomponazzi, a Bruno. Ci sono poi le correnti esoteriche germaniche, in cui si iscrive Paracelso. E ancora la corrente rosicruciana, la teosofia barocca di Jakob Boheme. E più tardi l[base ']occultismo, lo spiritismo e, sempre nel XIX secolo, la società teosofica di Madame Blavatsky, l'antroposofia di Rudolph Steiner, poi il perennialismo di René Guénon. Un gran numero di queste correnti sono accumunate dall'elaborazione di un discorso che cerca di collegare una riflessione metafisica sullo statuto dell'uomo e delle sue relazioni con il divino senza escludere la dimensione della natura che di fatto appare spiritualizzata. Di qui gli interessi di un gran numero di queste correnti per l'astrologia, per l'idea che gli astri non sono semplicemente dei pianeti inerti studiabili da un punto di vista fisicomeccanico, ma che hanno un potere attivo sull'uomo. L'idea di natura vivente è un'idea chiave di tutte le correnti esoteriche occidentali come l'idea che un sistema di corrispondenze universali collega il macrocosmo naturale e il microcosmo umano » Stiamo parlando di un livello alto di riflessione. Ce n'è uno più popolare... ?« Certo. Quando parliamo di esoterismo occidentale parliamo di tradizioni colte, che emanano da intellettuali, filosofi, letterati, artisti e scienziati che partecipano alla cultura di alta gamma e che conoscono molto bene la cultura religiosa, filosofica e scientifica della loro epoca. E producono dei discorsi che influenzeranno l'estetica, la letteratura, le arti compreso il cinema. Quando parliamo invece di tradizioni religiose marginalizzate siamo in un altro universo culturale » . Quale? « Siamo nel quadro di formazioni culturali popolari, proprie a certi gruppi socialmente marginali, in posizione subalterna rispetto alla cultura d'élite. Abbiamo a che fare con concezioni del mondo, pratiche e istituzioni che resistono da secoli alle influenze e alla forza di trasformazione dei discorsi sia religiosi delle chiese ufficiali, sia della scienza moderna » . Si riferisce a realtà quali i tarocchi, la lettura delle carte, dei fondi di caffé... ?« Nel caso di certe pratiche oggi assai popolari abbiamo a che fare in realtà con delle forme di occultismo che si sono propagate dal livello colto a quello popolare? Spesso non si tratta di pratiche di origine popolare. I tarocchi, o altre pratiche come la radioestesia, o il magnetismo, all'origine erano nate in ambiente colto e poi, per un processo di discesa sociale, hanno finito per infiltrare gli ambiti popolari. Penso ai guaritori di campagna che si trovano in certe regioni d'Italia, in Francia, ma anche qui. Nelle loro biblioteche lei può trovare dei testi dei magnetisti del XIX secolo, cioè dei testi che i magnetisti, che erano intellettuali, avevano redatto e che oggi circolano in ambiente folklorico- popolare. E noi crediamo che si tratti di saperi popolari. Diverso è il caso di certi culti folklorici di origine pre- cristiana che hanno resistito al processo di cristianizzazione forzata delle campagne, come il tarantismo nelle Puglie, l'ideologia del malocchio, le pratiche magico- mediche riposanti su dei saperi naturalistici popolari » . Chi sono gli eredi oggi dell[base ']esoterismo colto occidentale? « È importante ricordare che le correnti esoteriche occidentali fino alla metà del XIX secolo erano di ispirazione cristiana. I riferimenti religiosi ufficiali sono tratti dalla Bibbia. Nella seconda metà dell'Ottocento, soprattutto grazie alla corrente occultista, esse si interessano alle civiltà scomparse (celtiche, ma più generalmente "pagane") e alle filosofie orientali, all'India, alla Cina, anche all'Islam. La rottura si opera soprattutto a questo livello. Questa apertura all'Oriente prepara poi il terreno al fenomeno del New Age » . Ma il New Age è molto meno definito delle tradizioni esoteriche di cui parlava prima. « Il New Age non designa un'organizzazione strutturata, né un insieme di elementi dottrinali, tantomeno una corrente di pensiero, ma un atteggiamento spirituale colorato di religiosità. Abbiamo a che fare con una nebulosa in cui i riferimenti sono estremamente eterogenei » . Quali sono? « Da una parte si continua a trarre ispirazione da certi testi del corpus dell'esoterismo classico, ma non si esita a mescolarli con testi tratti direttamente dalle filosofie orientali, a certe correnti della psicologia moderna ( il pensiero di Jung, la psicologia transpersonale) o a dei lavori di scienziati contemporanei difensori dei nuovi paradigmi nel dominio della biologia o della fisica quantica » . Ma sono coerenti queste dottrine miste? « Non si può parlare di dottrine perché se c'è un tratto distintivo delle correnti esoteriche occidentali contemporanee come del New Age è che rifiutano espressamente l'idea di una dottrina. Si schierano contro le concezioni dottrinali delle chiese istituite e contro il discorso esclusivo e univoco della scienza ufficiale. È proprio una concezione non dottrinale che loro vogliono difendere. L[base ']eclettismo e il concordismo fra tradizioni eterogenee costituiscono la loro parola d[base ']ordine. Tutto è compatibile con tutto. Non esistono dogmi né dottrine » . Anche se, nel New Age, c'è una notevole produzione, per esempio manualistica, che propone nuove dottrine, regole per il successo, per la salute, ecc. ? « La caratteristica del New Age è quella di voler colmare delle lacune introdotte dalle chiese ufficiali ma anche dal sapere scientifico, per esempio il divario tra il sapere teorico e il [base "]saper fare[per thou] pratico. Una volta che si è enunciato il dogma o i principi della conoscenza scientifica resta il problema del come gestire quotidianamente l'esistenza, come organizzarla, come confrontarsi per esempio con l'infortunio. Il New Age veicola delle tecniche psichiche e corporali (dallo yoga alla psicologia transpersonale) che cercano di dare risposte a questi problemi quotidiani » . Insomma, se ho ben capito, c'è in queste correnti, una tentativo di rimediare alla compartimentazione del sapere contemporaneo, di riunire corpo e spirito, scienza e fede, tecnologia e filosofia... « Certo. E questa è una delle eredità delle correnti esoteriche occidentali classiche. C'è la volontà di superare il dualismo su cui ha riposato il discorso teologico classico cristiano, ma anche le filosofie razionaliste » . Così come il discorso scientifico... « Certamente. Parliamo del dualismo tra spirito e corpo, psiche e ordine fisiologico, tra cultura e natura. È il tentativo di stabilire passerelle laddove la scienza, la filosofia e la religione tradizionali stabilivano un divario netto e incolmabile, separando in due domini di competenza diversi queste due dimensioni » . In conclusione: se si può capire come mai le realtà religiose marginalizzate e trasversali vengano osteggiate dalle istituzioni religiose e scientifiche dominanti, è meno comprensibile ritenerle, come quasi tutti fanno, semplici espressioni di irrazionalità... « Parlare di irrazionalità è sbagliato. Si dovrebbe parlare di altri paradigmi. Queste correnti del New Age, in particolare, oggi si volgono verso paradigmi olistici che sono difesi da una parte delle nuove filosofie della biologia e della fisica. Il New Age ha anticipato la presa di coscienza del fatto, oggi sempre più diffuso negli ambienti scientifici ufficiali, che non si può più studiare l'universo sociale o storico indipendentemente dal "biotopo" in cui gli uomini e le società sono inseriti, dalla presa in conto dell'interazione uomo-natura, uomo- cosmo. (ndr. by max: v. Realtà Cosmoteandrica di R. Panikkar!) Tutto ciò ci confronta inevitabilmente a un'esplosione delle compartimentazioni classiche del sapere».
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4:59:05 PM ;
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Martedì, 24 maggio 2005
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Caro Paulo,
ho pensato a lungo alla cosiddetta "Banca dei Favori", una metafora che mi convince solo in parte.
Credo che il concetto non sia in piena sintonia con i tuoi scritti, nei quali di solito mi ritrovo totalmente.
Ho sempre creduto nell'aiutare il prossimo, fin dalla più giovane età, ma ho anche presto imparato che il solo modo di aiutare è quello dove non ci si aspetta nulla in cambio, il cosiddetto Amore incondizionato. L'amore che ci appaga i sensi è nell'atto del dare, non nella speranza del ricevere.
L'dea di Tom Wolfe introduce un concetto di reciprocità che se da un lato è condivisibile ed auspicabile, dall'altro suona come un diritto, una legge naturale di ritorno che distoglie l'attenzione dal vero significato del dare, e quindi dall'Amore.
Ci insegnano a non fidarci del prossimo, ad aspettarci qualsiasi nefandezza in nome di un profitto personale, a riconoscere la manipolazione celata dietro i regali. Dobbiamo disimparare, continuare a dare amore senza attenderci nulla in cambio, e credere che quello che è importante per noi arriverà da solo. Io vedo la Banca dei Favori come un falso appiglio, un sacrificio a metà, che mal si affianca alla purezza dei tuoi personaggi.
Ci tenevo a dirtelo perchè ammiro la tua capacità di rendere su carta le ispirazioni e gli insegnamenti che ricevi. Quando leggo un tuo libro, ricevo quello di cui ho bisogno in quel momento in modo completamente sincronistico (come ben spiega C.G.Jung ispirandosi a sua volta agli I:CHING) , ma proprio per questo in quei rari momenti dove non ricevo questa energia si evidenzia davanti a me un elemento estraneo, oscuro, che non vibra come il resto. La Banca dei Favori mi si presenta come un concetto di testa e non di cuore, di raziocinio e non d'amore. Una cosa che vorremmo esista veramente ma che ancora non meritiamo, come umanità.
Un caro saluto e la speranza di fare, un giorno, la tua conoscenza di persona.
Massimo D'Onofrio
La Banca dei Favori, in Inlgese: http://www.nationalreview.com/22dec97/mcginnis122297.html
Il sito ufficiale di Paulo Cohelo: http://www.paulocoelho.com/
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12:24:39 AM ;
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Lunedì, 16 maggio 2005
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E' un convegno insolito: i partecipanti viaggeranno senza bagagli, senza cambio di abiti e senza biglietto. Ma tutta l'attenzione, se si presenteranno, sara' per il loro mezzo di trasporto. Al prestigioso MIT di Cambridge (Massachusetts) e' stata organizzata domani il primo 'Congresso dei Viaggiatori nel Tempo'. I partecipanti, per essere ammessi, dovranno dimostrare di giungere dal passato o dal futuro. Oltre ad essere la prima conferenza del genere, sottolineano gli organizzatori, sara' anche l'ultima: chi viaggia nel tempo potra' spostarsi al 7 maggio 2005 ogni volta che lo vorra'. (segue)
Il convegno, racconta il New York Times, e' stato preparato da un gruppo di studenti della famosa universita' alla periferia di Boston, un tempio della ricerca scientifica. Per l'occasione e' stata noleggiata una DeLorean, la vettura usata nella trilogia cinematografica 'Back to the Future' per spostarsi nel tempo. Per ogni evenienza gli organizzatori hanno recintato nel campus, davanti all'edificio del convegno, un'area riservata agli atterraggi dei veicoli (di qualunque forma siano) utilizzati dai viaggiatori nel tempo.
Il promotore della conferenza Amal Dorai ammette che le probabilita' che un effettivo viaggiatore nel tempo si presenti sono, dal punto di vista matematico, non troppo incoraggianti: ''nell'ordine di un numero di probabilita' varianti tra uno su un milione e uno su un milione di milioni''. Ma Dorai non ha lasciato niente di intentato: sul sito Web della sua universita', nel caso il MIT non esista piu' in futuro, sono state indicate le coordinate in longitudine e latitudine del campus.
Alla conferenza sono previsti numerosi oratori compreso il professor Erik D. Demaine, un matematico della universita', che non viaggera' nel tempo ma che crede fermamente alla possibilita' di questo tipo di spostamenti: ''Esistono sicuramente numerosi versioni dell'universo, noi viviamo in una di queste e non si puo' escludere di vedere apparire qualcuno da un'epoca diversa dalla nostra''.
Al convegno parleranno anche alcuni specialisti in 'wormhole', i tunnel nel tessuto connettivo dell'universo che potrebbero diventare i 'portali' (secondo alcune teorie) dei viaggi nel tempo. Alcuni siti Internet offrono a chi crede nella possibilita' di questo tipo di viaggi alcune interessanti opportunita'. Il sito 'Time Travel Fund' promette, in cambio di un versamento 'una tantum' di dieci dollari, la possibilita' di essere prelevati dall'epoca attuale e portati nel futuro.
''Se tra 500 anni sara' possibile viaggiare nel tempo i vostri dieci dollari, grazie all'interesse composto, varranno una fortuna (circa 40 miliardi di dollari) - spiegano i responsabili del fondo - ci impegnamo a pagare un viaggiatore nel tempo per tornare indietro e prelevarvi dall'epoca attuale evitando cosi' la morte''.
Il fondo puo' essere aperto anche a nome di un'altra persona ma dovra' essere un familiare: ''Non vogliamo ritrovarci con Adolf Hitler in futuro''.
Blog scritto da Gabriella Foglisu galluzzo.it
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11:11:40 AM ;
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All'inizio dell'estate del 1968, un gruppo di archeologi, sotto la direzione di V.Tzaferis, scoprì quattro tombe incise nella roccia a Giv'at ha-Mivtar (Ras el-Marasef) immediatamente a nord di Gerusalemme presso il Monte Scopus, ad ovest della strada per Napluso. La data delle tombe, rivelata dalle ceramiche al sito, spaziava dal II secolo a.C. al 70 d.C.
Queste tombe di famiglia dotate di camere laterali, incise nella soffice roccia calcarea, appartengono al cimitero ebraico del tempo di Gesù che si estende da Monte Scopus ad est alle tombe del Sanhedriya a nord-ovest. (segue...)
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10:44:57 AM ;
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Giovedì, 28 aprile 2005
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L'Agendina Spirituale curata da Massimo D'Onofrio.
Seguendo il suggerimento dei miei lettori, ecco resa pubblica l'agenda delle attività spirituali di cui vengo a conoscenza in Ticino, in Svizzera o nella vicina Italia!
http://ical.mac.com/mdonofrio/Spirituality
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4:26:18 PM ;
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Nella foto a lato: Grillo davanti al Tribunale di Roma
Il comico davanti al giudice civile: è accusato di diffamazione
L'azienda della famiglia Berlusconi vuole 500 mila euro
Grillo-Fininvest, show in aula
"Prescrizione anche per me"
di MARINO BISSO
ROMA - "Confido almeno nell'attenuante. Se Berlusconi ha preso la "corruzione semplice" perché il giudice era già stato corrotto prima, spero almeno che a me venga contestata una "diffamazione semplice" perché la Fininvest era già stata diffamata. Le cose che ho scritto sono state sostenute da commentatori autorevoli. Quindi con l'attenuante avrei diritto alla prescrizione del reato. Spero nella legge Previti...". Lo show fuori programma di Beppe Grillo va in scena al tribunale civile delle capitale, nella bolgia del diritto romano, tra ex coniugi in attesa di divorzio e litigi di condominio. Davanti al giudice Angela Salvio, aula 117, il comico genovese, che stringe in pugno un cornetto rosso, è accusato di diffamazione.
In un articolo su "Internazionale", Grillo avrebbe disonorato la Fininvest facendo riferimento a "fondi neri", al "falso in bilancio" e sostenendo che "lo scandalo Parmalat è emblematico di un capitalismo italiano reso opaco dai conflitti d'interesse". Un'analisi non gradita alla spa di famiglia del premier Berlusconi che vuole 500 mila euro per "la reputazione offesa".
"Ci sono rimasto un po' male, vogliono solo 500 mila euro - sorride ma con amarezza il comico ligure - . Del resto è il prezzo che si paga per poter scrivere cose che si dovrebbero leggere sui mezzi d'informazione. Ma se non scrivono i giornalisti, sempre più ogm, dobbiamo metterci in gioco noi. Certe cose le riescono a far passare persone come Zanotelli, don Ciotti e qualche cantante rock". Poche battute e il corridoio del tribunale si trasforma in un palcoscenico.
Accanto a Grillo c'è l'avvocato Giuseppe D'Ippolito. "Loro hanno decine di avvocati. E anch'io non scherzo: a difendermi c'è Pino che è il principe del foro di Lamezia Terme e poi c'è mio nipote penalista di Genova. Mi dispiace solo far perdere tempo a così tante persone e al giudice che ha cose più importanti a cui pensare che non un articolo sulla Fininvest. Ma alla "Finanziaria Investimenti" ci sono tanti ragazzi simpatici. E se vogliono cancellare la libertà di satira, con questo articolo rischio l'ergastolo". Allora potrebbe accettare una conciliazione e chiudere la causa? "Sì, certo, se mi vengono a dire che si sono sbagliati. Ciò che ho scritto non è da diffamazione è un articolo dove si parla di bilanci fasulli, oggi li fanno tutti. The Economist ha scritto le stesse cose ma non è stato querelato".
L'udienza davanti al giudice Salvio termina con un rinvio. Ma il monologo di Grillo prosegue per le scale. "C'erano gli avvocati della controparte: due bravi ragazzi, dispiaciuti, del resto sono miei fan. Sono tranquillo e vado avanti. Prendere per il culo il potere è uno stimolo per la democrazia. Ma in questo mondo tutto è rovesciato. Le cose serie orami le dicono i comici. Dopo i miei spettacoli la gente mi bacia e piange come se fossi Benedetto XVI. Ma io semmai sono Maledetto II". L'articolo sotto accusa ora verrà letto dal comico a Eco Radio ed è pubblicato sul blog www. beppegrillo. it.
"Solo Internet ci salverà. - incalza lo showman genovese - La rete è il futuro, qui trovi ancora persone civili che per dire una parolaccia scrivono "c.. o". Per questo voglio nascere con l'e-mail e non più col codice fiscale. A proposito c'è ancora il ministro per le innovazioni tecnologiche Stanca? Sì? Benissimo! Così torneremo al paleolitico...".
MAX: ogni commento mi sembra superfluo!
max ;-)
http://www.maxlog.ch
3:24:59 PM ;
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A due anni di distanza dalla prima conferenza su argomenti spirituali organizzata al Centro Congressuale del Monte Verità di Ascona ieri sera ho avuto modo di parlare al direttore del Centro dell'idea avuta a suo tempo passeggiando per i sentieri del Monte e maturata durante una breve vacanza in Grecia. Si tratta di un coraggioso progetto con importanti ricadute culturali e spirituali, ma anche turistiche ed economiche, per la nostra regione.
Quando ci si trova in prossimità del Monte Verita' le sincronicità vengono inevitabilmente al pettine ed è quindi con ebrezza piu' che stupore che, tornato a casa dopo la bella serata al Centro Congressuale, scopro che il prossimo 30 gennaio 2006 la fiamma olimpica passerà da Lugano diretta a Torino.
Forse la nostra generazione non s'immagina che un tempo si doveva mantenere viva una fiamma tutti i giorni e tutte le notti poichè l'accensione di un fuoco era un'operazione altamente aleatoria e senza il fuoco era pericoloso e difficile vivere.
Quello che ancor meno persone possono immaginare è che anche ai nostri giorni esista una persona responsabile di non fare MAI spegnere un fuoco. Esiste invece, ed è chiamato il "Guardiano del Fuoco". Stiamo parlando naturalmente del fuoco olimpico che, proprio ad Olimpia in Grecia, arde ormai da molti anni e viene trasportato con un aereo speciale nei quattro angoli del globo per simboleggiare lo spirito che sta alla base delle Olimpiadi.
Un business multi-milionario su scala planetaria che pero' è utilissimo alla divulgazione di una sapienza che tutti vorremmo ritrovare negli stadi del mondo e nel fair-play sportivo come metafora di vita in comune.
Il parallelismo è semplice: come per la fiamma olimpica, il Monte Verità necessita di un Guardiano che vegli sull'integrità morale e spirituale di questo patrimonio dell'umanità. E questo in preparazione all'importante ed auspicabile sforzo divulgativo sulle proprietà energetiche del Monte stesso. Due simboli necessari a rendere visibile l'energia attraverso il Monte ed il suo Guardiano. Proprio come il Guardiano della fiamma che rende visibile lo spirito olimpico.
Facciamo rinascere degnamente la nostra fucina delle utopie! Smettiamola di illuderci che con i compromessi dettati dalla sola logica congressuale riusciamo a fare rivivere uno spirito che era tutto cuore e coraggio. Forse all'inizio ci saranno i neo-a-culturati che grideranno ancora: BALABIOTT! Ma sono certo che in breve tempo si riuscirebbe ad attirare sul Monte una moltitudine di persone in cerca di una ricarica naturale, nuove ispirazioni e spunti di ricerca interiore.
Massimo D'Onofrio
PS. Se siete scettici, vi invito a fare una passeggiata per i sentieri del Monte Verità ed a riportare qui le vostre impressioni. Attenzione, i sentieri sono asfaltati e percorribili anche in carrozzella, ma a tratti abbastanza ripidi.
Guarda la def. wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Fiamma_olimpica
2:14:02 AM ;
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Commento a caldo di ritorno dal Monte Verità:
La conferenza è stata magistralmente condotta dall'antropologa Silvana Martuscelli. Silvana è guidata da una grande ed evidente passione per le sorti di quei popoli (ndr dell'Ecuador) a tutto vantaggio della presentazione che ha calamitato le attenzioni di tutti.
Degna di nota la coreografia didattico-simbolica e multimediale di genuina fattura. Intelligente ed appropriato l'esempio di "democrazia consensuale" adottato per far evolvere la discussione in un crescendo di interesse collettivo, appagato sul finale della serata rispondendo e commentando punto per punto le varie tematiche nate nel gruppo.
Oltre ai ricchi contenuti informativi, i fortunati partecipanti si sono cosi' ritrovati in una sorta di "psicoterapia di gruppo" che meglio di tante parole avrà fatto capire quello che gli Sciamani amerindiani sanno donare al mondo. Aiutiamoli ad aiutarci mi sembra riassumere il senso di questa bella serata. Grazie di cuore!
max ;-)
1:12:40 AM ;
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Martedì, 19 aprile 2005
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Abbiamo un nuovo Papa!
Non nascondo che per anni ho sempre criticato duramente gli interventi del Cardinale Ratzinger, teologo militante che spesso ai miei occhi contrastava con cio' che Giovanni Paolo II esprimeva, e cioè l'Amore al di sopra di ogni dottrina.
Ma sono convinto che lo Spirito Santo, quell'Amore totale che ha sempre guidato Karol, mostrerà anche al nostro nuovo Papa la giusta strada da seguire. Ora è finalmente libero dallo scomodo ruolo di paladino della dottrina e non mi stupirebbe se trovasse una nuova ispirazione e dei nuovi significati per il suo pontificato.
L'augurio è quello che contribuisca alla crescita spirituale mondiale, accompagnando e guidando lungo il cammino tutti gli uomini che credono nell'Amore verso un solo coro.
Sii faro, caro Joseph, ne abbiamo tutti tanto bisogno.
Massimo D'Onofrio
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11:48:14 PM ;
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Domenica, 3 aprile 2005
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Nella notte appena trascorsa, verso le 21.30 è terminato il calvario di Giovanni Paolo II. Questo Grande Uomo ha saputo essere Faro per l'umanità, credente o meno nella fede Cattolica Cristiana, ed è per questo motivo che viene oggi lodato in tutto il mondo come Giovanni Paolo il Grande!
Oggi è tempo di lutto ma la certezza nel nostro cuore è che tanta purezza di spirito Lo abbia già portato alla casa sel Padre. Questo Faro continuerà a brillare per tutti noi, come altri illustri uomini dal cuore immenso: Madre Teresa di Calcutta, Ghandi, Il Dalai Lama, Maometto, ...
Ora tutti i leader del mondo si affannano nella propaganda e ricordano il Papa in linea con le loro scelte, ma spesso non è stato cosi'. Basti ricordare la condanna forte e dura contro la prima e la seconda guerra del golfo, per far suonare ridicolo l'intervento di Bush e consorte di qualche ora fa' riportato dalla CNN.
Non scordero' mai i numerosi episodi di scontro a distanza tra le affermazioni del Papa e le correzioni del Cardinale J.Ratzinger: "Non è vero che un non-Cristiano possa entrare in Paradiso!" Adesso ci vogliono fare ricordare Giovanni Paolo come un tradizionalista, ma in realtà è stato un innovatore, un trascinatore ed un vero leader carismatico. Ha mostrato al mondo un esempio di devozione molto aperta, una nuova gioventu' spirituale che i discepoli di Gesu' dovrebbero fare loro e riproporre come Nuova Alleanza.
La grande eredità di Giovanni Paolo II, secondo me, è il Concilio Vaticano II che erge de-facto Assisi a nuovo Centro Mondiale delle Religioni, dando una risposta ed un senso veramente universale al bisogno di spiritualità dell'uomo moderno.
Solo Lui poteva dare un senso così completo al Concilio, e credo che ci sia riuscito egregiamente. Non scordiamoci che la Chiesa è costituita da uomini, non da dogmi millenari immutabili, ed auguriamoci che questo processo di apertura continui anche grazie al prossimo Papa.
In cuore mio vorrei vedere Sacerdotesse e famiglie composte anche da preti cattolici e mogli laiche, o viceversa. Non mi scandalizza per niente l'immagine di Gesù sposato e spero di vedere un giorno un Papa donna. Inoltre mi piacerebbe che finisse l'accanimento contro il preservativo, anche se ritengo giusto promuovere la fedeltà nella coppia.
Massimo D'Onofrio
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7:00:20 PM ;
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Sabato, 19 febbraio 2005
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ATTENZIONE - CLICCARE SUL TITOLO DEL BLOG PER L'IMMAGINE INGRANDITA !!
Per molti studiosi e storici dell'arte, l'Ultima Cena è il dipinto più importante del mondo. Nel Codice da Vinci, Dan Brown evidenzia alcuni possibili contenuti simbolici all'interno del dipinto quando, a casa di Leight Teabing, Sophie viene a sapere che Leonardo ha codificato un grande segreto nel suo capolavoro.
L'Ultima Cena è un affresco dipinto su una parete del refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano (v. link del titolo). Persino al tempo di Leonardo era considerato la sua opera migliore e più famosa. Il dipinto murale venne realizzato tra il 1495 ed il 1497, ma nel giro di vent'anni iniziò già a deteriorarsi, stando a resoconti dei contemporanei. Misura 880x460 cm ed è stato realizzato con uno spesso strato di tempera all'uovo su intonaco asciutto.
Il tema del dipinto è il momento in cui Gesù ha appena annunciato che uno dei suoi discepoli lo tradirà. L'identità dei singoli Apostoli è un argomento molto discusso, ma in base alle iscrizioni apposte sulla copia del dipinto che si trova vicino Lugano, e più precisamente a Ponte Capriasca, si tratta, da sinistra a destra, di: Bartolomeo, Giacomo minore, Andrea, Giuda, Pietro, Giovanni, Tommaso, Giacomo maggiore, Filippo, Matteo, Taddeo e Simone Zelota.
NB. come appena accennato, una delle circa 70 copie conosciute del famoso affresco dell'ultima cena nella regione insubrica si trova vicino a Lugano, nella chiesa di Ponte Capriasca ed è perfettamente conservata. Buona ricerca!
Leonardo da Vinci sembra sia stato un membro del Priorato di Sion - società segreta fondata nel 1099 ed ancora esistente. Nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets, in cui si forniva l'identità di numerosi membri del Priorato, compresi sir Isaac Newton, Botticelli, Victor Hugo e Leonardo da Vinci.
Questo fatto ha ispirato Dan Brown a scrivere il suo bestseller "Il codice da Vinci", nel quale, facendo riferimento all'Ultima Cena, si evidenziano vari simboli in contrapposizione alla tradizione cattolica cristiana, come messaggio celato espressamente dal Maestro per chi ne sapesse cogliere il significato. Leonardo svela in effetti cos'è il GRAAL.
Vediamo per esempio che nell'affresco figurino tanti bicchieri contenenti del vino, e non un solo calice che sarebbe passato di mano in mano tra i dodici apostoli.
Ma ben più importante, notiamo che alla destra di Cristo, nel posto d'onore, figura una bella donna, la Maria Maddalena, che forma tra i loro corpi una chiarissima "V", simbolo ancestrale della femminilità. Il Graal è letteralmente l'antico simbolo della femminilità ed il Santo Graal rappresenta il femminio sacro e la dea. Questo significato è andato però perduto con l'avvento del cristianesimo ma si è tramandato attraverso l'Arte.
Ecco uno degli argomenti che l'autore del libro porta a dimostrazione delle sue teorie.
Per vedere fin nei minimi dettagli il capolavoro di Leonardo, vi vinvito a cliccare sul titolo che vi porterà nel magico mondo della Realtà Virtuale Zoomify. Questa tecnologia, propone una piccola parte dell'immagine originale alla volta (streaming) e così si potranno ammirare dettagli che sarebbero improponibili online. Zoomify funziona sia con JAVA che con QTVR medium e fullscreen. Consiglio di visitare il famoso portale della realtà virtuale che ho co-creato agli inizi del nuovo millennio con 2 amici, chiamato http://www.vrway.com per scoprire altre fotografie affascinanti.
Massimo D'Onofrio
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12:29:33 PM ;
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Mercoledì, 9 febbraio 2005
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OROSCOPO CINESE per il 2005 - L'ANNO DEL GALLO
Dal 9 Febbraio 2005 al 28 Gennaio 2006
Caratteristiche GENERALI dell'anno della GALLO:
E' un anno all'insegna dell'ottimismo. Tuttavia sarà bene prestare
molta attenzione al fatto che si può trattare di un ottimismo, se non
immotivato, almeno un pò eccessivo. Le prospettive di successo,
pur presenti non sono però tali, in questo periodo, da giustificare
delle troppo facili euforie, poiché n genere questo è un anno in cui
tutto ciò che arriva lo si ottiene con molta fatica. Occorre prudenza,
evitando soprattutto di cadere nel tranello dei progetti grandiosi o
delle speculazioni rischiose. Senza dubbio si dovranno compiere sforzi
importanti, ma non bisogna aspettarsi risultati favolosi.

INFLUSSI SU TUTTI GLI ANIMALI DELLO ZODIACO CINESE:
TOPO
Anni del TOPO: 1936 - 1948 - 1960 - 1972 - 1984 - 1996 - 2008.
E' un anno in cui saranno possibili dei piacevoli imprevisti, le cose
vanno bene, continua consolidandosi il periodo favorevole iniziato
con l'anno scorso. Ricordati che nella vita c'é sempre qualcosa da
fare, è il momento giusto di dedicarsi alle cose lasciate in sospeso.
Adoperando bene il tuo tempo puoi mostrare che cosa sei capace
di fare. Sarà un anno fortunato anche nell'amore, all'insegna della
serenità e gioia.
BUFALO
Anni del BUFALO: 1937 - 1949 - 1961 - 1973 - 1985 - 1997 - 2009.
Un anno propizio, le cose tendono ad andare per il giusto verso, e
sarà possibile impostare dei programmi anche a lunga scadenza.
saranno favorite tutte le operazioni di riordino e riorganizzazione
di tutto ciò che in precedenza non aveva un giusto assetto. Sarà
un anno molto attivo, dovrai soltanto essere te stesso per vivere in
armonia. Momenti appassionanti in amore, molta gioia e felicità.
TIGRE
Anni della TIGRE: 1938 - 1950 - 1962 - 1974 - 1986 - 1998 - 2010.
E ' un anno non privo di contrasti, se riuscirai a non farti dominare
dall'ansia, e da una eccessiva tendenza ad entrare in agitazione,
potrai superare le difficoltà e trovare sempre la soluzione ai tuoi
problemi. Non è un anno favorevole ai cambiamenti, ma controlla
bene i dettagli di ciò che fai, perché sono importanti sia nel lavoro
sia nei sentimenti. Puoi ricevere aiuti dai nuovi amici.
LEPRE o (GATTO)
Anni della LEPRE: 1939 - 1951 - 1963 - 1975 - 1987 - 1999 - 2011.
Un anno difficile, corri il rischio di lasciarti sommergere da tutta
una serie di difficoltà e di impedimenti. Dovrai puntare tutto sulla
tua autostima e fermezza. E' bene che eviti decisioni affrettate e
che rinunci a tutto ciò che ti può condurre lontano dal tuo stile di
vita. Sarà nonostante tutto, un anno buono per lavorare. Attento a
non confondere il tuo desiderio di essere amato con il successo.
DRAGO
Anni del DRAGO: 1928 - 1940 - 1952 - 1964 - 1976 - 1988 - 2000.
Sarà un anno di grandi soddisfazioni, di eventi fortunati, di buon
successo economico. Oltre a tutto ciò, potrai contare su una vita
famigliare serena. In questo periodo non sono previste difficoltà
di sorta. E' possibile che ti passino per la testa idee fantasiose e
desideri che non rispecchiano la realtà, se riesci a concentrarti,
a non correre troppo e a vivere senza ansie, potrai trascorrere un
periodo meraviglioso al fianco del tuo partner.
SERPENTE
Anni del SERPENTE: 1929 - 1941 - 1953 - 1965 - 1977 - 1989 - 2001.
Un altro anno molto favorevole, è un periodo di raccolta dei frutti
delle fatiche precedenti. Il panorama, assai roseo, può essere un
pò turbato soltanto da qualche passeggera crisi depressiva. La
pazienza e perseveranza di cui dai sempre prova sta per ricevere
una ricompensa economica e morale. Anno positivo anche per la
vita affettiva, vivrai periodi di improvviso entusiasmo.
CAVALLO
Anni del CAVALLO: 1930 - 1942 - 1954 - 1966 - 1978 - 1990 - 2002.
E' un periodo abbastanza positivo, non mancheranno i fastidi e i
contrattempi, ma complessivamente sei in grado di trovarti a tuo
agio e di dar vita alle tue iniziative. Dovrai mettere alla prova la tua
pazienza, che non è molta. Prendi le cose con calma, preoccupati
dei dettagli e concludi i tuoi lavori. Ti meraviglierai di quante cose
riuscirai a portare a termine.
CAPRA O (PECORA)
Anni della CAPRA: 1931 - 1943 - 1955 - 1967 - 1979 - 1991 - 2003.
L'anno è ricco di buone opportunità, potrai ottenere molti risultati
positivi, ma devi però fare le cose con coscienza e il risultato sarà
soddisfacente. Potrai divertirti più del solito in questo periodo, nel
quale tendi anche a spendere troppo. Sarà un anno stupendo per
agire nell'ambito famigliare, le radici nella tua vita hanno sempre
avuto grande importanza.
SCIMMIA
Anni della SCIMMIA: 1932 - 1944 - 1956 - 1968 - 1980 - 1992 - 2004.
Anno discreto, le tue ambizioni possono diventare realtà concrete,
ma dovrai dare prova della tua capacità di adattamento, poiché
avrai a che fare con delle situazioni un pò anormali, ti troverai per
esempio, a trascurare gli affetti per poter adempiere al meglio ai
tuoi impegni. Godrai di uno stato d'animo positivo e aperto, non
trascurare le relazioni personali e famigliari.
GALLO
Anni del GALLO: 1933 - 1945 - 1957 - 1969 - 1981 - 1993 - 2005.
Anno abbastanza buono e positivo, ricco di promesse e di voglia
di dimostrare quali sono le tue qualità. La ripresa, dopo il difficile anno
della Scimmia è assicurata. Puoi iniziare un lavoro che ti farà
dare il meglio di te. Avrai la possibilità di accrescere la fiducia in
te stesso, di vincere le paure e fare cose nuove. E' possibile che si
risveglino in te sentimenti nuovi e che nascano nuove amicizie.
CANE
Anni del CANE: 1934 - 1946 - 1958 - 1970 - 1982 - 1994 - 2006.
E' un anno un pò insicuro e incerto. Dovrai affrontare un numero
considerevole di impedimenti e di malintesi. Non è un anno adatto
per programmare o attuare dei progetti. Cerca di non sprecare
tempo e sfrutta le occasioni, non lasciarti vincere dallo sconforto,
cerca di trovare l'equilibrio interiore e valuta bene le circostanze.
Occorre un atteggiamento di paziente attesa.
CINGHIALE
Anni del CINGHIALE: 1935 - 1947 - 1959 - 1971 - 1983 - 1995 - 2007.
Ecco un anno molto faticoso, grosse difficoltà e ostacoli sbarrano
il tuo cammino. Soltanto a prezzo di molti sforzi potrai evitare che
la tua attività subisca un pericoloso arresto. Sarà comunque un
periodo di notevole produttività se agirai con calma e se farai le
cose con l'abituale attenzione. Approfitta di quest'anno del Gallo
per conoscerti e conoscere l'ambiente che ti circonda.
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>keywords: soul, spirituale, spirituality, exploration, holistic, healing, jung, lugano, switzerland, swisspresence, edizioni >submit by: Massimo D'Onofrio [maxlog: the common sense in spiritual matters]
10:50:28 AM ;
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Martedì, 25 gennaio 2005
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Il Sistema Shamay è una raccolta sistematica di conoscenza, di metodi ancestrali e contemporanei, di diverse culture dell'umanità. Tenendo come base la cultura andina, origine del creatore di questo sistema.
La parola Shamay proviene dal dialetto quechua e significa MEMORIA, più precisamente proviene dalla parola Shamay Yuyai, che significa l'Anima degli Avi. Inoltre, la parola assomiglia a Sciamano, che genera Sciamanismo, il principio base di questo sistema cognitivo.
Questo Sistema integra diverse componenti che permettono l'attivazione cosciente verso una forma di vita pratica, concreta, attenta e creativa. Questo insieme di elementi, arti ed esercizi sono il sunto dell[base ']esperienza diretta del creatore del sistema che viene proposto come un tassello nella lunga ricerca spirituale personale.
Il convincimento alla base rimane che ogni nuova generazione debba proseguire il cammino di crescita verso il risveglio della coscienza e la riscoperta della propria anima.

Con Il Ritorno dell'Uomo Rosso, le Edizioni Swisspresence inaugurano una nuova collana che si prefigge di farvi scoprire un approccio antico ma tornato di grande attualità in questi tempi di inizio millennio.
Atawallpa Makarios Oviedo, Indiano delle Ande equatoriali, lontano discendente degli Incas, ha girato l'America latina per intervistare cinque Sciamani considerati dal loro popolo come uomini di conoscenza: Alberto Tajxo (Ecuador), Aurelio Diaz (Mexique), Domingo Diaz Porta (Venezuela), Luis Espinoza Chamalu (Bolivia), Vidal Sanchez (Peru), ed Inocente Morales Teutli (Messico). Oggi è diventato uno sciamano guaritore e dopo aver creato un centro di cure a Quito, gira il mondo per trasmettere il suo sapere.
Presto sarà anche in Ticino ed in Italia. In queste pagine troverete le date ed i luoghi delle conferenze e potrete comandare le copie dei libri e riservare il vostro posto per i seminari.
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6:57:36 PM ;
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Venerdì, 24 dicembre 2004
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Buon Natale ed un 2005 pieno di soddisfazioni.
max ;-)
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2:18:37 PM ;
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Venerdì, 17 dicembre 2004
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Seguendo il suggerimento dei miei lettori, ecco resa pubblica l'agenda delle attività spirituali di cui vengo a conoscenza in Ticino,
in Svizzera o nella vicina Italia!
http://ical.mac.com/mdonofrio/Spirituality
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1:45:15 AM ;
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Pochi conoscono il progetto PEAR che si svolge ormai da 20 anni presso la prestigiosa Università di Princeton. Si vuole studiare se la coscienza umana e la forza di volontà abbiano o no influsso sulla realtà fisica. Indovinate che risultato è stato certificato dagli ormai migliaia di esperimenti tenuti in tutti questi anni: ebbene si è certificato che sotto la legge dei grandi numeri, e cioè con le stesse premesse che sono alla base della Fisica Quantistica (infinitamente piccolo - subatomico) la forza di volontà umana ha un significativo influsso sul mondo fisico!
Mica poco come risultato, vero? Vi invito a visitare il sito dell'Università cliccando sul titolo di questo articolo e leggervi i vari trattati in Inglese. Sono molto interessanti se non siete completamente a digiuno di statistica!
Mi vengono in mente due pensieri:
a) dagli albori dell'umanità si intuiva questa facoltà umana, è mai possibile che si sia studiato solo ora in modo scientifico l'argomento? Perchè la scienza accademica snobba e classa come tabu' argomenti tanto importanti? La presunzione di poter rispondere a tutto con la logica e la scienza, non ci starà forse rallentando un po' troppo?
b) visti gli eclatanti risultati scientifici di questi studi, come mai pochissime persone ne sono al corrente ed i media non ne parlano per niente? E' così ridicolo il riconoscere la sapienza di antiche culture che nella loro ignoranza erano di fatto molto più evolute della nostra attuale super-tecno-logica?
Secondo me, è giunto il tempo di parlare di queste problematiche a tutti i livelli possibili ed in tutto il mondo, affrontando quel sapere quadrato ed egoistico che ci porterà altrimenti all'auto-distruzione.
La modestia intellettuale è un dovere di tutta l'umanità! E questo weblog vuole essere l'amplificatore di questo concetto. Aiutatemi nella divulgazione, se condividete questa visione!
Grazie, max ;-)
NB. una segnalazione particolare per Gaetano Conforto, che condivide appieno questa visione ed è attivo nel divulgare queste informazioni, facendone riferimento nella bibliografia del suo ultimo libro, che consiglio: www.gaetanoconforto.com
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1:41:37 AM ;
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La risposta terapeutica alla SAD (v. blog precedente) è la fototerapia, o terapia della luce, che agisce aiutando i pazienti a risincronizzare l'organismo con il ritmo luce-buio esterno. Riporta infatti la rivista italiana Quark#35 a pag. 137 che "La fototerapia a luce brillante è un trattamento sicuro ed efficace nel 70% dei casi e se combinata con lo sport, ha effetti sull'umore, soprattutto in chi soffre di SAD."
Ci sono voluti c.a. 100 anni alla scienza medica per convalidare ciò che sul Monte Verità (sopra Ascona, Svizzera) già si ipotizzava agli albori del XX secolo. I Bagni di Luce combinati ai Balli ed al movimento all'aria aperta nudi sotto il sole ed a una dieta vegetariana promettevano guarigione dai sintomi di quel mal di vivere che accompagna l'umanità fin dagli albori della sua esistenza.
Scherniti dai paesani della valle sottostante, si forgiò presto un termine dialettale "i balabiott" (coloro che ballano nudi) per definire questi pionieri del pensiero moderno!
Non si può certo negare che la nostra società abbia bisogno di riscoprire quell'Incanto e quel Mistero perso lungo la stretta via dell'Epoca tecnologica. Parlo di quel "mal di vivere" comune a tutta l'umanità, all'origine stessa di tutte le religioni e di tutte le filosofie, che dà un forte impulso anche alle medicine dette alternative, parallele, marginali o di confine.
Il caro Carl Gustav Jung, anch'esso frequentatore assiduo del Monte Verità in tempi a noi più vicini (v. ERANOS), è stato forse fra i primi a riscoprire queste origini lontane della sofferenza e del conflitto, con un approccio scientifico ha teorizzato e mostrato in termini comprensibili al mondo occidentale la via da seguire per una guarigione dalla polarizzazione degli opposti Bene e Male. Scopo dell'analisi in fondo è ridare il giusto ruolo al Diavolo, all'Ombra, al Male che è dentro di noi. Raggiungere un equilibrio tra coscienza ed inconscio significa riconoscere le nostre paure, iniziando forse proprio dal capire i messaggi che ci arrivano attraverso i sogni.
Il concetto del Diavolo, come Ombra, ciò in cui il paziente non si identifica e che anzi considera come un nemico da sconfiggere. L'equivoco che si presenta ad ogni inizio di terapia è sempre lo stesso: l'analista al contrario del confessore non dona apparente sollievo assolvendo i peccati del cliente, cercherà anzi di farli accettare dal paziente, con metodo e responsabilità.
La funzione trascendente del sogno permette quindi un dialogo tra l'Io e l'Inconscio, è un ponte tra i due mondi. Forse non l'unico, ma certamente molto efficace per menti estremamente razionali come quelle occidentali, poiché nel sogno perdiamo ogni controllo e mai ci è possibile decidere consciamente che sogno fare!
Ma qualche volta il sogno supera l'ambito personale e diventa collettivo, o archetipico come lo ha definito Jung. E questi simboli comuni a tutta l'umanità non sono forse un primo timido segnale di universalità, di comunione tra tutti gli uomini? La mia impressione è che stiamo superando quel tabù che separa la materia dallo spirito, la scienza dalla spiritualità. Non per niente lo stesso Jung parlava di eventi sincronicistici e si appassionò al Grande Libro delle Mutazioni, l' I:CHING. L'idea di poter divinare degli eventi sincronizzando la nostra attenzione su delle combinazioni apparentemente casuali di bastoncini o di monete che raggruppiamo o lanciamo ripetutamente davanti a noi, è così affascinante e così ai margini del pensiero razionale che non può che spaventare delle menti chiuse e inaridite dalla logica a tutti i costi.
Dietro alla filosofia Orientale, vi è da sempre un concetto molto forte: il necessario equilibrio tra Ying e Yang, tra due opposti che si completano l'uno nell'altro. E il nostro compatriota è stato tra i primi coraggiosi esploratori della mente a varcare con spirito veramente libero da preconcetti, un po' come Cristoforo Colombo, il nulla che immaginavamo alla fine del mondo conosciuto.
Invito quindi tutti ad esplorare i vari capitoli che trovate sulla destra di questo weblog, dove cercheremo di approfondire varie tematiche qui solo accennate.
max ;-)
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>keywords: soul, spirituale, spirituality, exploration, holistic, healing, jung, lugano, switzerland, swisspresence, edizioni >submit by: Massimo D'Onofrio [maxlog: the common sense in spiritual matters]
1:36:14 AM ;
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Seasonal Affective Disorder (SAD) - Il Disturbo Affettivo Stagionale
What is Seasonal Affective Disorder?
Some people suffer from symptoms of depression during the winter months, with symptoms subsiding during the spring and summer months. This may be a sign of Seasonal Affective Disorder (SAD). SAD is a mood disorder associated with depression episodes and related to seasonal variations of light.
SAD was first noted before 1845, but was not officially named until the early 1980[base ']s. As sunlight has affected the seasonal activities of animals (i.e., reproductive cycles and hibernation), SAD may be an effect of this seasonal light variation in humans. As seasons change, there is a shift in our [base "]biological internal clocks[per thou] or circadian rhythm, due partly to these changes in sunlight patterns. This can cause our biological clocks to be out of [base "]step[per thou] with our daily schedules. The most difficult months for SAD sufferers are January and February, and younger persons and women are at higher risk.
Symptoms Include:
regularly occurring symptoms of depression (excessive eating and sleeping, weight gain) during the fall or winter months.
Full remission from depression occur in the spring and summer months.
Seasonal episodes substantially outnumber nonseasonal depression episodes.
A craving for sugary and/or starchy foods.
Possible Cause of this Disorder:
Melatonin, a sleep-related hormone secreted by the pineal gland in the brain, has been linked to SAD. This hormone, which may cause symptoms of depression, is produced at increased levels in the dark. Therefore, when the days are shorter and darker the production of this hormone increases.
Treatments:
Phototherapy or bright light therapy has been shown to suppress the brain[base ']s secretion of melatonin. Although, there have been no research findings to definitely link this therapy with an antidepressant effect, many people respond to this treatment. The device most often used today is a bank of white fluorescent lights on a metal reflector and shield with a plastic screen. For mild symptoms, spending time outdoors during the day or arranging homes and workplaces to receive more sunlight may be helpful. One study found that an hour[base ']s walk in winter sunlight was as effective as two and a half hours under bright artificial light.
If phototherapy doesn[base ']t work, an antidepressant drug may prove effective in reducing or eliminating SAD symptoms, but there may be unwanted side effects to consider. Discuss your symptoms thoroughly with your family doctor and/or mental health professional.
For More Information:
Contact your local Mental Health Association, community mental health center, or:
National Mental Health Association
2001 N. Beauregard Street, 12th Floor
Alexandria, VA 22311
Phone 703/684-7722
Fax 703/684-5968
Mental Health Resource Center 800/969-NMHA
TTY Line 800/433-5959
Society for Light Treatment and Biological Rhythm
P.O. Box 591687
174 Cook Street
San Francisco, CA 94159-1687
http://www.websciences.org/sltbr
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>keywords: soul, spirituale, spirituality, exploration, holistic, healing, jung, lugano, switzerland, swisspresence, edizioni >submit by: Massimo D'Onofrio [maxlog: the common sense in spiritual matters]
1:34:06 AM ;
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Il tema centrale della serata lo si potrebbe riassumere in alcuni passaggi iniziali del grande filosofo - se consideriamo la FEDE come "apertura a qualcosa" (non ha oggetto) in contrapposizione alla CREDENZA che è un linguaggio interpretativo del mistero e che esprime una fede, allora potremo ben affermare che tutti gli uomini sono religiosi, hanno fede, dunque perchè distinguere in modo radicale X da Y, una religione da un'altra?
Bisognerebbe arrivare ad una fecondazione mutua tra X e Y, senza usare "preservativi" spirituali!
L'aneddoto per esprimere questo concetto è preso a prestito da Kant - se le colombe fossero solo un pochino più intelligenti, maledirebbero l'aria che fa' loro resistenza! - Ecco un esempio di uomo che non comprende come convertire questa "resistenza" in utili strumenti di vita.
Non assolutizziamo i mezzi, come le religioni, e cerchiamo di non prendere nulla in modo tragico, questa è la ricetta proposta da Panikkar per una vita gioiosa: più`ironia! L'Amore e la Conoscenza devono andare a braccetto, non basta il pensiero analitico da solo, come non basta l'assolutismo religioso da solo.
Attenzione a non assolutizzare il Male, ma anche non minimizzarlo, meglio sarebbe accettare anche la dimensione umana malefica. Superare questo baratro in noi è la chiave della saggezza!
Un esempio forte portato da Panikkar è quello dell'Alchimia che ha come scopo primario la conversione dell'umanità intera. L'uomo si sente incompleto, indegno, e tende naturalmente al convertire il mondo in cui gli tocca vivere in un luogo ideale. Stimolo alla conversione che se represso diventa sfogo pericoloso in altre cose (terrorismo, ecc.).
Forse gli occidentali sono troppo fatalisti e non vedono l'importanza del loro ruolo, la responsabilità di ultimarsi! E allora si tende facilmente a minimizzare il male (pensiamo alle invasioni, alle conquiste, ecc.) ma questo è sbagliato, come abbiamo già visto.
Ho cercato di riassumere i pensieri piu' importanti della serata. Spero siano di interesse ed invito ad una discussione o a dei commenti su questi argomenti.
max ;-)
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1:29:01 AM ;
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Conosciamo bene la nostra fragilità. E' facile dire belle parole, esprimere buone intenzioni, ma è difficile fare un passo schietto verso l'altro. Proviamo l'impressione che la società ci insegni un gioco di maschere e di parole, senza aiutarci a raggiungere l'intimo di noi stessi. Spesso chi si impegna in politica lo fa per se stesso o nell'interesse di una minoranza. Diciamo di non amare la politica come se fosse cosa riservata a degli specialisti o qualcosa di sporco. Tuttavia siamo esseri politici, appartenenti alla famiglia umana ed è nostro compito organizzare il pianeta come nostra polis, il nostro grande e comune villaggio.
Vivere come esseri politici rappresenta una sfida. Significa vivere come umanità nella stessa polis, nello stesso villaggio che si chiama Terra.
Per vivere in collettività, dobbiamo riconsiderare la dimensione politica della nostra esistenza. La politica costituisce una delle piu' alte espressioni del bene comune. Chi è chiamato ad esercitare responsabilità politiche ha la vocazione di assicurare il bene comune, di fronte alle nostre molteplici debolezze e alla nostra brama di possedere piu' dell'altro e di dominarlo.
Nel Vangelo ci è dato di leggere questa massima: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". E' il principio politco del villaggio umano. L'istanza politica ci educa allora a vivere in collettività, sucita l'amore verso noi stessi e verso il prossimo. L'esistenza di istituzioni a favore del bene comune nazionale ed internazionale è della massima importanza per la nostra sicurezza. Siamo invitati ad amare la politica come espressione della nostra collettività e come strumento per assicurare il benessere e la felicità comuni.
Ecco perchè ho deciso di entrare in politica.
Massimo D'Onofrio,
Consigliere Comunale di Muzzano, Ticino, Svizzera, nelle file del PPD (lista#1 - cand.#3). Per visionare il programma cliccare sul titolo di questo blog!
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1:25:50 AM ;
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Per coloro che s'interessano al nutrimento spirituale si è tenuta in Svizzera, a Basilea, il settimo congresso mondiale della medicina alternativa.
Durante 4 giorni si sono viste e ascoltate diverse personalità del campo.
Illustri psicologi, psichiatri, istruttori della mente, guaritori e sciamani si sono alternati sul palco per far conoscere ed illustrare la nuova tendenza, sempre piu diffusa, di associare alla medicina classica quella alternativa.
Non solo parole, test del prima e del dopo hanno dimostrato che i risultati sono comprovati da apparecchiature che misurano l'energia del corpo.
Molti i curiosi ma ancora di più le persone che già credono in questi metodi, si sono prestate agli accertamenti necessari per poter dimostrare scientificamente la validità o meno di tali metodi.
In particolar modo sui casi ritenuti "cronici o incurabili" dalla medicina classica,la medicina alternativa ha saputo dimostrare un'efficacia superiore al pur importante "effetto placebo".
Sono sempre di più coloro che invece di ricorrere tardivamente a queste cure una volta stabilito che non c'è più molto da fare con la medicina classica, vi si rivolgono in modo preventivo evitando così sofferenze inutili.
Anche da parte dei medici l'interesse verso questi metodi "naturali" cresce. Sono infatti molti i medici sia generici che specializzati che utilizzano queste opportunità per curare in modo "sinergico" i loro pazienti. Sia apprendendo personalmente le tecniche che inviando i loro pazienti da terapeuti alternativi.
In Svizzera, un trattamento "alternativo" è riconosciuto e rimborsato dalla maggior parte delle casse malati. Non è la stessa cosa in altri paesi europei.
Quanto si dovrà ancora attendere affiche tutti possano usufruire liberamente di questi trattamenti, o semplicemente perchè essi non siano catalogati come "pratiche", e pubblicizzati nel giusto modo per portarli a conoscenza del grande pubblico?
L'equilibrio tra interessi finanziari e interessi morali è delicato ma non impossibile.
Il fatto che il congresso si tenga proprio nella città sede di grandissime fabbriche chimico-farmaceutiche ne è un esempio lampante.
Adriana D'Onofrio, Reiki Master
Swisspresence dot com LTD
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1:21:20 AM ;
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Giovedì, 16 dicembre 2004
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Usernumber: 100927
PW: XXXXXX
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© Copyright
2005
Massimo D'Onofrio.
Last update:
17.6.2005; 21:28:35.
This theme is based on the SoundWaves
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